Franco Pepe, trionfo con giallo

E' primo nella guida mondiale di Phaidon. Ma salta la presentazione alla Reggia di Caserta...

10-05-2016
Where to eat pizza è la guida delle migliori piz

Where to eat pizza è la guida delle migliori pizzerie del mondo, scritta da Daniel Young per Phaidon. Incorona al primo posto Pepe in Grani di Caiazzo (Caserta), non senza qualche mal di pancia...

Trionfo con giallo, titoliamo questo articolo. Perché noi italiani spesso sappiamo farci del male da soli, preferiamo danneggiare tutti pur di non veder primeggiare qualcuno, a maggior ragione se meritevole, impedendone così la giusta celebrazione. Si sa, l’invidia è una brutta bestia, e una storia – pur anche gloriosa – di campanili sembra continuare a pesare con la propria eredità più deteriore: non il giusto orgoglio identitario, ma un campanilismo sciocco e alla fine persino suicida.

Però noi d’Identità siamo nati proprio per fare sistema, e quindi relegheremo queste miopi bagattelle al termine di questo pezzo. Iniziamo invece con l’esultanza: svetta l’Italia, e non sarebbe potuto essere altrimenti, nella classifica delle migliori pizzerie del mondo stilata dal giornalista Daniel Young per la propria guida in uscita per Phaidon, Where to eat pizza (solo in inglese, 24.95 euro, 576 pagine con 14 illustrazioni, per acquistarlo cliccare qui o qui). E prevale su tutti Franco Pepe, che con la sua Pepe in Grani risulta essere (con un certo distacco, ci consta) il più votato dalla giuria di 1.077 esperti chiamati da Young per definire quali pizzerie di tutto il mondo dovessero finire sul suo libro.

Franco Pepe con Francesca Barberini a Identità Milano

Franco Pepe con Francesca Barberini a Identità Milano

L’elenco finale comprende 1.705 pizzerie di 48 Paesi. Nelle scorse ore Phaidon ha reso note le prime venti posizioni: podio tutto italiano – subito dopo Pepe ci sono Gabriele Bonci con Pizzarium e Ciro Salvo con 50 Kalò – e sempre tricolori sono 10 dei venti totali, 7 tra i primi dieci. Primo locale straniero è la pizzeria Bianco di Phoenix, Arizona, una delle 8 statunitensi. Completano la classifica la brasiliana Bráz a San Paolo, al quindicesimo posto, e una posizione più in alto la danese Bæst, che però è del siciliano Christian Puglisi, come abbiamo raccontato qui.

Gli altri italiani al vertice: appena fuori dal podio Simone Padoan con il suo I Tigli, al quarto posto. Sesto è Enzo Coccia con La Notizia, ottava l’Antica Pizzeria da Michele a Napoli, noni i fratelli Salvo con la loro pizzeria a San Giorgio a Cremano (leggi qui la loro storia), undicesimo Gino Sorbillo (leggi qui la sua storia), dodicesimo Renato Bosco con Saporé, tredicesima la romana La Gatta Mangiona. Interessante anche la suddivisione geografica: due romani, due veronesi, cinque napoletani, un casertano. E proprio qui si annida il giallo del quale dicevamo all’inizio.

La classifica ribadisce la grande tradizione partenopea, portata avanti anche da professionisti non necessariamente seduti sul passato, e che dunque hanno tutta la nostra stima. Però… Però il libro di Young sarebbe dovuto esser presentato oggi in pompa magna in un luogo d’eccezione, orgoglio nazionale, la Reggia di Caserta, scelta come “sede neutra” proprio per non incentrare le celebrazioni su un singolo locale, pur premiato. Sarebbe potuta essere una grande occasione di visibilità, prestigio e orgoglio. Invece nulla s’è fatto: presentazione annullata, tutto limitato al rilascio di un freddo comunicato stampa. Perché?

