Venezia, molte strutture a cinque stelle cambiano proprietà, ma Bill Gates non c'entra

Fondi internazionali e grandi catene alberghiere fanno incetta dei più lussuosi alberghi in Laguna, protagonisti di un nuovo Rinascimento dell’hôtellerie veneziana

09-02-2022
a cura di Elisabetta Canoro
La magnifica vista dalla terrazza del Danieli di V

La magnifica vista dalla terrazza del Danieli di Venezia: nei giorni scorsi al centro della cronaca per la presunta acquisizione da parte di Bill Gates, poi smentita

La notizia che più ha fatto scalpore è stata l’acquisizione di Bill Gates dello storicissimo Hotel Danieli di Venezia. Le voci si sono rincorse per giorni, ma alla fine la smentita ufficiale è arrivata. La proprietà, il Gruppo Statuto, che lo aveva acquistato nel 2005 da Starwood per 242 milioni di euro, con un prestito di 170 milioni divisi tra tre banche, conferma che il leggendario hotel veneziano, a soli 200 metri da Piazza San Marco, è ancora nel suo portfolio. Il magnate americano fondatore di Microsoft, conosciuto per essere uno degli uomini più facoltosi del mondo, nonché azionista maggioritario di Four Seasons Hotels & Resorts, colosso canadese leader nell’hospitality, ha perso la sfida per l’acquisto del leggendario cinque stelle lusso, che in due secoli di vita ha ospitato nelle sue lussuose camere personaggi dal sangue blu, celebrità, politici, da Goethe a WaltDisney, da Charles Dickens a Steven Spielberg.

L'ingresso privato dall'acqua del Danieli

L'ingresso privato dall'acqua del Danieli

Una nota ufficiale di Statuto ha spiegato che il debito era in scadenza nel 2022, ma a causa dei contraccolpi del lockdown del 2020, sono stati emessi nuovi bond che permetteranno un rifinanziamento da 330 milioni di euro tramite l’emissione di un prestito obbligazionario di due investitori: Starwood Capital Group e King Street. Oltre a garantire a Statuto di restare a capo dell’albergo, l’operazione consentirà anche la futura ristrutturazione degli edifici dell’hotel, con lavori previsti per una spesa di circa 30 milioni di euro. Pronta per il 2024, la struttura a regime avrà un valore di oltre 500 milioni di euro. Nessun cambiamento nemmeno per il contratto di management di Marriott International, collezione di oltre 7.000 proprietà di 30 brand differenti in 131 Paesi del mondo, che vanta il Danieli nella sua The Luxury Collection, «è pienamente operativo, e continuerà regolarmente fino alla sua scadenza», ha dichiarato un portavoce del gruppo Marriott International. «Durante questo periodo, i nostri ospiti continueranno a usufruire dei benefici del nostro pluripremiato programma Marriott Bonvoy» e il Gruppo resterà presente a Venezia con sei alberghi, inclusi il Gritti, il The St. Regis Venice e il JW Marriott Venice Resort and Spa

Doge Dandolo Royal Suite

Doge Dandolo Royal Suite

Intanto, al civico 4196 di Riva degli Schiavoni, il Danieli, il più antico hotel di Venezia, che proprio nel 2022 compie 200 anni di storia, è impegnato con i preparativi per festeggiare l’anniversario più importante. A ospitarlo sono gli eleganti ambienti di Palazzo Dandolo, fatto costruire dal doge Enrico Dandolo alla fine del XIV secolo. La storia narra che l’imprenditore Giuseppe Dal Niel ne avrebbe acquistato il secondo piano dalla nobile Elena Michiel Bernardo nel 1822, convertendolo in albergo. Oggi è diviso in tre edifici attigui, includendo anche Palazzo Casanova, del XIX secolo e Palazzo Danieli Excelsior, detto "Danielino" del XX secolo: sono collegati da ponti coperti e vi trovano spazio le magnifiche 204 camere e suite, impreziosite da una ricca collezione di opere d’arte e di pregiato antiquariato che testimoniano la storia della città. Spettacolari le Suite di Palazzo Dandolo, restaurate su progetto dell’interior designer Pierre-Yves Rochon, uniche le Signature Suite ispirate al glamour delle celebrità femminili del cinema, della moda e della musica.

