Viaggio a Kobe

Un foto-dossier sui gioielli della prefettura di Hyogo, dalla celebre carne al sakè più prezioso

22-02-2016
Lo chef del ristorante Kobe Plaisir di Kobe regge

Lo chef del ristorante Kobe Plaisir di Kobe regge sul vassoio due magnifiche entrecôte di manzo. La carne di Kobe è tra i simboli gastronomici più noti al mondo della capitale della prefettura di Hyogo, 560 chilometri a sud-ovest di Tokyo. Una terra di grandi prodotti, dal sakè ai fagioli neri di soia, dal pepe di Asakuro alle cipolle di Awaji. Li abbiamo scoperti in un viaggio di cinque giorni, organizzato da Jetro Kobe e Jetro Italia (foto e fotogallery Zanatta)

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Kobe, un milione e mezzo di abitanti, è la capitale tranquilla della prefettura giapponese di Hyogo, a sua volta inserita nella macro-regione di Kansai, raggiungibile dall’aeroporto internazionale di Osaka. Kobe dista da Osaka un’oretta di macchina e 23 minuti di Shinkansen, i treni ad alta velocità del Giappone. La tratta Kobe-Tokyo, circa 550 chilometri, si percorre in appena 2 ore e mezza
La prefettura di Hyogo - divisa nelle 4 province di Settsu (Kobe), Harima, Tamba e Tajima - unisce due coste: il mare del Giappone e il mare di Seto nel Pacifico a sud. Il suo simbolo è il castello di Himeji, patrimonio mondiale dell’umanità Unesco, eretto nel 1601. Tra poche settimane, tutt’attorno, cominceranno a fiorire i ciliegi, uno spettacolo molto atteso (foto dronestagr.am)
La fama di Kobe accrebbe nel 1868 quando venne aperto il porto, che oggi dialoga con 500 altri porti di 130 paesi nel mondo. È una tappa popolare per le navi da crociera. Kobe è un centro importante per le industrie pesanti e l’acciaio: tra le altre, Kawasaki, Mitsubishi e Toshiba (foto seanews)

 
Uno dei poli gastronomici più vivaci di Kobe è sotterraneo, nel centro commerciale di Sogo. Decine di isole curatissime, con prodotti gastronomici di ogni genere. In primis, esercizi di patisserie e chocolaterie, una replica perfetta dei modelli francesi

Se tutte le guide di settore del mondo venerano i ristoranti giapponesi, è perché alla base della loro tradizione c’è innanzitutto una storia assai profonda di prodotti eccellenti. Un paniere tutto sommato trascurato di gioielli figli di tradizioni plurisecolari. Un patrimonio di saperi senza i quali la leggendaria chirurgia dei maestri di sushi, sashimi, kaiseki e teppanyiaki - la cucina dei gesti ripetuti allo sfinimento perché solo così si accede alla perfezione – rimarrebbe un esercizio a vuoto.

È per questo che abbiamo accettato con entusiasmo l’invito di Jetro a visitare i prodotti alimentari simbolo della prefettura di Hyogo, una tra le 47 prefetture del Paese, capoluogo Kobe. Una regione di 5 milioni e mezzo di abitanti chiusa tra due mari. Una piccola porzione del più vasto distretto di Kansai, che però somma l’80% della produzione nazionale di sakè, con la sua fabbrica di punta fondata ben 273 anni fa.

In rosso, la prefettura di Hyogo, capitale Kobe

In rosso, la prefettura di Hyogo, capitale Kobe

Una terra che produce da 4 secoli eccellenti miso – ancora un punto di domanda per l’Occidente - e pasta somen da 600 anni. Fabbriche in cui gli operai separano chini tutti i giorni, da oltre 180 primavere, i fagioli neri di soia buoni da quelli cattivi. Una regione in cui il ristorante di punta è pronto a spegnere 100 candeline (e parliamo di una città tutto sommato minore, non della capitale Tokyo o di Kyoto, culla del kaiseki).

A Kobe e dintorni, gli alimenti sono certificati da oltre 10 anni da uno speciale sistema di certificazione che premia le produzioni a basso impatto ambientale, i cibi sani e sicuri. Sugli scaffali sono quasi 2mila le tipologie che soddisfano i requisiti, con tanto di bollino. Tanti ve li raccontiamo in un dossier di oltre 50 foto (clicca le foto in alto).

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La prefettura di Hyogo - divisa nelle 4 province di Settsu (Kobe), Harima, Tamba e Tajima - unisce due coste: il mare del Giappone e il mare di Seto nel Pacifico a sud. Il suo simbolo è il castello di Himeji, patrimonio mondiale dell’umanità Unesco, eretto nel 1601. Tra poche settimane, tutt’attorno, cominceranno a fiorire i ciliegi, uno spettacolo molto atteso (foto dronestagr.am)
La fama di Kobe accrebbe nel 1868 quando venne aperto il porto, che oggi dialoga con 500 altri porti di 130 paesi nel mondo. È una tappa popolare per le navi da crociera. Kobe è un centro importante per le industrie pesanti e l’acciaio: tra le altre, Kawasaki, Mitsubishi e Toshiba (foto seanews)

 
Uno dei poli gastronomici più vivaci di Kobe è sotterraneo, nel centro commerciale di Sogo. Decine di isole curatissime, con prodotti gastronomici di ogni genere. In primis, esercizi di patisserie e chocolaterie, una replica perfetta dei modelli francesi
Il pane è un simbolo importante per la gastronomia di Kobe, per i locali e per gli expat, circa 40mila residenti da tutto il mondo
I macaron, molto popolari nella Kobe bene
Passiamo alle meraviglie della gastronomia giapponese autentica: sempre sotto al centro commerciale Sogo, drappi di tessuto tinti con ideogrammi nascondono gli ingressi di piccole tavole a conduzione familiare, come questo teppanyiaki. Quattro tavoli in tutto, ognuno con piastra, per arroventarsi qualsiasi cosa. Nel nostro caso, soba meshi (noodle fritti con carne) e okonomiyaki, sorta di frittata. Vietato indossare maglioni pregiati
Nel centro di Kobe spunta anche una vivace Chinatown. Sono forti i legami commerciali tra la città giapponese e l’isola cinese (con ambizioni irredentiste) di Taiwan
Le relazioni tra Kobe e Taiwan si sono rafforzate anche per un tragico destino comune: le calamità naturali. Il terremoto di Kobe del 17 gennaio 1995 provocò 6.400 vittime e 40mila feriti, danneggiando oltre 240mila palazzi. Nella foto, la prima sede del ristorante di cucina tradizionale Matsunoya dopo il sisma
Il ristorante Matsunoya è rinato in una nuova sede. Gli abbiamo dedicato un post
La chiusura del menu kaiseki del Matsunoya: tè matcha frullato per qualche secondo con canne di bambù, una preparazione molto popolare
Siamo accolti nel quartier generale della prefettura di Hyogo dal governatore in persona, il signor Toshizo Ido (nella foto, a destra). «Volevamo ringraziarvi anche per la nostra formidabile esperienza all’Expo», ci ha detto