Daniel Young... in azione (foto Luciano Furia)

Daniel Young... in azione (foto Luciano Furia)

Tutto era pronto: Daniel Young ha comunicato a Pepe il prestigioso riconoscimento nello scorso febbraio, direttamente a Caiazzo. Avrebbe voluto tenere lì, al Pepe in Grani, la presentazione, come omaggio alla pizzeria che aveva prevalso, «ma avevo preferito controproporgli la Reggia di Caserta, proprio perché non volevo che potesse sembrare una sorta di autocelebrazione», racconta Pepe a Identità Golose. Invece nisba, Young ha malvolentieri rinunciato all’idea della presentazione casertana a seguito di continue, pressanti, persino calunniose pressioni giuntagli a più riprese da Napoli. Come se il successo di Pepe oscurasse il Vesuvio; quasi che 30 km di distanza offuscassero lo splendore della capitale del Sud, ne minassero la consapevolezza della propria eccellenza, anche ma non solo gastronomica. Brutta faccenda.

Pepe aveva previsto a Caiazzo solo una degustazione successiva all’evento alla Reggia. «E c’è un paradosso – sorride ai nostri taccuini – Padoan aveva già confermato la sua presenza, Bosco pure, avrebbero fatto volentieri quasi 700 km pur di venire. Idem Gabriele Bonci da Roma. E invece le resistenze sono giunta da chi sta a 30 km…».

Qualcuno scrive (leggi qui) che tu avresti pessimi rapporti col mondo dei pizzaioli partenopei. "I pizzaioli di Napoli città si sono rifiutati di incoronare Franco Pepe con i quali i rapporti ormai sono al lumicino"…
«Emerite fesserie di chi ha voluto ergersi a partavoce dei "pizzaioli napoletani" (e di chi, poi? E su che basi? ndr). So che molti colleghi di Napoli, anche tra i top 20, mi hanno votato, anche se non voglio dire i loro nomi. Io non volevo alcuna autocelebrazione».

Tre dei top 20: Ciro Salvo, Renato Bosco e Franco Pepe mostrano le pagine loro dedicate su 100 chef x 10 anni, il libro di Identità Golose pubblicato da Mondadori (si può acquistare qui)

Tre dei top 20: Ciro Salvo, Renato Bosco e Franco Pepe mostrano le pagine loro dedicate su 100 chef x 10 anni, il libro di Identità Golose pubblicato da Mondadori (si può acquistare qui)

Sembra quasi che debba scusarti per le tue capacità, non è il caso. Sembra che, pur di non far festa a Caserta, qualcuno a Napoli abbia preferito boicottare tutto. Puro Tafazzi. Una curiosità: tu hai votato?
«Avrei potuto votare, anche per me stesso. Ho preferito non esprimere alcuna preferenza, non per disinteresse nei confronti del lavoro di Young, ma proprio perché non volevo che il tutto trascendesse. Avevo il timore e il sentore di qualche malumore, per questo avevo ritenuto opportuno scegliere la Reggia. Notare: io non sapevo nulla prima che Young venisse da me a Caiazzo, nello scorso febbraio. Non ho cercato voti, non ho fatto pressioni di alcun tipo».

Conclusioni?
«Se leggo la classifica, sono orgoglioso e felice per me e per l’Italia. Rimane un rammarico: è stata un’occasione persa per una grande celebrazione, di respiro internazionale, nei confronti della pizza. Anche quella napoletana».

Franco Pepe due volte fuoriclasse. E un bravo ai nostri tanti, straordinari pizzaioli, di qualunque provenienza, è persino triste doverlo precisare. E chissà che la presentazione non possa tenersi presto in Italia in "sede neutra", come per le partite quando gli ultras sono troppo violenti. E' facile immaginare Daniel Young e gli inglesi di Phaidon allibiti di fronte alle pressioni giunte loro per non celebrare l'Italia, giunte dall'Italia. Fa parte del nostro carattere, evidentemente: ma si può anche migliorare nella vita, eh...


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