Colagreco abbraccia il mondo, Camanini consola l’Italia

50Best, il commento di Paolo Marchi: un non francese porta in vetta la Francia. Intanto noi andiamo un po' al rallentatore...

26-06-2019
Foto di gruppo degli chef premiati (posizioni dall

Foto di gruppo degli chef premiati (posizioni dalla 1 alla 50) alla The World's 50 Best Restaurants 2019, sponsorizzata da S.Pellegrino & Acqua Panna

È successo e non succederà mai più. Il podio dei World’s 50 Best Restaurant 2019 non è ripetibile, a differenza di altri in passato: 1. Mirazur di Mauro Colagreco a Mentone (Francia), 2. Noma di Renè Redzepi (assente alla cerimonia) a Copenhagen (Danimarca) e 3. Asador Etxebarri di Victor Arguinzoniz a Atxondo in Spagna. In base alle nuove regole anti-stress dei top chef, Colagreco entra di diritto nei Best of the Best, dove ritrova i sette precedenti vincitori, e lì vi rimarrà a meno di non traslocare. In fondo è il caso di Redzepi, nella hall of fame con il vecchio Noma e in lizza con il nuovo. Danese su, sempre più su: da assente lo scorso anno per lavori in corso, al secondo posto.

Interminabile il minuto, uno e non di più, di attesa per sapere chi si era piazzato secondo e, di conseguenza, chi primo. Ha detto Mauro: «È stato un black out per me. Non scorgevo più quello che avevo attorno, tutto buio. In un secondo ho visto passarmi davanti tutta la mia vita. Poi ho sentito dire "Noma" e ho capito di avere vinto. La mia vita? Ho 43 anni, sono nato in Argentina e poi emigrato in Francia».

Tutti i vincitori prima di Colagreco. Fanno ormai parte della Best of the Best, i fuori concorso, tranne il nuovo Noma di Redzepi che, cambiando natura e sede, è rientrato in gioco

Tutti i vincitori prima di Colagreco. Fanno ormai parte della Best of the Best, i fuori concorso, tranne il nuovo Noma di Redzepi che, cambiando natura e sede, è rientrato in gioco

Due Paesi fondamentali per lui, ma non i soli. Salendo sul palco i vessilli erano addirittura quattro, cuciti tra loro: «La bandiera biancoceleste per i miei natali, quella francese perché la Francia mi ha accolto. Io non ho mai visto confini davanti a me, i confini li hanno alcuni nelle loro teste. La bandiera del Brasile è per Giulia, il mio amore. Infine il tricolore italiano perché la mia brigata è dominata dagli italiani». E subito la mente va alla struttura che occupa il miglior ristorante al mondo. Poche decine di metri e un tempo c’era la dogana alta tra Francia e Italia, quando Mauro parla di confini li conosce: «Io credo nelle parole con le quali la Francia mi accolse: Liberté, Égalité, Fraternité».

Il team vincente del Mirazur di Mentone

Il team vincente del Mirazur di Mentone

Sono importanti perché in una manifestazione che finora aveva visto vincere inglesi e statunitensi, danesi, italiani e spagnoli, sette chef-patron in tutto e mai un francese, ha vinto il cuoco meno francese che splende in Francia: «Bisogna considerare che sono stato il primo tre stelle francese che non è nato in Francia, vuole dire molto per la cucina di questo Paese. Però i miei figli sono nati in Francia e io vi lavoro da anni e anni. Penso di essere anche francese». Certo Colagreco non ha il passo cardinalizio degli altri cugini, non cammina alzato da terra.

La suddivisione per Paesi dei migliori 50: svetta la Spagna con 7 indirizzi, poi Usa con 6 e Francia con 5. L'Italia è fuori dal podio, medaglia di legno con 2 tra i Best, pari merito con tanti altri: Perù (che però brilla di più e ottiene un sesto e decimo posto), Danimarca (anche meglio: secondi e quinti), Messico, Gran Bretagna, Russia (in forte crescita: 13° e 19°), Cina, Giappone e Thailandia

La suddivisione per Paesi dei migliori 50: svetta la Spagna con 7 indirizzi, poi Usa con 6 e Francia con 5. L'Italia è fuori dal podio, medaglia di legno con 2 tra i Best, pari merito con tanti altri: Perù (che però brilla di più e ottiene un sesto e decimo posto), Danimarca (anche meglio: secondi e quinti), Messico, Gran Bretagna, Russia (in forte crescita: 13° e 19°), Cina, Giappone e Thailandia

E mentre lui trionfava, la pattuglia italiana si guardava attorno spaesata. Non più in corsa Massimo Bottura, gli altri - Enrico Crippa 29° (era 16° lo scorso anno) e Massimiliano Alajmo 31° (meno 7 posti) - è come se avessero perso il mattatore che teneva su tutta la baracca e illuminava ogni potenziale angolo buio. È mancata energia, smalto. Gli altri correvano, noi camminavamo. Eleonora Cozzella, responsabile del panel italiano, ricordava con amarezza  come un anno fa a Bilbao, quattro italiani nei primi 50, con Bottura primo e Niko Romito 36° (e ora 51°), si fece notare mancassero i rincalzi nella seconda metà della lista, come un allarme sul futuro. Adesso è l’esatto contrario: due appena nei primi 50, cinque a seguire. E solo Riccardo Camanini, 78° e vincitore del premio “realtà da tenere d’occhio”, con una luce e una curiosità proiettate verso il futuro.

Giancarlo e Riccardo Camanini

Giancarlo e Riccardo Camanini

Per il resto, spero di essere smentito già nel 2020, ma teniamoci stretti due posti nei primi 50, forse tre perché uno tra Romito e Camanini può crescere. Ma gli altri Paesi corrono a una velocità maggiore.


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