Tiri Mancini

C'è una cantina nell'entroterra pesarese che imbottiglia schietti pinot nero e sangiovese

14-03-2014
a cura di Martino Lapini
Luigi Mancini, titolare di Fattoria Mancini in S

Luigi Mancini, titolare di Fattoria Mancini in Strada dei Colli a Pesaro, telefono +39.0721.51828, seduto a Rive Alte, il più panoramico dei suoi poderi, con vista Adriatico

“Soffrite di mal di mare o di mal di stomaco?”. Inizia così l’incontro con Luigi Mancini, vignaiolo schietto e a cui piacciono i giri tra i filari e non quelli di parole, mentre il nostro fondoschiena si poggia sul sedile della sua jeep. Sarà un’iniziazione? Sarà un filtro all’ingresso? Non siamo abituati alle corse in auto, figuriamoci ai rally fra le vigne.

Con piacere vi parliamo di viticoltura eroica, ma non ci aspettavamo di doverci calare nella parte degli eroi. Easy left, easy right, check point. Discesa con pendenza del 40%. A destra le terrazze vitate, a sinistra un bel salto nell’Adriatico. In fondo le ruote slittano, ma Mancini non fa una piega. Per fortuna piega a sinistra e si ferma. Una decina di botti si ergono verticali su una piazza aperta sul mare. «D’estate qui organizziamo degustazioni e cene all’aperto».

Nella batteria spicca il Focara Rive, pinot nero prodotto solo nelle migliori annate

Nella batteria spicca il Focara Rive, pinot nero prodotto solo nelle migliori annate

Siamo a Rive di Focara zona di Fiorenzuola di Focara, frazione di Pesaro. Nonostante sia pieno inverno, riusciamo ancora a immaginare l’estate. E immaginiamo di godere. Si riparte, questa volta in salita. Tra un drift e una parabolica riusciamo a registrare che questa zona costiera ha un suolo particolare. Arenaria calcarea e falesia. A detta del pilota, pardon produttore, playground praticamente perfetto per il pinot nero. E non a caso sono stati i francesi a piantarlo. «La mia famiglia ha iniziato a comprare i terreni dall’amministrazione napoleonica, quando era Eugenio di Beauharnais, figlio di Napoleone, a ricoprire la carica di vicerè d’Italia».

Intanto ci siamo fermati. Siamo nel punto più panoramico dei poderi di Mancini, Rive Alte. Qui Luigi, a suon di picconate, ha ricavato un terrazzino mozzafiato tra le ginestre. Ora il nostro fondoschiena poggia su più rassicuranti sedie. Lo vedete anche dal puntino rosso sull’etichetta, dove poggiava. Etichetta disegnata dalla mano del produttore stesso, sintesi toponomastica di altissimo livello artistico. Quella stessa mano, per diversi minuti, ha indicato zone e appezzamenti vitati di proprietà, snocciolando, come un Napoleone nostrano, il carattere e i frutti di quelle terre.

«Il suolo è gestito in totale assenza di chimica. Per la parte aerea divido al 50% tra trattamenti tradizionali e trattamenti di tipo biologico. In cantina scarsa tecnologia e molta applicazione di buon senso, con una lavorazione a freddo di tutte le uve in raccolta, grazie a due celle frigorifere mobili». Mancini parla del suo Pinot nero come un’eredità genetica, accudito ed evoluto nel corso di due secoli e sul quale il mare ha continuato a soffiare, donandogli quella particolare sapidità e balsamicità che lo differenziano dai cugini altoatesini e dell’oltrepò. «Ogni terrazzo è un clone differente, messo lì perché possa dare il meglio».

Terrazze al tramonto

Terrazze al tramonto

Dopo la nostra gimkana, facciamo fatica a credere che le bottiglie e i bicchieri siano veramente usciti intatti dalla jeep. Il pinot nero Focara Rive 2011, prodotto solo nelle migliori annate, è il vino di punta dell’azienda. Dritto e onesto, speziato al naso, in bocca elegante, fresco e sapido. Il Sangiovese Rive 2011 è il secondo assaggio, un sangiovese per niente simile ai classici romagnoli panciuti. La ciliegia non trasuda ma vibra e si chiude in note più amaricanti.

Il terzo assaggio è il più particolare: un pinot nero vinificato in bianco. Questa versione albina dell’Impero non nasconde il legno dell’affinamento e si fa ricordare per la sua cremosità ed elasticità. L’ultimo assaggio è il Blu. Voi direte, come il mare. Invece il nome deriva dalle tracce blu lasciate sul pavimento della cantina. Questo ancellotta 100%, vitigno autoctono usato comunemente per dare colore ad altri vini, sprigiona inconfondibili profumi di mora e provoca amnesie riguardo allo scorrere del tempo.

p.s In realtà tutto era iniziato con una reprimenda perché mi ero presentato tagliando e mettendo via il toscano che stavo fumando in auto.