Andrea Besuschio: il Fattore Umano lo trovo nella mia famiglia

Il pasticcere di Abbiategrasso ci parla del tema del prossimo Congresso: a cui parteciperà con il figlio Giacomo

29-12-2017 | 07:00
Andrea Besuschio, titolare della pasticceria di fa

Andrea Besuschio, titolare della pasticceria di famiglia, ad Abbiategrasso (Milano)

E’ dal 1845 che la famiglia Besuschio di Abbiategrasso ha legato il proprio nome all'arte del dolce, costruendo una storia fatta di qualità e di amore per il proprio lavoro. Andrea, l’attuale titolare della pasticceria di piazza Marconi, ha ereditato questa passione e questo mestiere dal padre Attilio, formandosi poi con grandi maestri dell’École du Grand Chocolat di Valrhona, a Tain l’Hermitage, come Pascal Brunstein o Frédéric Bau

Oggi nella famiglia Besuschio le persone coinvolte nella pasticceria sono Antonia, la mamma di Andrea, 82 anni di cui la maggior parte passati al fianco di Attilio, la moglie Roberta, che cura la parte amministrativa e grafica, il figlio più piccolo Anselmo, ancora studente di economia, ma che appena ha del tempo libero si impegna nel servizio alla clientela, e Giacomo, laureato in scienze dell’alimentazione con una tesi sul cioccolato, anche lui con un’esperienza professionale in Valrhona, a cui è stato recentemente affidato il reparto cioccolateria. 

Sarà proprio Giacomo ad accompagnare il padre Andrea sul palco del prossimo Congresso di Identità Golose a Milano, dal 3 al 5 marzo 2018, segnando la continuità di una storia familiare ricca di valore. Anche per questo, proponendo ad Andrea Besuschio una riflessione sul "Fattore Umano", il tema scelto da Paolo Marchi per la quattordicesima edizione di Identità Milano, la parola famiglia emerge immediatamente. 

Lo staff della pasticceria davanti allo storico forno

Lo staff della pasticceria davanti allo storico forno

«Se mi chiedi cosa significa per me Fattore Umano - ci dice subito - il primo pensiero va alla mia famiglia e all’esempio che ho ricevuto da mio padre: in particolare credo che mi abbia insegnato il valore del rispetto. Per i prodotti e per le persone, per i clienti. Lavorare uno di fianco all’altro nel nostro antico forno, come adesso faccio con mio figlio Giacomo, lascia dentro di te memorie che ti accompagneranno per sempre. A volte sembra di avere ancora vicine le persone che non ci sono più. Così come restano queste memorie, resta anche la convinzione di voler proseguire il nostro lavoro tenendo fede ad alcuni principi fondamentali. La coerenza, il desiderio di non strafare, di non volersi ingrandire troppo, rischiando di non poter più garantire la qualità dei nostri prodotti». 

Lavorare in famiglia rende la vita più semplice in ogni occasione o ci sono anche degli ostacoli da affrontare?
Quando sono entrato in questa squadra di famiglia, 30 anni fa, non c’era la condivisione che c’è ora, venivi aiutato molto meno. Mio padre mi lasciava sempre libero di fare, interveniva solo dopo che avevo sbagliato qualcosa: anche quando provavo a fare delle nuove ricette, lui mi osservava da lontano. Quando arrivavo alla fine, se il prodotto era venuto male, solo allora mi diceva dove avevo sbagliato. Io mi dispiacevo di questo, perché mi sembrava che fosse una perdita di tempo, che potesse correggermi in corso d’opera. 

E con tuo figlio come ti comporti?
Sicuramente per un ragazzo oggi ci sono più possibilità di crescita, si trovano molti spunti e ricette semplicemente guardandosi in giro. Io ho cercato di trasferirgli la mia esperienza e all’inizio è stato tutto molto semplice. Crescendo, imparando, sono emerse a volte anche le sue spigolosità e io...ho imparato a fare come faceva mio padre con me! Ho capito che chi vuole arrivare a raggiungere degli obiettivi deve anche fare fatica, deve sbagliare, deve mettersi in discussione. E’ un altro modo per imparare il valore del rispetto. 

Giacomo Besuschio

Giacomo Besuschio

Sarai sul palco di Identità Golose proprio con Giacomo. L’idea di condividere con i tuoi figli questo lavoro, di far proseguire con loro questa lunga storia familiare, l’hai sempre avuta, l’hai sempre perseguita, o hai lasciato che succedesse, che fossero loro a volerlo?
Sinceramente lo desideravo da quando li ho visti nascere. Sono onestamente molto orgoglioso di questa attività e lavorando al fianco di mio padre sono sempre stato spinto dal desiderio di dargli grandi soddisfazioni: credo di esserci riuscito. E’ una passione che abbiamo condiviso con tante altre persone che sono state con noi in questo percorso, come mia zia Giuseppina, ad esempio. La storia della nostra pasticceria è stata costruita da persone semplici, oneste, sempre disposte a mettersi al servizio della clientela, sempre spinte dalla voglia di migliorarsi. Non potevo non desiderare di trasmettere tutto questo ai miei figli. 

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