Terrazza Danieli

Terrazza Danieli

Ma il Danieli non è l’unico hotel cinque stelle lusso in Laguna a essere entrato nel mirino dei grandi fondi di investimento internazionali, che sembrano avere un debole per la Serenissima. Durante i due anni di pandemia, dodici alberghi veneziani a cinque stelle hanno cambiato proprietà o gestore, ma stanno arrivando altri big player a rilevare le mura, importanti catene per la gestione, magnati o realtà di nicchia nel settore dell’ospitalità d’alta gamma. L’attenzione dei protagonisti dell’hôtellerie mondiale fa di Venezia un «polo di attrazione ed eccellenza», come aveva osservato Salvatore Pisani, manager Starwood e presidente della sezione Turismo di Confindustria Venezia, commentando l’ipotesi dell’arrivo in Laguna di Bill Gates. Un segnale positivo vista la drammatica situazione dell’offerta ricettiva di Venezia causata dal Covid 19. Ad oggi dei 450 soci dell’Associazione Veneziana Albergatori Ava, 150 sono ancora chiusi, ha spiegato presidente Vittorio Bonacini.

Belmond Cipriani

Belmond Cipriani

Ma è solo l’inizio. In pochi mesi, dei 23 alberghi ceduti in Italia per un valore di 530 milioni di euro, Venezia è in testa con transazioni per 260 milioni, il 49 per cento del volume. E difatti la lista di passaggi di mano e nuove aperture è lunga. Tra gli altri, il gruppo Accor (Sofitel ai Papadopoli e Novotel a Mestre) sta cercando nuove occasioni, ma non si contano i cantieri e i progetti come quello di ristrutturazione affidato all’architetto Peter Marino del Belmond Cipriani alla Giudecca, protagonista di tante novità dopo essere stato acquistato nel 2018 dal Gruppo LVMH, leader mondiale nel settore del lusso controllato da Bernard Arnault. Sull’isola sono in corso anche i lavori all’Hotel Palladio, acquisito dal gruppo Lov di Stephan Courbit del colosso televisivo Banijay, che voleva comprare anche la Casa dei Tre Oci: riaprirà nel 2023 col nome Les Airelles.

Grand Hotel dei Dogi

Grand Hotel dei Dogi

Tornando indietro al 2020, una delle operazioni più significative è stata quella realizzata da Covivio, società francese leader nel real estate, che a settembre ha acquisito per 573 milioni di euro il portafoglio di hotel ex Boscolo: in totale, otto strutture di lusso tra cui due veneziane, ovvero l’hotel Bellini di Cannaregio e il Grand Hotel dei Dogi, non lontano dalla chiesa di Madonna dell’Orto. Passati in gestione al gruppo NH Hotels, che ha dato corpo a importanti interventi di ristrutturazione, sono stati ribattezzati rispettivamente Hotel NH Venezia Santa Lucia e NH Collection Venezia Grand Hotel Palazzo dei Dogi. Nei pressi dell’Arsenale, nel Contemporary Art District, lo scorso ottobre ha aperto i battenti Ca’ di Dio, dimora del 1272, ripensata da Patrizia Urquiola per il gruppo Alpitour, che ha fatto un investimento di 25 milioni di euro. Scenografica l’illuminazione, che l’archistar ha plasmato scegliendo pezzi in vetro di Murano come il grande lampadario della lobby tempestato di oltre 14mila cristalli.

Ca' di Dio

Ca' di Dio

Nel novembre 2020 sono iniziati i lavori di ristrutturazione di palazzo Donà Giovannelli, edificio del XV secolo del rio di Noale acquisito dal gruppo Barletta che, trasformato in hotel di lusso, sarà gestito da Rosewood Hotels & Resort che ha all’attivo 24 proprietà di lusso in 15 Paesi (In Italia ad esempio è già presente a Castiglion del Bosco in Toscana) e 20 hotel in fase di sviluppo.

Dona Giovannelli

Dona Giovannelli

A febbraio 2021, il Gruppo Baglioni della famiglia Polito ha venduto per 100 milioni di euro al britannico Reuben Brothers il Luna Baglioni: palazzo storico nel cuore di Venezia, è uno degli alberghi più lussuosi e antichi di San Marco, con 93 tra camere e suites. Sempre in zona San Marco, in bacino Orseolo, a maggio per la stessa cifra il Bonvecchiati è stato venduto da Eligio Paties (Do Forni) e dal socio Giampaolo Dal Pos, al fondo lussemburghese Ece - European Lodging Recovery Fund: con le sue 191 stanze, un ristorante, un bar, una spa e due ormeggi è uno dei più ampi alberghi della Laguna.


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