01-08-2026

Casa Las Cujas a Santiago del Cile: il mare come struttura, la città come contesto

Nel quartiere di Vitacura, c'è un ristorante che mantiene vivi i pesci in una piscina marina. Cucina di prodotto che interviene il meno possibile, nel modo più preciso possibile

La famiglia Raide, proprietaria del ristorante Ca

La famiglia Raide, proprietaria del ristorante Casa Las Cujas a Santiago del Cile

A Santiago del Cile, in un quartiere come Vitacura dove la ristorazione dialoga con design e contemporaneità, Casa Las Cujas costruisce un progetto che parte da una premessa semplice ma rara: lasciare che sia il prodotto a definire il linguaggio. Non è una scelta stilistica, ma operativa. Il ristorante nasce sulla costa, a Cachagua, e porta con sé un’impostazione precisa, quella della cocina de playa: una cucina che non interpreta il mare, ma lo segue. I fratelli Raide, con Max Raide come figura centrale, trasferiscono questo approccio a Santiago senza adattarlo alle logiche urbane, mantenendo intatto il rapporto diretto con la materia prima.

Il risultato è un ristorante che lavora sul prodotto come sistema: pesci, crostacei e molluschi arrivano quotidianamente dalla costa e vengono mantenuti vivi all’interno del locale, in una piscina marina che non è elemento scenografico ma dispositivo funzionale. Qui la filiera è visibile, controllata, dichiarata. Il piatto non è mai disgiunto dalla sua origine.

L’ambiente accompagna questa impostazione con coerenza. Entrando, la sensazione è quella di un disallineamento percettivo: Santiago resta fuori. All'interno, lo spazio lavora su toni chiari, materiali naturali, dettagli marini. I quadri e le immagini della costa cilena costruiscono una continuità visiva con il progetto gastronomico, mentre gli elementi nautici e la luce diffusa restituiscono una dimensione quasi balneare. Non si tratta di ricostruzione decorativa, ma di un tentativo ben riuscito di trasportare un contesto – quello della caleta – dentro la città.

In questo spazio, la cucina trova la sua forma più coerente. Il menu è costruito per blocchi, senza rigidità ma con una logica chiara: crudi, preparazioni fresche, piatti caldi, arroces ( piatti a base di riso). È una cucina che non impone un percorso, ma suggerisce un movimento.

I crudi rappresentano il punto più diretto di accesso al progetto. Ostriche del sud, ostiones del nord, almejas, erizos: il lavoro è minimo, calibrato su acidità e condimenti essenziali. Piatti come il Ceviche de la costa chilena o il Mariscal fresco restituiscono una lettura immediata del Pacifico, senza mediazioni. Anche le tartare – di pesce bianco, salmone o langostini della Terra del Fuoco – seguono questa linea: precisione, pulizia, riconoscibilità.

La sezione dei crudi in olio d’oliva aggiunge un ulteriore livello di costruzione: il pesce del giorno viene accompagnato da elementi come acqua di pomodoro, agrumi o merkén, lavorando su equilibrio e profondità senza mai sovrastare l’ingrediente. Nei piatti caldi, invece, la cucina cambia registro, ma non direzione. Preparazioni come il Mariscal caliente con fondo de mar, il Chilean seabass al fuego con caldillo o il Chupe de locos y camarón introducono struttura e intensità, mantenendo però una leggibilità costante. La tecnica è presente, ma sempre subordinata al prodotto.

La brace diventa uno degli strumenti principali per lavorare il pesce: corvina, robalo, congrio, albacora vengono trattati con cotture essenziali, che rispettano texture e sapidità naturale. Qui emerge chiaramente l’idea di cucina: intervenire il meno possibile, nel modo più preciso possibile.

Gli arroces rappresentano un passaggio interessante all’interno del menu. Piatti come l’Arroz con langostinos de Tierra del Fuego o l’Arroz al hierro con locos costruiscono una dimensione più complessa, lavorando su concentrazione e stratificazione di sapore, ma senza mai perdere il centro dell’idea che prodotto resta sempre leggibile, mai inglobato nella tecnica.

Lo chef Juan Pablo Raide

Lo chef Juan Pablo Raide

Alcune preparazioni diventano sintesi del progetto, come La Caleta Las Cujas: grande piatto di raccolta del giorno, restituisce in forma diretta il lavoro quotidiano sulla materia prima. La centolla patagonica, proposta in più versioni, e i locos lavorati con salse leggere sono esempi di una cucina che bilancia tradizione e contemporaneità con naturalezza. Segue la stessa logica anche la carta dei vini, con una forte presenza cilena, costruita per accompagnare una cucina marina, salina, spesso giocata su freschezza e acidità. Anche qui non c’è volontà di stupire, ma di sostenere.

Casa Las Cujas si inserisce così in un contesto più ampio. Non è solo un ristorante di successo, ma parte di un lavoro sistemico portato avanti da Max Raide: contribuire a ridefinire il posizionamento gastronomico del Cile, riportando Santiago dentro una mappa internazionale credibile. In questo senso, il progetto funziona perché è chiaro. Non cerca linguaggi esterni, non forza codici contemporanei. Lavora sul prodotto, sulla filiera, sulla coerenza. E proprio qui si misura la sua rilevanza; quando il mare non è più un tema


Dal Mondo

Recensioni, segnalazioni e tendenze dai quattro angoli del pianeta, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Francesco De Marco

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Francesco De Marco

viaggiatore instancabile, narratore ed esploratore delle culture culinarie del mondo. Negli anni i suoi percorsi lo hanno condotto in tutto il continente, in particolare nel Nord, dove ha collaborato con realtà di alto profilo nei campi dell’immagine e della comunicazione. Tra Europa e Cile, dove concentra oggi gran parte delle sue attività, continua a esplorare le connessioni tra accoglienza, usi e costumi, tavola e territorio, convinto che dietro ogni persona e ogni esperienza ci sia una storia da condividere

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