Cuochi eccezionali, ma anche mixologist, sommelier, pasticcieri, produttori si sono ritrovati per il gran finale della kermesse ideata da Gennaro Esposito: tra assaggi straordinari e abbinamenti inattesi, un solo e unico scopo a cuore di tutit, ovvero migliorare la vita dei più disagiati attraverso la gioia della condivisione
Se è vero quel che sosteneva Massimo Troisi ne Il Postino, ovvero che «la poesia non è di chi la scrive ma di chi gli serve», qualcosa di simile vale anche per la cucina, che non appartiene tanto a chi la fa, quanto a chi riesce a trasformarla in occasione di condivisione.

Gennaro Esposito, chef de La Torre del Saracino, Vico Equense, Napoli
Festa a Vico è la dimostrazione perfetta di quanto testé scritto. La manifestazione ideata da
Gennaro Esposito, infatti, da più di vent'anni, è l'evento conviviale d'alta gastronomia per antonomasia nell'intero panorama italiano.
Il 17 giugno, nel magnifico giardino a picco sul mare al Bellevue Syrene di Sorrento, sono andati in scena due dei momenti più attesi dell'intera kermesse. Il primo, Quell'Abbinamento a Vico, ha messo sullo stesso piano chef, sommelier e bartender in un intreccio attento, ragionato e riuscitissimo tra cucina, vino e mixology.

Un momento dal pranzo Quell'abbinamento a Vico al Bellevue Syrene di Sorrento
Non una semplice esercitazione sugli abbinamenti - come ha tenuto a dire
Gennaro Esposito - ma una riflessione su come il gusto contemporaneo nasca sempre più spesso dall'incontro tra mondi differenti.
Tra i nomi coinvolti: i fratelli Maicol, Emanuel e Valerio Izzo, Antonio D'Angelo ed Edoardo Nono, Matteo Tonin e Jimmy Bertazzoli, Domenico Candela ed Enrico Moschella, Gianni Piezzo, Vittorio De Palma e Giovanni Meraviglia, Michele Cannavacciuolo e Lucia Mauro.

La splendida cornice della Costiera Sorrentina
Quando, poi, il tramonto è sceso su Sorrento, cospargendo tutto d'un fascino surreale, ha preso avvio la tradizionale
Cena delle Stelle, probabilmente il momento più elegante di
Festa a Vico, nonché una delle degustazioni in grado di riunire il maggior numero di protagonisti della gastronomia italiana contemporanea.

La briagata della Cena delle Stelle all'opera
Notevolissimo il menu: dai
Ceci neri con salsa mou e caviale di
Enrico Bartolini al
Baccalà con pecorino e gnudi di
Bobo Cerea, dai
Fusilloni con aglione e papavero di
Anthony Genovese ai
Risoni al lime e intingolo di chiocciole vignaiole di
Riccardo Monco, fino al
Controfiletto di piemontese alla brace ed erbe di mare di
Emanuele Scarello. A dare il benvenuto agli ospiti ci hanno pensato:
Carlo Cracco,
Moreno Cedroni,
Pino Cuttaia,
Tomas Kavicic, Antonia Klugmann,
Matteo Temperini, Giancarlo Morelli, i ragazzi del
Don Alfonso in rappresentanza di
Ernesto Iaccarino e naturalmente
Gennaro Esposito.
Dulcis in fundo, la grande pasticceria italiana ha rubato la scena attraverso le creazioni, le tecniche e le sorprese golose di Sal De Riso, Carmine Di Donna, Antonino Maresca, Salvatore Gabbiano, Benito Odorino, Carmen Vecchione e Alessandra Galano.
Festa a Vico continua così ad attrarre, per poi amalgamare con naturalezza, territori diversi, sensibilità differenti, usi e costumi spesso lontani tra loro, ma tutti accomunati della stessa attenzione verso la materia prima e dalla volontà di raccontare una storia attraverso il cibo, che altrimenti, per l'appunto, sarebbe ''solo cibo''.
Ma il vero elemento distintivo di Festa a Vico resta la sua dimensione collettiva. Al di là dei grandi nomi, delle stelle Michelin e delle creazioni d'autore, il cuore della manifestazione continua a battere per la solidarietà.
A confermarlo sono anche i numeri dell'edizione 2026. «Abbiamo raccolto 115.000 euro, un risultato che conferma quanto Festa a Vico continui a essere un progetto capace di coinvolgere e unire persone diverse attorno a valori condivisi», ha sottolineato Gennaro Esposito. «È il frutto dell'entusiasmo e della generosità della comunità locale, della partecipazione degli chef, del sostegno degli sponsor e di tutti coloro che scelgono di esserci anno dopo anno. Questo traguardo dimostra che la cucina può essere un potente strumento di condivisione e solidarietà».
Ed è forse proprio questa la cifra più autentica della manifestazione. Perché, in fondo, tornando a parafrasare Troisi: «La cucina non appartiene tanto a chi la fa, ma soprattutto a chi riesce a trasformarla in occasione di condivisione».