C'è sempre più fermento sull'Etna: Firriato rilancia la bollicine del vulcano

L'ultimo arrivato è il Gaudensius Pas Dosé. Federico Lombardo di Monte Iato: «La zona è ideale: qui si producevano spumanti già nel 1850»

18-05-2022
a cura di Raffaele Foglia
Il tunnel delle bollicine nella cantina sull'E

Il tunnel delle bollicine nella cantina sull'Etna: Firriato ha sempre creduto nella spumantizzazione sul vulcano

L’Etna è in fermento, anche per le bollicine. La conferma arriva da Firriato, una delle aziende più note in Sicilia, che ha voluto puntare proprio sugli spumanti Metodo Classico, con un’impronta precisa, quella del vulcano.

«La nostra azienda – spiega Federico Lombardo di Monte Iato, COO di Firriato – è stata fondata nel 1978, in un periodo dove in Sicilia c’era una grande produzione di vini da taglio. Mio suocero, Salvatore Di Gaetano, ebbe un’idea pionieristica, con tre obiettivi: il primo era quello di esplorare questo continente vitivinicolo dove convivono coltivazioni di mare, di montagna grazie all’Etna, e di collina. La Sicilia è l’area con la più alta diversità di suoli, ma anche ampelografica con 18 vitigni autoctoni, 74 autorizzati e 252 in attesa di autorizzazione. Il secondo obiettivo era fare qualità, mentre il terzo era la conservazione del suolo, tramite la sostenibilità».

Federico Lombardo di Monte Iato

Federico Lombardo di Monte Iato

Un impegno ambientale che sta anche nei numeri: «Abbiamo 470 ettari bio su 7 diverse tenute, che coprono le aree di mare, di montagna e di collina. In totale abbiamo 40 etichette differenti: il 51% della vendite sono in Italia e, di queste, il 32% in Sicilia. Puntiamo tantissimo sulla sostenibilità: per esempio siamo la prima cantina europea Carbon neutrality certificate dal 2017».

Uno dei focus più importanti si chiama Etna, a muntagna. «In totale vengono realizzate 4,2 milioni di bottiglie complessive, come Doc Etna, su 1.100 ettari vitati. In questo momento sono bloccate le rivendicazioni. Come Firriato – sottolinea Federico Lombardo di Monte Iato – siamo stati tra i primi ad andare sull’Etna, la prima annata è stata la 1994. In questo momento abbiamo 88 ettari nel versante Nord, dei quali 78 vitati, suddivisi in 12 contrade, con altitudini da un minimo di 560 metri a un massimo di 900 metri sul livello del mare, e vigne che arrivano ad avere 60-70 anni di età. All’interno di questi campi abbiamo trovato anche alcune “varietà reliquia”».

«Sull'Etna al momento produciamo 10 etichette diverse: 4 metodi classici, 3 rossi, di cui uno realizzato solo con vigne prefillossera, 2 bianchi e un rosato, per complessive 450mila bottiglie. Ma ci sono sempre 500 bottiglie in affinamento, in cantina».

Se lo spumante potrebbe sembrare il prodotto più “nuovo” sull’Etna, in realtà la storia ci riporta a un passato di bollicine. «C’è un documento del 1850 – spiega ancora Federico Lombardo di Monte Iato – nel quale si parla di uno “champagne dell’Etna”, realizzato dal Barone Antonino Spitaleri».

Un vigneto di Nerello sull'Etna

Un vigneto di Nerello sull'Etna

Firriato ha recentemente presentato il suo ultimo prodotto, il Gaudensius Pas Dosé, che non è un Etna Doc solo perché nel disciplinare non è prevista questa dicitura. «È un Nerello in purezza, annata 2017 – anche se in etichetta non è millesimato – con un residuo di 2 grammi per litro. Abbiamo scelto il Nerello perché è dinamico, un vitigno che si presta a essere vinificato in rosso, rosato e spumantizzato. Da un punto di vista tecnico è ricco di acido malico e povero di antociani. Le uve per il Pas Dosé arrivano dalla contrada Verzella, con vigne di circa 60 anni: fermentazione in acciaio e poi permanenza sui lieviti in bottiglia per 46 mesi».

Una bollicina molto interessante: ottima verticalità, ma anche struttura: naso ricco, con note anche dolci di frutta e agrumi, e un sorso diretto e piacevole. «La 2017 è stata un’annata molto calda, ma abbiamo avuto delle importanti escursioni termiche, con anche 26 gradi di differenza tra il giorno e la notte».

I quattro Gaudensius: Pas Dosé, Blanc de Noir, Blanc de Blancs e Rosé

I quattro Gaudensius: Pas Dosé, Blanc de Noir, Blanc de Blancs e Rosé

Segue un po’ questo binario anche il Gaudensius Blanc de Noir 2017, del quale vengono prodotte circa 50mila bottiglie. Sempre Nerello, anche qui viene utilizzata la Contrada Verzella, a 660 metri, insieme alle contrade Imbischi e Feudo. «La nostra soddisfazione – spiega Federico Lombardo di Monte Iato – è che il primo mercato di questo vino è il Trentino Alto Adige». Un vino più ricco e morbido, rispetto al Pas Dosé, dove escono note di buccia di arancia e fiori di acacia. Rimane sui lieviti circa 32 mesi.

Il Gaudensius Blanc del Blancs invece viene realizzato con il Carricante. «È un vitigno tutto sommato neutro, con un’acidità molto spiccata. In un primo momento avevamo iniziato a realizzare questo vino con una parte di Chardonnay, ma poi abbiamo deciso di puntare tutto sul Carricante». L’annata è la 2018, vendemmia più equilibrata rispetto alla 2017, e il vino fa 32 mesi sui lieviti. Naso delicato, con note erbacee e citrine, in bocca è di buona beva ma non di estrema struttura.

Con il Gaudensius Rosé, infine, si torna al Nerello in purezza. In questo caso pressatura più energica per ottenere il colore e poi 22 mesi sui lieviti, con profumi che si spingono più verso la rosa e il melograno.


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