Librandi story: l'orgoglio di Calabria così progetta il suo futuro

Viaggio con Nicodemo nell'azienda che procede col lavoro di ricerca sui vigneti autoctoni. E aspetta la prossima Cirò Docg

05-09-2019
Cantina Librandi nella foto di Luca Savettiere

Cantina Librandi nella foto di Luca Savettiere

Ci dev'essere un cuore grande, e tanta passione, a lavorare la terra; specie se è quella, difficile, complicata, aspra, di Calabria. Nicodemo Librandi non è più un ragazzino - classe 1945 - eppure pare fanciullo quando salta alla guida della jeep per mostrarci le sue vigne. E che vigne! E che visita! Come sulle montagne russe: salite scoscese affrontate a tutto gas, discese ardite tipo adrenalina a mille; e le risalite... Fino a raggiungere la sommità di una collina che tutto domina. C'è uno strano vigneto, a sinistra in fondo: coi vitigni a spirale. Urge spiegazione, ma prima conviene fare un passo indietro.

In fondo a sinistra, il vigneto a spirale

In fondo a sinistra, il vigneto a spirale

«Papà, ma se devo lavorare in Calabria avendo a che fare coi don Ciccio, i don Michele...»: questo confidava dubbioso Paolo Librandi a Nicodemo, qualche anno fa: e i "don" i questione non erano in abito talare. Ci spiega oggi il primo: «All'epoca mio padre ci rassicurò. E in effetti il problema non si è presentato: mai avuto problemi. E c'è una spiegazione: diamo lavoro a circa 300 famiglie, facciamo del bene al territorio e loro sono molto attenti al consenso popolare. Il problema, semmai, è che la loro presenza non attrae capitali». Il fratello Raffaele, presidente del Consorzio di Tutela Vini Cirò, ci aveva raccontato la sera prima: «Ci sono pochi investimenti da fuori (solo i friulani di Venica&Venica sono presenti, dal 2001, con l'azienda Terre di Balbia ad Altomonte, ndr). Eppure la nostra realtà vinicola è effervescente: si moltiplicano le piccole aziende, tanto che negli ultimi tre anni nel comprensorio di Cirò che cade sotto il Consorzio è aumentata la produzione di un milione di bottiglie, da 3 a 4».

Paolo e Nicodemo Librandi

Paolo e Nicodemo Librandi

Un dinamismo che merita una grande Docg di riferimento: arriverà presto, ci torneremo. E ha come punto di riferimento aziendale proprio la Librandi Antonio & Nicodemo Spa: cuore a Cirò Marina, versante ionico calabrese, 2,5 milioni di bottiglie mandate sul mercato, 15 mila quintali di uve in media raccolti ogni anno - l'85% vendemmiata a mano in cassetta - da 232 ettari vitati (che diventano 400 calcolando boschi e uliveti) sparsi tra sei 6 aziende: quattro piccole a Cirò e dintorni, dove tutto è iniziato, dai 6 ettari del 1953 con la piccola cantina di via Tirone a Cirò Marina («Ed era già un primato»); una un po' più a Sud, la Critone a Strongoli, di 51 ettari; e una ancora più a Sud, la Rosaneti tra Rocca di Neto e Casabona, di 155 ettari.

Una realtà produttiva importante, eppure a gestione famigliare: «Con numeri così consistenti, siamo un po' un'anomalia». Merito della passione di Nicodemo, certo; e della dedizione dei figli suoi e del fratello Antonio, scomparso nel 2012: oggi a gestire l'azienda è soprattutto la nuova generazione, fratelli-cugini, ossia Paolo e Raffaele di Nicodemo («Che però mette il naso ovunque, controlla tutto, vuole sapere tutto»), Francesco e Teresa di Antonio. Macinano numeri importanti e battono primati.

Raffaele, Paolo, Nicodemo, Teresa e Francesco Librandi

Raffaele, Paolo, Nicodemo, Teresa e Francesco Librandi

Perché Librandi ha non accompagnato, non sfruttato, semmai guidato la crescita del vino calabrese. Negli anni Ottanta, con l'acquisto della tenuta Critone a Strongoli (prima proprietà Librandi fuori della zona del Cirò Doc), 40 ettari ora diventati appunto 51, l'azienda ha puntato sui vitigni internazionali, piantando per la prima volta in Calabria Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Chardonnay e Sauvignon Blanc. Esiti fausti: le uve hanno sposato meravigliosamente clima e terreni. Ne sono nate bottiglie di successo: Critone - Val di Neto Bianco Igt (Chardonnay 90%, Sauvignon 10%. Oggi le uve arrivano anche dalla tenuta Rosaneti); e Gravello - Val di Neto rosso Igt (Gaglioppo 60%, Cabernet Sauvignon 40%), primo in Calabria a ottenere i tre bicchieri Gambero Rosso: «Era il 1989, fu un punto di svolta. Il vino era nato solo l'anno precedente, in un momento in cui qui in Calabria dominavano le cantine cooperative impegnate a fare solo quantità, poca qualità» (oggi se ne producono 40-45mila bottiglie, costa 22-25 euro a scaffale).

La tenuta Critone

La tenuta Critone

Quanto a svolte, però, conviene accennare a un'altra. Ci rammenta Nicodemo Librandi: «Abbiamo allestito il primo campo sperimentale nel 1993, ci siamo mossi anticipando tutti gli altri nel recupero dei vitigni autoctoni». E qui torniamo al vigneto a spirale che abbiamo scrutato dall'alto della collina, all'inizio di questo nostro viaggio. Si trova nella tenuta Rosaneti, la più grande, di 155 ettari, acquistata nel 1997. È il simbolo («Qui c'erano campi di cavoli») della ricerca Librandi, un giardino varietale che diventa emblema dei campi semenzali e di selezione massale e clonale che ha attorno. Nicodemo Librandi: «Nel 1993 ho iniziato un percorso di raccolta e selezione clonale di ben 159 varietà di vecchie viti. Poi, un decennio più tardi, mi sono imbattuto in uno studio sulla viticoltura regionale che portava la firma di Marilena De Bonis in cui ne erano citate addirittura 706». Un’identità produttiva di cui si era persa memoria, un pezzo di storia che rischiava di scomparire per sempre.

Tenuta Rosaneti

Tenuta Rosaneti

Con l'aiuto del professor Attilio Scienza, è stata proprio Librandi a impegnarsi in un lento e prezioso lavoro di recupero. Nicodemo: «Delle settecento siamo scesi a circa 200, dopo aver eliminato le simili. L'analisi del Dna ha permesso di individuare 78 varietà uniche, delle quali 28 di assoluto valore: Magliocco, Pecorello, Castiglione, Pellaro, Toccarino...». Lo studio prosegue, «ci aspetta ancora tanto lavoro. Ma tante sono anche le aree vitivinicole calabresi, bellissime, oggi totalmente trascurate; e tante le sperimentazioni in corso, anche con irrigazione controllata».

Il vigneto a spirale di tenuta Rosaneti

Il vigneto a spirale di tenuta Rosaneti

È l'orgoglio, oggi, dell'azienda, che punta sempre più sull'autoctono: «Prendiamo Magliocco o Mantonico: sono produzioni poco convenienti, poiché a bassa produttività. Ma sono resistenti, reggono le asprezze del clima e del territorio. Il secondo a bacca bianca, il primo rossa: entrambi sono centrali in tutti i nostri progetti».

Tramonto a tenuta Rosaneti

Tramonto a tenuta Rosaneti

Dentro, c'è il cuore della Calabria, quindi dei Librandi. Assaggiamo una piccola verticale di Efeso - Val di Neto bianco Igt (100% Mantonico): 2015, 2010 e 2005. Sorprendente per quanto abbia mantenuto freschezza e corpo, anche a 14 anni di distanza: «È un vino che deriva dal lavoro di ricerca perlopiù finalizzato ai passiti, nel Reggino. Noi lo abbiamo invece pensato come bianco da invecchiamento d'ispirazione borgognona. È stata una sfida. Sono stato in Borgogna e mi sono detto: "Quando lo facciamo anche noi un vino così?". Eccolo». Prima annata 2003, oggi sono circa 15mila le bottiglie prodotte, allo scaffale le più giovani si trovano a 15-16 euro.

Nicodemo, con figli e nipoti, illustra il passato ma guarda al futuro: «Si va verso la logica del cru, abbiamo individuato le particelle... Abbiamo ottenuto una certa completezza aziendale solo in questi anni, anche dopo tanti errori». Parliamo davanti a un Duca Sanfelice - Cirò rosso classico superiore riserva Doc (100% Gaglioppo. È il vino più tradizionale di tutta la linea: circa 90mila bottiglie a 12-15 euro allo scaffale). Oggi top di gamma aziendale per quanto riguarda il Cirò rosso, ma sono attese novità: «Quest'anno la Doc Cirò compie 50 anni. Nel 2020 dovrebbe arrivare invece anche la Docg, e noi ci prepariamo infatti a lanciare un vino nuovo. Il Cirò Classico Docg ci consentirà una diversa politica dei prezzi e di immagine». Intanto, sono state appena rinnovate le etichette dei Doc Cirò rosso, rosato e bianco, che acquisiscono il nome "Segno Librandi".

Segno Librandi

Segno Librandi

Oggi Librandi porta il nome della regione su 33 mercati in tutto il mondo: il 45% della produzione va all'estero. Un'emigrazione dalla Calabria che, per una volta, piace a tutti.


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