Ma chi è Gabriele Corcos?

Star tv in America (e in altri 48 Paesi): abbiamo incontrato lo chef-imprenditore partito da Fiesole

16-05-2016
Il toscano Gabriele Corcos negli Stati Uniti è un

Il toscano Gabriele Corcos negli Stati Uniti è una star della televisione, grazie alla sua fortunata trasmissione di cucina intitolata Extra Virgin e in onda su Cooking Channel (e poi rilanciata in 48 Paesi in tutto il mondo). Lo abbiamo incontrato e vi raccontiamo la sua storia

Parli con Gabriele Corcos e l’impressione è quella di trovarti di fronte a un organismo composto di adrenalina pura. Digiti il suo nome su Google e appare una nutrita biografia su Wikipedia, solo in inglese, che attacca così: "Gabriele Corcos (born October 7, 1972) is an Italian celebrity cook, entrepreneur, and television personality. He is the creator, host, and producer of Extra Virgin on the Cooking Channel. He is also the author of a New York Times best-selling cookbook, Extra Virgin”. Italian celebrity, dunque, tanto da avere vinto proprio qualche giorno fa il prestigioso James Beard Award 2016 per la sua trasmissione televisiva, Extra Virgin appunto. Il punto è che, però, in Italia lui è ben poco conosciuto. E la cosa gli pesa.

Lo incontriamo a margine di Seeds and Chips, il summit sull’innovazione tecnologica nel mondo del food che si è chiuso sabato a Milano. Ci sono interviste impossibili a persone così poco comunicative da rispondere a monosillabi. Corcos è il contrario: un fiume in piena. La sua storia è una specie di riedizione 2.0 di quella di tanti altri immigrati che inseguono il sogno americano, con contorno di star di Hollywood, un po’ di gavetta e poi il successo. Si parte dal paesello e, nel fondo del cuore, si aspira a tornarci, ma da vincitore.

Corcos con la moglie

Corcos con la moglie

Il paesello in questione poi tanto paesello non è, Fiesole fa di suo quasi 15mila abitanti ma poi è un tutt’uno con Firenze. Corcos, che ora ha 43 anni, vi ha passato la gioventù con un sogno nel cassetto, diventare musicista. Ha fatto il batterista e percussionista per una serie di gruppi, senza sfondare; ma in fondo le note sono l’avvio di tutta questa vicenda: «Era il 2001, c’era il concerto di Madonna a Milano. Ci vado anche perché sono amico di una sua amica». Lì conosce quella che l’anno successivo sarebbe diventata sua moglie, a sua volta intima della rockstar. Non è una donna qualsiasi, Debi Mazar, famiglia d’origine ebraica lettone: oltre che essere bella, è anche un’attrice di successo, una carriera lunga così a contatto con i grandi di Hollywood. Così lei torna negli States portandosi appresso quell’italiano un po’ spiantato, è vero, ma che sembra avere la marcia giusta per sfondare, in un luogo dove riuscirci è notoriamente più facile che nella vecchia, sonnolenta Europa (figurati a Fiesole).

«Negli Stati Uniti ho provato a fare il batterista, ma la cosa era più grande di me: là c’è il top al mondo, che possibilità avevo io, appena atterrato a Los Angeles? C’ho provato, ma senza esiti, e poi là la vita è carissima… Ero frustrato». Manco fosse un casalingo disperato, si mette a cucinare (mia domanda: ma dove hai imparato? Risposta: «Sono italiano, vivevo con mia mamma: chi non sa cucinare?»). E’ il 2007, YouTube è nato da poco, Corcos vi carica un video (qui la prima parte), «era lentissimo, complessivamente circa 20 minuti durante i quali con mia moglie preparavo a casa mia una salsa al pomodoro». E’ il vagito di uno dei primi canali di YouTube dedicati alla cucina italiana, Under The Tuscan Gun, il grimaldello del suo successo, «lo creammo perché ricevevamo una marea di mail» da parte di una sempre più numerosa e devota comunità di fan-buongustai. Nel 2010 viene lanciato Cooking Channel e ai suoi curatori viene naturale chiedere a Corcos di farne parte, trasformando i suoi video home made («Facevo tutto io: creavo le ricette, mi filmavo, curavo l’editing…») in una vera e propria trasmissione televisiva, Extra Virgin.

