Viaggio nella Sardegna "liberata" dal Covid, tra entusiasmo ma anche grande senso di responsabilità

L'isola è zona bianca, la ristorazione ha potuto riprendere a lavorare quasi normalmente. Cinque nostri "osservatori" d'eccezione raccontano a Identità Golose come sta andando

07-03-2021

Intanto, mettiamo da parte l'invidia, ché tanta ne proviamo in realtà nel raccontare di un'isola che è felice due volte: prima di tutto perché è tale e pure bellissima, già si sapeva; poi perché non solo sembra in queste settimane impermeabile al nuovo dilagare del Covid-19, ma anzi può fregiarsi di quella specie di salvacondotto - la chiamano "zona bianca" - che consente anche in questi tempi cupi di vivere normalmente, o quasi. E che permette alla ristorazione a tornare a essere sé stessa, praticamente senza limiti. Uniche regole: stop alle 23 e l'uso della mascherina, con le medesime modalità che nel resto della Penisola. Poca roba.

Parliamo della Sardegna, insomma. Lo facciamo dal nostro studio milanese, e vorremmo essere altrove; magari ci piacerebbe atterrare proprio a Cagliari, seguendo poi le procedure che la Regione ha stabilito e che saranno operative a partire da domani, lunedì 8 marzo: per chi non è vaccinato, obbligo di tampone o, in alternativa, isolamento fiduciario per dieci giorni. Misure rigide ma condivisibili: l'obiettivo è mantenere questo status di "oasi" lontana dalla pandemia, quindi non ricadere negli errori della scorsa estate. Obiettivo che sembra ben condiviso da tutti i sardi, che si comportano di conseguenza.

«Diciamocelo: eravamo in trepida attesa di questa svolta. Ora l'abbiamo ottenuta e dobbiamo dimostrare di meritarcela, perché sappiamo benissimo che in un attimo i numeri possono peggiorare», ci racconta Giuseppe Carrus, giornalista del Gambero Rosso e Ambasciatore del Gusto cagliaritano. Che aggiunge: «Le persone che credono nella ristorazione, come noi, si stanno impegnando in prima persona affinché si sia molto rigidi con le regole, persino ancor più di quanto fatto finora. Cerchiamo di far capire noi per primi che bisogna seguire le disposizioni con scrupolo, perché è nelle nostre mani la possibilità di non tornare a essere "zona gialla". E questo credo sia il sentimento comune anche della stragrande maggioranza dei ristoratori».

Da sinistra: Pietro Pitzalis, Gianfranco Massa, Giuseppe Carrus, Michele Cabras, Francesco Fadda

Da sinistra: Pietro Pitzalis, Gianfranco Massa, Giuseppe Carrus, Michele Cabras, Francesco Fadda

Dal Sud al Nord. Da Cagliari a Sassari. Francesco B. Fadda lavora per Repubblica Sapori: «Sono uscito tutte le sere da quando è stato possibile, ossia lunedì scorso. La gente è tranquilla, sono molto contento dei miei conterranei, si stanno comportando bene. Anche i locali si muovono con responsabilità: è vero, qualcuno ha fatto il furbo, ma subito è stato multato. Qui in città è attivo un corpo di polizia municipale molto attento, ed è un bene che siano scrupolosi, perché basta poco perché la nostra situazione possa peggiorare». C'è da essere ottimisti? «Sì. Molti locali hanno aspettato qualche giorno prima di riaprire per la cena e anche questo è un buon segnale, significa che vogliono fare le cose per bene e non buttarsi a pesce sull'opportunità che si è venuta a creare. Nonostante questo stanno lavorando con numeri soddisfacenti. Sono piccole tessere che mi fanno ben sperare».

Di nuovo a Cagliari. Michele Cabras è ideatore e patron di Degustibus - Sardinia Food Festival: «Non hai idea di quanto sia stato bello diventare zona bianca e poter quindi tornare a cenare in un locale pubblico. Io sono da sempre un buon cliente: lavoro come imprenditore anche con la ristorazione, e una parte di questi soldi li investo per il mio benessere, a tavola». Prima cena per lui già lunedì scorso, da Luigi Pomata, «aveva il tutto esaurito, locale pieno pur con i necessari distanziamenti». Poi anche gli altri giorni la cassa ha gioito in Sardegna, «anche se dopo l'entusiasmo dei primi giorni la situazione si è normalizzata, e ovviamente i pranzi hanno perso un po' di appeal».

Insomma: si torna alla normalità, ma pian piano. «Rispetto ad altri momenti nei quali la pandemia sembrava essere un ricordo, vedo in giro molta più prudenza - spiega Pietro Pitzalis, fondatore ed editore di Reporter Gourmet - Noto maggiore senso civico nella cittadinanza, e anche disciplina da parte dei ristoratori. Mi pare un buon segno: vista anche la scottatura della scorsa estate, penso soprattutto alla Costa Smeralda. Credo che si voglia evitare di ricadere nello stesso errore. Può essere la volta buona che ci teniamo questa "zona bianca" a lungo... ».

Impressione confermata da Gianfranco Massa, presidente di COI Accademia Enogastronomica e Ambasciatore del Gusto: «Abbiamo conquistato una libertà che non vogliamo perdere. C'è in giro una certa rilassatezza, certamente. Però è attenta, vigile. Si è diffuso una specie di spirito di autotutela; qualche settimana fa, quando siamo diventati "zona arancio", sembrava di aver di fronte una specie di liberi tutti. Invece questa volta noto molta maggiore responsabilità. Ho girato per i locali aperti alla sera: stanno lavorando bene, ma in piena tranquillità. Il clima è positivo e ci fa ben sperare; tornare indietro sarebbe davvero colpevole». Con un'annotazione: «Qui in Sardegna siamo un milione 600mila persone, in un territorio grande quasi come la Sicilia. Questo aiuta un distanziamento naturale, diciamo così».

Ultima parola ancora a Carrus: «Penso che abbiamo ora un grande compito: dimostrare come non sia certo la ristorazione che lavora bene a essere responsabile di un futuro, eventuale aumento dei contagi. Credo che si debba lavorare in questo senso, non solo in Sardegna ma in tutt'Italia, di concerto con le associazioni di categoria. Aumentiamo pure i controlli, non è un problema, anzi lo auspichiamo. L'importante è far vedere a tutti, e con i fatti, come il settore o almeno la sua stragrande maggioranza che lavora coscienziosamente non sia un ostacolo al controllo della pandemia».


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