23-05-2026

Petrini e la capacità di cogliere il meglio

Non solo le tradizioni care a Slow Food, ma per il suo creatore, scomparso giovedì, avevano pari valore le nuove idee tanto da volere i creativi del Trigabolo alla firma a Parigi del Manifesto mondiale del movimento, il budino di cipolle accanto ai plin

Carlin Petrini con papa Francesco. insieme a mons

Carlin Petrini con papa Francesco. insieme a monsignor Domenico Pompili, attualmente Vescovo di Verona, nel 2017 Petrini ha fondato le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che, raccogliendo persone di ogni fede, accomunate dall’amore per la nostra casa comune, operano in piena sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco. Un esempio concreto di conversione in grado di innescare la transizione ecologica partendo dal basso. In un'intervista al Fatto Quotidiano così li ricoeda Jacopo Fo: «E poi un giorno Carlo era a casa mia, discutevamo di come sviluppare il lavoro della Fondazione per Franca e Dario, e suona il cellulare. Carlo risponde, esce in giardino e, quando torna, dice: “Era Papa Francesco… Mi ha detto che, siccome sono ateo, non posso pregare per lui, però posso pensarlo bene…”. Cioè, il Papa telefona a Petrini e gli chiede di essere sostenuto a distanza con pensieri amorevoli? Mi chiedo in che cavolo di mondo sono finito. Un mondo incredibile… Per questo abbiamo ancora speranza visto che abbiamo la prima prefazione a un’enciclica scritta da un maledetto comunista bolscevico!!!». © David Fabrizi

Il cammino di Carlin Petrini, scomparso giovedì 21 maggio a Bra ancora giovane, 76 anni, è scandito da molte pietre miliari che abbiamo ricordato in questo primo servizio nel nostro sito. Ma non è tutto. Amava ripetere che “chi semina utopia, raccoglie realtà”, concetto altamente positivo all’esatto opposto di “chi semina pioggia, raccoglie tempesta”. Un sognare continuo e una generosità spiccata, non metteva mai sé stesso in prima fila, bensì le sue idee e chi le faceva sue. Come, in tal senso, l’associazione italiana Ambasciatori del Gusto, fondata nel giugno 2016, della quale è stato per dieci anni il presidente onorario.

Il suo tempo in dono è un regalo immenso e lui un esempio concreto di come investire il proprio tempo aggredendo la quotidianità con idee e azioni di profondo spessore. Certo fondare prima l’ArciGola, correva il

Carlin Petrini con Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, coinvolto negli anni Ottanta nella conduzione di una delle prime radio libere italiane, Radio Bra Ombre Rosse. © Mimesilab

Carlin Petrini con Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, coinvolto negli anni Ottanta nella conduzione di una delle prime radio libere italiane, Radio Bra Ombre Rosse. © Mimesilab

1986, poi Slow Food, quindi Terra Madre e l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo sono momenti assoluti, ma Petrini ha sempre cercato di superare orizzonti immensi come quando, lo ha ricordato Jacopo Fo al Fatto Quotidiano, coinvolse suo padre Dario nella conduzione di una delle primissime radio libere italiane, battezzata Radio Bra Ombre Rosse. «”Apriamo una radio libera! Vieni?”. Dario partì subito. Una radio libera! Era una novità assoluta, possibile per un momentaneo vuoto legislativo… In Parlamento si erano confusi. E Carlo fu tra i primi ad approfittarne!!! Insieme a Dario trasmettevano da un pulmino in movimento, per non farsi beccare dalla polizia. Usavano un trasmettitore dell’esercito Usa comprato al mercatino dell’usato di Livorno».

Un intenso ritratto di Carlin Petrini. Foto di Aarón Gómez Figueroa

Un intenso ritratto di Carlin Petrini. Foto di Aarón Gómez Figueroa

In questo episodio c’è tutto il Petrini che il mondo ha conosciuto e che ora piange, ventidue anni dopo avere rischiato di salutarlo nel 2004 quando, anno di apertura dell’ateneo di Pollenzo, rischiò un prima volta di non sopravvivere a una malattia molto seria. L’anteprima alla stampa da lui condotta fu un evento da brividi perché segnava la sua guarigione, un orizzonte che si riapriva invece di chiudersi come è accaduto adesso.

Ci tengo a rimarcare un’altra decisione di Carlin, l’andare a Parigi per presentare il Manifesto di Slow Food, sottoscritto il 9 dicembre 1989, da più di venti delegazioni proveniente da ogni angolo del pianeta, un buon numero ma davvero inferiore ai 160 Paesi in cui oggi il movimento è presente, sui 195 riconosciuti come stati sovrani. Quell’andare nella capitale francese aveva un chiaro significato politico per l’importanza mondiale della cucina transalpina.

Dall'album dei ricordi di Slow Food. Carlin Petrini con il presidente Sergio Mattarella e re Carlo d'Inghilterra lo scorso anno a Ravenna. 

Dall'album dei ricordi di Slow Food. Carlin Petrini con il presidente Sergio Mattarella e re Carlo d'Inghilterra lo scorso anno a Ravenna. 

Petrini era una persona illuminata, tradizione e rispetto per la materia prima non significava un chiudersi in se stessi. Sapeva cogliere benissimo il nuovo in arrivo tanto che ora è bello ricordare come ventisette anni fa il leggendario Trigabolo di Argenta (Ferrara), chef Igles Corelli, titolare Giacinto Rossetti, sous chef Bruno Barbieri, pasticciere Mauro Gualandi, cuoco Marcello Leoni, venne invitato a cucinare assieme alle cuoche langarole, la creatività a braccetto con la tradizione assoluta, ai plin, per evidenziare quanto fosse varia la cultura della cucina italiana. Carlin chiese loro di servire il Germano Reale farcito di anguilla e il Budino di cipolla con salsa al fegato grasso e zenzero, un formidabile passo in avanti rispetto ai ravioli. Così una dozzina di anni dopo, quando per inaugurare un’edizione del Salone del Gusto, venne chiamato Ferran Adrià del Bulli a Cala Montjoi in Spagna. Petrini sapeva dove affondavano le radici, ma anche dove crescevano i nuovi rami della gastronomia.

Una veduta aerea dell'università di scienze gastronomiche di Pollenzo in Piemonte

Una veduta aerea dell'università di scienze gastronomiche di Pollenzo in Piemonte

In un’intervista di sette anni fa di Repubblica, Carlin ricordò di essere nato in casa il 22 giugno 1949 e che l’ostetrica si chiamava Gola. «Il mio destino era già segnato», bel pensiero, ma certo non fu l’unico che quella dottoressa fece nascere. La differenza l’ha fatta lui con la sua testa e il suo cuore e la capacità di pesare le persone, di conoscerle prima di giudicarle, senza limitarsi alle apparenze, cosa che a destra tanti facevano con lui.

Oggi, sabato 23 maggio, si potrà dare un ultimo saluto a Carlin nella Sala Rossa di Pollenzo a partire dalle 9 del mattino fino alle sette di sera. Domani invece, nel cortile dell’ateneo, avrà luogo un breve rito civile per commemorarlo. Poi l’omaggio proseguirà fino alle 19.


Affari di Gola di Paolo Marchi

Pagina a tutta acquolina, uscita ogni domenica sul Giornale dal novembre 1999 all’autunno 2010. Storie e personaggi che continuano a vivere in questo sito

di