Oggi Corcos è una star tv e ha aperto da un paio d’anni il suo The Tuscan Gun Officine Alimentari e Brooklyn, New York (presto è prevista una seconda insegna entro Natale): non un vero proprio ristorante, ma una eatary dove trovare prodotti italiani di qualità e mangiare cibo semplice, «il menu prevede 7 panini, due zuppe, altrettante insalate e 7 piatti di pasta classici». Il bestseller è un panino con la porchetta, «come lo mangeresti al parcheggio di uno stadio in Italia. Ha tenuto in piedi l’intero business».

Non ha smanie da fine dining, Corcos, «anche se qualche cucina importante ho voluto frequentarla, prima di sbarcare in tv. Mi dicevano: ma cosa te ne frega, i cuochi più famosi in tv, in America, non hanno mai lavorato in un ristorante importante. Ma io rispondevo: voglio essere credibile, e quindi vado a scuola». I suoi maestri sono stati Mark Peel del Campanile Restaurant e Gino Angelini dell’Osteria Angelini, a Los Angeles. «Da Peel mi assunsero come lavapiatti, però il primo giorno mi affidarono la griglia. Facemmo 400 coperti e funzionai a meraviglia, erano tutti sbalorditi. Ma ragazzi, io grigliavo come un matto fin da bambino, in Toscana, quando andavo da mia nonna Lola, che oggi ha 93 anni... Angelini invece mi ha messo 4 mesi a guardare, non ho toccato una pentola».

Extra Virgin ha avuto successo anche perché ha proposto un modo diverso di fare vedere la cucina in tv, «prima tutte le trasmissioni erano registrate in un set, al chiuso. Io invece ho voluto mostrare qualcosa di diverso, il normale approccio alla tavola che può avere una famiglia: vado a fare la spesa, preparo i pasti per le mie bambine (Giulia ed Evelina, 10 e 14 anni, ndr) e così via. Propone la squisita normalità della migliore tradizione italiana, «senza americanismi. Registro un po’ in giro per gli Usa, un po’ in Italia. Racconto il tartufo dell’Amiata, la cecina di Castiglioncello, il lardo di Colonnata. Ora sto lavorando molto sulla carne, e allora sono spesso in trasferta nel Tennessee e in Texas, per il nuovo format Extra Virgin Americana», che ha debuttato in marzo. La trasmissione viene trasmessa in 49 Paesi di tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda alla Russia, grazie alla piattaforma International Food Network.

Un bel palcoscenico per il cibo italiano, «mi piace aiutare le nostre aziende che vogliono crescere nel mercato Usa. Collaboro anche con alcune grosse realtà, come Lavazza. Ormai posso permettermi di scegliere: tempo fa fui contattato dalla Kraft, mi proponevano tanti soldi per pubblicizzare la loro sour cream. Panna acida? No, grazie». Fa rete anche coi migliori produttori tricolori negli States, «penso alla splendida burrata che il pugliese Mimmo Bruno produce nella California del Sud, a marchio DiStefano Cheese» (di scelte simili avevamo già parlato qui).

Il suo orgoglio è quello «di aver fatto tutto da solo, o meglio con mia moglie, che ha sempre creduto in me e mi ha aiutato nei momenti duri». La sua ambizione è «creare una company che unisca food & media. Mi piacerebbe essere il Benigni del cibo: unire i nostri prodotti, la cultura, la storia. Senza sciocchi passatismi: certo, stimolo la gente a tornare alla campagna, ma va bene se usa i droni. E poi, vorrei venire in Italia, a fare business».

E’ anche un cuore d’oro, Corcos, impegnato in molte iniziative sociali, come Feeding America o la Food Bank (sarebbe il nostro Banco Alimentare, ndr): «A New York vi ricorre una persona su cinque. Io ho conosciuto le difficoltà della vita, come potrei ora voltarmi dall’altra parte?».


Rubriche

Dal Mondo

Recensioni, segnalazioni e tendenze dai quattro angoli del pianeta, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose