In Italia il livello degli chef sarà certamente basso (ironico per favore) e, conseguenza logica, “s’è smesso da tempo di mangiar bene” come ha dichiarato Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua in Buitoni, 58enne sottosegretario ai Beni Culturali, in una intervista a Panorama che sta facendo scalpore. E’ un’entrata a piedi uniti, di quelle che nel calcio vengono sanzionate con il cartellino rosso. Non c’è stato infatti un altro momento, come quello che stiamo vivendo, che abbia visto la nostra cucina e la nostra creatività, i nostri prodotti e i nostri cuochi in gran spolvero ovunque nel pianeta.

Sia chiaro che ognuno è libero di pensarla come meglio crede, ma quando si ricoprono incarichi di governo sarebbe il caso di andare oltre il proprio palato e informarsi per capire se il proprio giudizio rispecchia la realtà. E una volta appurato che la verità racconta tutt’altra storia, comportarsi di conseguenza. Il mondo vuole mangiare italiano e il 90% del cibo italiano consumato fuori dal nostro Paese non è prodotto in Italia. Così come abbondano i finti locali italiani e i finti prodotti. Ma se tantissimi accettano le cose più mediocri pur di mangiare tricolore, significa che la voglia di Italia e di italiano è così forte che chi ci governa dovrebbe prendere questo dato come punto di partenza per sviluppare cultura, conoscenza, forza economica e distributiva, per supportare i nostro cuochi e i nostri artigiani, portarli in palmo di mano e combattere frodi e falsità.
Io sono arcisicuro, e lo leggiamo spesso, che se chiediamo a chi viene da noi il perché della scelta, tre motivi, uno è invariabilmente “perché si mangia bene”. Poi è scontato che tutti scelgano in base ai loro gusti e alle loro possibilità, ed è infinitamente più facile che siano affollate pizzerie, trattorie e trappole per turisti, che gli indirizzi stellati, ma questo avviene ovunque a meno di non credere che i capi di alta moda siano più venduti del prêt-à-porter e le fuoriserie delle utilitarie.

La Carbonara Rice dei fratelli Christian e Manuel Costardi
Ecco, una persona che ragiona così, in Francia non la mandano al governo o, letti pensieri così, la dimettono. Noi italiani sì. Continuiamo a farci del male, a massacrare quello in cui siamo bravi. Il mondo vuole mangiare italiano e chi dovrebbe farsi in quattro per aiutare i nostri cuochi, i nostri prodotti, le nostre idee, è la prima a sputare sui
Bottura, gli
Alajmo e gli
Esposito. Geniale. Del resto attraversiamo un tale momento di ricchezza che possiamo anche concederci il lusso di azzoppare uno dei pochi settori in cui riusciamo ancora a essere protagonisti. A dispetto di chi di governa.
Speriamo che il coro di critiche che il sottosegretario sta ricevendo lo spingano a interrogarsi su un mondo che, nonostante il cognome che porta, conosce poco.
I tempi cambiano, bisogna aggiornarsi e la tre giorni del Roma food&wine festival, all’ultimo piano di Eataly Roma, testimonia la varietà di cucine e di idee che rendono buona e viva la ristorazione italiana. Esattamente come la giornata del 28 aprile da Harrods a Londra la febbre verde bianca e rossa degli inglesi. E il nostro governo a dire di no, che in Italia si mangia male.
Ieri tre chef a pranzo e altrettanti la sera, mentre allo stand Grana Padano si poteva sbocconcellare il grana invecchiato 16 mesi oppure la riserva di 24.
All’una ecco il Pollo al peperone di Cristina Bowerman, piatto che non può mancare sulla tavola dei romani il giorno di Ferragosto, il Riso alla carbonara dei fratelli Costardi, Christian e Manuel, servito in un barattolo da pomodori pelati, e il Cous Cous alle primizie primaverili di Alice Delcourt, vincitrice delle due ultime edizioni del Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo.

Troppo curiose e simpatiche Cristina Bowerman e Alice Delcourt
La sera è stata la volta del Cous cous di mare di
Fabrizio Ferrari del
Porticciolo a Lecco, pure lui in gran spolvero all’ultimo Cous Cous Fest, delle Carbonare-contro di
Luciano Monosilio e di
Alessandro Roscioli –
Nabil Hadj Hassen, a Roma da 25 anni e più italiano di tanti che sono nati qui. Infine il Baccalà con le sue trippe e crema di fagioli di
Gennaro Esposito, prossimo all’edizione 2013 della
Festa a Vico, a Vico Equense dal 2 al 4 giugno.
Roma food&wine festival, siamo partiti, cureremo ancora di più i dettagli, i nodi, le soddisfazioni. Obiettivo: crescere bene.