Casa Vicina: una lunga storia golosa ad alto contenuto di Piemonte

120 anni di gusto per la famiglia Vicina che custodisce i sapori della tradizione avvicinandoli alla contemporaneità, oggi al Green Pea di Torino Lingotto

02-08-2022
a cura di Luca Milanetto
La famiglia Vicina al completo. Foto a cura di Ma

La famiglia Vicina al completo. Foto a cura di Maurizio Gjivovich

Casa Vicina, rappresenta una bellissima storia di famiglia, con la fortuna di un cognome che è diventato un po’ destino, avvolto da un significato che molto rappresenta di questa trama familiare. Vicina come la loro presenza, sempre al fianco del commensale nell’accompagnare il pasto nella propria Casa.

I Vicina rappresentano lo spirito di quelle famiglie di ristoratori come i diversi Cerea, Iaccarino e Santini, che hanno segnato uno spaccato della gastronomia nazionale, senza dover neppur ricordare le innumerevoli premiazioni o la costante presenza nelle guide ai ristoranti.

Un racconto che inizia 120 anni fa, quando nel lontano 1902, Pietro Vicina apre la sua prima locanda a Ivrea, nel Canavese. Dopo tre generazioni nel 1980 comincia il progetto Casa Vicina, prima a Borgofranco di Ivrea, grazie alla spinta imprenditoriale di Roberto, figlio di Pietro e della moglie Bruna. La loro gestione va avanti sino al 2003 quando i figli Stefano e Claudio con sua moglie Anna decidono di prendere le redini del ristorante e di trasferirlo a Torino. Lì rimane fino all’ultimo attuale spostamento al 5° piano di Green Pea, il nuovo progetto di Oscar Farinetti: un grande magazzino della sostenibilità e del green, nato sul finire del 2020, proprio accanto al primo Eataly a Torino Lingotto.

Gli interni del ristorante Casa Vicina al Green Pea di Torino

Gli interni del ristorante Casa Vicina al Green Pea di Torino

La loro cucina trae forza dalla tradizione e da quei 120 anni di storia, che non si possono certo dimenticare.

Ma è solo un punto di partenza, una base ben celata per abbracciare nuove frontiere e offrire, soprattutto nel menu gastronomico, un percorso davvero sorprendente oltre che di grande gusto.

Da sinistra Anna Mastroianni (moglie di Claudio Vicina), Stefano Vicina e Claudio Vicina

Da sinistra Anna Mastroianni (moglie di Claudio Vicina), Stefano Vicina e Claudio Vicina

Molte delle ricette provengono dai libri di Nonna Bruna, la moglie del fondatore, mentre altre nascono dalla spinta alla modernità e dalla continua e meticolosa ricerca delle generazioni successive.

I riferimenti al territorio, poi, sono sempre presenti, come il gianduiotto, torinesissimo, che si incontra in partenza, a dare la forma al burro di malga da spalmare sul Pan brioche, oppure nel suo canonico aspetto al cioccolato per accompagnare il caffè a fine pasto.

Ma riprendendo i passaggi cronologici della degustazione, torniamo all’inizio del pasto inaugurato da un aperitivo al vermouth, servito con tartine che rivisitano i gusti classici della tavola piemontese: il cracker con insalata russa, il tramezzino di peperoni ripieno di acciughe, il panino al vitello tonnato, insieme alla millefoglie di lingua e le polpette in carpione. Ed ecco lo stile della cucina dei Vicina, che prendono spunto dalla tradizione per rivestirla di una nuova immagine; ecco pure la radice-simbolo di questa rigenerazione, ovvero una bagna caôda da bere. Un piatto dall’iconicità assoluta, che da sempre “popola” le cene festive invernali delle case piemontesi, viene qui stravolto e perde la sua poderosa carica di aglio, oltre che la sua consistenza e diventa un alternarsi di verdure in salsa e polpa: peperoni, carote, cavolfiori, zucchine e barbabietole stratificati per gusto e colore. In cima le acciughe che completano l’assaggio servito giocosamente in coppa Martini.

La bagna caôda da bere

La bagna caôda da bere

Si prosegue con le sperimentazioni del Bollito fritto, vale a dire una fusione di due altri must della tradizione: da una parte il bollito e dall’altra il fritto misto. Il risultato è una chips di bollito misto con sette differenti tagli di carne, servita croccante e tiepida, abbinata a un’insalatina fresca e le classiche salse - la verde, la rubra e la mostarda, un piatto simbolo dell’anniversario e della festa dei Vicina.

Il bollito fritto

Il bollito fritto

Il percorso continua con un risotto con ostriche al vapore e aneto, mantecato al vermouth e rifinito da gel al vermouth e gelato profumato al pepe; subito dopo, i classici agnolotti ripieni di arrosto di vitello, maiale e spinaci, pizzicati a mano e serviti senza aggiunta di altro. Ultimo assaggio di primi con il Marshmallow alla bolognese: una pasta al forno 2.0 che diventa una spuma al pomodoro e ragù di carne.

Si viaggia col palato su un’altalena di stili, contemporaneità e classicità, così dal gioco di testure dell’ultimo primo, con il secondo si balza nuovamente alla tradizione: un ricordo di “brace”, del primo ristorante canavesano, quindi lo Spiedo di carne di agnello, quaglia e coniglio, tutte alla griglia con mela cotta e spuma di peperoni.

Gran finale dolce con il Bicerin in tazza, memoria della storica ricetta del caffè piemontese, servito in diverse consistenze, bon bon di zucchero e digestive e il trittico di classici: bavarese alla fragola, torronata, e gianduiotti.

Il menu di Casa Vicina è un inno alla tradizione, osservata con rispetto e devozione, atta a preservare una storia che dura da 120 anni senza dimenticare, generazione dopo generazione, di aggiungere sempre un tassello al patrimonio della gastronomia piemontese.


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