Casanuova di Nittardi, non solo arte: il Chianti Classico bello e buono

La bottiglia caratterizzata dalle etichette d'artista, e un vino che rispecchia il progetto di identità territoriale

05-02-2021
Presentata la nuova edizione di Casanuova di Nitta

Presentata la nuova edizione di Casanuova di Nittardi - Vigna Doghessa 2018, con le opere realizzate dall'artista tedesco Johannes Heisig

La bellezza salverà il mondo. Dopo un anno così difficile, che non ha bisogno di molti commenti aggiuntivi, questa frase riecheggia tra le mura della cantina Nittardi, che da sempre ha voluto unire la bellezza dell’arte a quella delle colline chiantigiane, tradotte poi in vino.

D’altronde non poteva essere altrimenti, grazie alle due grandi passioni di Peter Femfert, gallerista tedesco che si è innamorato della Toscana. Così nasce Nittardi, in quella antica dimora che è stata anche di proprietà di Michelangelo Buonarroti.

Léon Femfert nella cantina Nittardi

Léon Femfert nella cantina Nittardi

L’arte, la bellezza, è sicuramente il filo conduttore dell’azienda che tutti gli anni, fin dalla prima vendemmia, dedicata due opere d’arte originali per l’etichetta diversa e per la carta che avvolge le bottiglie del Casanuova di Nittardi, il Chianti Classico che è portabandiera aziendale.

«Il 2020 è stato un anno davvero molto difficile – racconta Léon Femfert, figlio di Peter, che di fatto si occupa dell’azienda in Toscana – Da un punto di vista economico, i primi 6 mesi sono andati molto male, ma abbiamo recuperato nella seconda metà dell’anno. Alla fine abbiamo contenuto le perdite nell’ambito di un -5% circa. Noi vendiamo il 90% all’estero e il rimanente in Italia: alla fine sono soddisfatto per le vendite negli Stati Uniti, in Asia e, ovviamente, in Germania».

La tenuta di Nittardi, in Toscana

La tenuta di Nittardi, in Toscana

Qualche cosa di buono, comunque, il 2020 l’ha lasciato: «Non possiamo lamentarci per la vendemmia, da un punto di vista della qualità – spiega ancora Léon Femfert – anche se, a livello di quantità, il Sangiovese ha prodotto un po’ di meno, mentre le varietà internazionali, in Maremma, hanno avuto una resa simile agli altri anni».

Nittardi, infatti, ha due “anime”: la prima è nel Chianti Classico, con tre referenze differenti; la seconda, invece, è in Maremma, dove vengono prodotti due vini rossi e un bianco.

Johannes Heisig ha realizzato “Oscura seduzione” per l'etichetta di Casanuova di Nittardi 2018

Johannes Heisig ha realizzato “Oscura seduzione” per l'etichetta di Casanuova di Nittardi 2018

Per quanto riguarda Casanuova di Nittardi, annata 2018, siamo arrivati alla 38esima edizione delle opere d’arte dedicate. «Quest’anno – racconta Léon Femfert – abbiamo avuto il contributo dell’artista tedesco Johannes Heisig, caro amico di famiglia, esperto di arte figurativa e reso famoso per alcuni ritratti. È venuto spesso in Toscana e così ha voluto creare queste due nuove opere. La prima, per l’etichetta, come titolo in italiano potrebbe essere tradotto in “Oscura seduzione”: si vede Bacco e sulla sua destra delle foglie di ulivo, che ricordano gli ulivi attorno alla casa. Al suo fianco una sibilla con un bicchiere in mano».

La carta-seta per rivestire la bottiglia, invece, si intitola “La vigna” e con tocchi di colore rappresenta proprio i colori della campagna toscana.

L'interpretazione della vigna secondo l'artista Johannes Heisig 

L'interpretazione della vigna secondo l'artista Johannes Heisig 

Per quanto riguarda il Casanuova di Nittardi – Vigna Doghessa, annata 2018, ci troviamo di fronte a un’annata che si presenta meglio della precedente 2017, che ha avuto delle oggettive difficoltà. «Non è né una Riserva, né una Gran Selezione – spiega Femfert – ma è il nostro vino bandiera, il più rappresentativo. Quello che ci distingue e che a nostro parere rappresenta meglio il territorio».

In effetti è un Chianti Classico molto pulito, dove il Sangiovese ben si esprime anche su note floreali e fresche, ma che poi lascia spazio a una frutta rossa piacevole e non aggressiva, per chiudersi con un tocco di speziatura e a quell’accenno di fumée determinato dai 15 mesi in legno. In bocca ha già un buon equilibrio, ma il tannino è ben presente e incisivo: piacevolissimo fin da subito, probabilmente ancora di più tra qualche anno.

Léon Femfert guarda al futuro

Léon Femfert guarda al futuro

E il futuro? «Per ora abbiamo sei vini – conclude Femfert – e non ne vogliamo fare troppi. La nostra idea è quella di arrivare a realizzare, in Maremma, anche un Vermentino un po’ più complesso: adesso stiamo sperimentando con alcune anfore, ma al momento non siamo ancora convinti di metterlo in commercio. Vedremo, in futuro…».


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