Le Fornaci Lugana, l'ultimo nato di Tommasi Family Estates

L'epopea della famiglia, partita nel 1902 dalla Valpolicella Classica. E le novità recenti dell'ambizioso progetto gardesano

07-09-2020
Pierangelo, Giancarlo e Piergiorgio Tommasi, quar

Pierangelo, Giancarlo e Piergiorgio Tommasi, quarta generazione di Tommasi Family Estates

Famiglia è dove si mettono le radici per farle crescere. Orgogliosamente e tenacemente insieme. Proprio l'amore e la passione hanno trasformato il progetto vinicolo di Giacomo Battista Tommasi iniziato nel 1902 su un piccolo terreno a Pedemonte, nel cuore della storica Valpolicella Classica, a nord-ovest di Verona tra i monti Lessini e il lago di Garda, in una realtà internazionale.

Dal 1997 la quarta generazione della Tommasi Family Estates ha mantenuto inalterati il rispetto per le tradizioni, il territorio e l'ambiente ma ha saputo guardare avanti, affidandosi a investimenti tecnologici importanti, aprendosi a nuovi mercati (non solo Europa, ma anche Nord America ed Asia) e acquisendo altre 5 tenute, in territori d'eccellenza vinicola: due in Toscana (Podere Casisano a Montepulciano e Poggio al Tufo in Maremma), una in Oltrepò Pavese (Tenuta Caseo), una in Puglia (Masseria Surani) e l'ultima, nel 2016, in Basilicata (Paternoster) per un totale di 570 ettari vitati, 3 milioni di bottiglie e circa 30 milioni di fatturato annuo.

Nove cugini vitali, intraprendenti e in sinergia. Capaci di discutere ma di trovare sempre il miglior punto d'incontro «perché – come ha spiegato Pierangelo Tommasi, direttore esecutivo – dentro ogni nostra bottiglia il cliente deve trovare sempre quanto scritto sull'etichetta. Senza trucchi e senza inganni». Giancarlo Tommasi, l'enologo della famiglia, incalza: «Il nostro obiettivo è fare vino perché venga bevuto e la bottiglia finita, ma nella consapevolezza che, per centrare il traguardo, dobbiamo dare il meglio in ogni passaggio della lavorazione. Abbiamo investito molto in tecnologia, siamo in continua evoluzione ma è l'uomo, e solo lui, che deve capire come e quando agire. Il nostro lavoro non ha orari né giorni liberi, sperando sempre che il meteo non ci rovini la festa».

Una famiglia che instancabilmente “coltiva” progetti, l'ultimo dei quali punta a  valorizzare il Lugana doc ed il suo territorio, il lago di Garda: «Le Fornaci Lugana Doc è un vino fortemente voluto dalla mia famiglia – sottolinea Giancarlo -, un vino bianco inconfondibile e rigoroso. Vogliamo che diventi uno dei simboli vincenti della nostra produzione, così come lo è l'Amarone 1902».

Cantina Tommasi, Valpolicella

Cantina Tommasi, Valpolicella

Le Fornaci Lugana Doc

Le Fornaci Lugana Doc

La Tommasi Family Estates aveva inizialmente puntato su un vigneto di 5 ettari, chiamato Le Fornaci (denominazione poi mantenuta in etichetta), a Desenzano del Garda, nei pressi di San Martino della Battaglia. Nel 2013 sono stati fatti ulteriori investimenti, tutti nel Comune di Desenzano. Così oggi la Tenuta Le Fornaci si compone di tre vigneti principali dislocati in differenti aree del Lugana doc per un totale di 45 ettari: due parcelle nell’entroterra e una più grande verso il lago di Garda, alle porte di Sirmione.

Tutti i vigneti sono stati completamente impiantati con il solo vitigno tipico, la Turbiana, con il sistema guyot, ad alta densità d'impianto (5 mila ceppi per ettaro). Il progetto Le Fornaci Lugana Doc è stato avviato nel 2016 con 100 mila bottiglie su 15 ettari in produzione, ma gradualmente è stata alzata l'asticella. L'ultima annata, quella del 2019, si aggira intorno alle 350 mila bottiglie per 40 ettari in produzione.

«Sorseggiando Le Fornaci Lugana Doc 2019 senti la dolcezza del nostro lago – spiega l'enologo – . La vendemmia l'abbiamo fatta a macchina dall'una di notte a mezzogiorno per sfruttare al meglio l'escursione termica, preservando così il più possibile profumi ed aromi. Cinque ettari li abbiamo invece vendemmiati manualmente e poi uniti, ricavandone un'espressione aromatica più intensa ed una maggiore sapidità».

In effetti Le Fornaci Lugana 2019 è un'ottima esperienza sensoriale: alla vista si presenta in un giallo intenso e brillante, all'olfatto è fruttato e fragrante su note di frutta tropicale e pompelmo, mentre al gusto è secco ed armonico, con un finale che richiama la mandorla. Servito alla temperatura di 10-12°C, può davvero essere il bianco ideale che ti accompagna per una cena intera, esaltando in particolare le preparazioni a base di pesce, ma rivelandosi un ottimo sparring partner con risotti, primi piatti saporiti e carni delicate.

Noi lo abbiamo testato con successo in due menù al profumo di lago: al ristorante La Speranzina a Sirmione del Garda con la brigata guidata da Fabrizio Molteni, di cui ci ricorderemo, soprattutto, il Risotto Garda dop con jus di tinca, capperi, limone ed olio extravergine ed un luccioperca “à la poele”, rifinito con zucchina in glassage al burro e salsa al vino rosso. Con lo stesso vino, qualche chilometro più in là, abbiamo applaudito la grande inventiva di Mattia Meneghello che, a 35 anni, si è messo ai fornelli delllo storico Caffè Dante Bistrot a Verona per restituire la vera cucina del territorio ai turisti.

«Non m'interessano esempi stellati – mi ha spiegato Mattia -, io devo tanto a mamma e al nonno che prepara ancora le marmellate per i miei dolci». Accostato a Le Fornaci Lugana 2019 ha stravinto il Risotto alle ortiche con rognone di vitello allevato in Lessinia e Monte Veronese d'Allevo e ci ha deliziato con un mousse di cioccolato bianco caramellato, formaggio shropshire e la famosa marmellata del nonno. Si brinda ad un'annata passata, molto positiva, ma, scaramanticamente, non ci si espone su quella che sta per iniziare. Tutto è nelle mani del meteo.

Risotto alle ortiche, rognone di vitello, chef Mattia Meneghello

Risotto alle ortiche, rognone di vitello, chef Mattia Meneghello

Risotto Garda: jus di tinca, capperi, limone ed extravergine. Chef Fabrizio Molteni

Risotto Garda: jus di tinca, capperi, limone ed extravergine. Chef Fabrizio Molteni

Così se chiedi come andrà l'imminente vendemmia, i Tommasi ti dicono sorridenti di ripassare a ottobre per la risposta. Sulla qualità possono già scommetterci, sulla quantità occorre aspettare. Ma questa è una famiglia tosta, non si è fatta intimorire dalle recessioni legate al Covid («Siamo proprietari di un'azienda consolidata che si fonda su valori forti, sulle relazioni di reciproca fiducia costruite nel tempo con collaboratori, fornitori, rete vendita e clienti, in Italia e all'estero – sottolinea Pierangelo - . Facciamo diverse tipologie di vino, soffriamo un po' per la vendita nelle fasce alte, ma è normale. La pandemia non ha spento il nostro ottimismo né ci ha reso più fragili».

La conferma arriva dalla costruzione di un immediato futuro, proprio nel segno del Lugana. Il prossimo anno, infatti, è previsto il lancio di due nuove referenze: Le Fornaci Lugana doc versione Riserva 2018 (tiratura limitata a 3000 bottiglie) e Le Fornaci Rosè igt 2020, un rosato premium dedicato alla ristorazione. Non solo. A completamento del progetto è prevista la costruzione di una cantina totalmente destinata alla vinificazione del Lugana e una struttura destinata all'ospitalità e all'enoturismo, con un punto di degustazione e ristoro.

Ospitalità e ristorazione che, del resto, fanno già parte con più strutture dell'attività imprenditoriale della Tommasi Family Estates. A noi è bastato trascorrere una giornata a Villa Quaranta, a una manciata di chilometri da Verona e con la vista che si perde sui vigneti, per avere la certezza che relax e benessere non sono dall'altra parte del mondo. Andatevele a prendere in questo paradiso, con le terme della Valpolicella al suo interno ed il buon vino ad accogliervi.


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