Gian Mario Bariselli e il progetto I Barisèi

Il cognome di una famiglia nella sua dizione franciacortina, una storia che dura da quattro generazioni, un brand nato dalla volontà di sperimentare, innovare ed esprimere la propria capacità enologica

30-12-2022
a cura di Cinzia Benzi

Gian Mario Bariselli rappresenta la quarta generazione della famiglia Bariselli, vignaioli in Franciacorta e custodi della terra e delle tradizioni agrarie in questa porzione di Lombardia a meno di un’ora d’auto da Milano. Siamo ad Erbusco (Brescia), dove sorge il loro quartier generale, con una cantina moderna e funzionale, e un’area per ristorare gli enonauti amanti delle bollicine.

I Barisèi non è un nome di fantasia ma il soprannome dialettale attribuito alla famiglia Bariselli: «La nostra realtà è stata fondata nel 1898 con una semplice azienda agricola. Prima di me ci sono stati mio bisnonno Paolo e mio nonno Giuseppe, poi mio padre Francesco – racconta e ricorda Gian Mario – e lo zio Gianbattista. Oggi c’è anche mia figlia Gloria, giovane millenial che si occupa dell’ospitalità e della comunicazione. Siamo una piccola azienda per lo più a conduzione familiare, anche se da qualche anno ci supporta per la parte enologica il giovane Paolo Turra. In vigna lavorano 3 persone durante l’anno e la squadra cresce durante i periodi vendemmiali».  

40 ettari vitati di proprietà distesi nelle zone più vocate della conca glaciale franciacortina, con una prevalenza di vigneti di Chardonnay completati dal Pinot Nero. Una produzione di circa 70 mila bottiglie con il potenziale per raddoppiare in futuro, anche se il pensiero di Gian Mario Bariselli è chiaro: «Noi puntiamo alla qualità estrema e preferisco produrre bollicine con questo obiettivo, senza perdere di vista l’economia della mia azienda. Noi abbiamo iniziato, e tuttora è attivo, con il nostro agriturismo Solive a Nigoline, a pochi chilometri da Erbusco, e i miei avi possono vantare di essere stati tra i primi, in questa zona, a credere in questo concetto di ospitalità a chilometro vero. Ancora oggi nel nostro agriturismo, gestito dalle quote rosa della mia famiglia, cerchiamo di avere una produzione circolare, con un controllo maniacale dei fornitori di zona per l’autenticità delle singole filiere».  

In effetti i vini prodotti con il marchio Solive sono riservati a questa struttura, mentre nel 2011 ha preso forma il progetto I Barisèi, con un protocollo agricolo che vede nella sostenibilità il metodo più performante per la cura delle uve e tutto il procedimento successivo di vendemmia e vinificazione. La stretta di mano di Gian Mario Bariselli sintetizza perfettamente un mantra che regna in questa cantina: energia e armonia all’unisono per creare delle bollicine identitarie.  

«La produzione de I Barisèi si incentra sulla DOCG Franciacorta – chiosa l’enologo Paolo Tura – con una linea che si compone di 7 etichette, con un affinamento sui lieviti che parte da 24 mesi per il Sempiterre Cuvèe Brut (90% Chardonnay e 10% Pinot Nero), per poi passare a 35 per il Satèn composto da solo Chardonnay e 45 mesi per il non dosato «Natura Cuvée Millesimata con il 100% di Pinot Nero, di cui l’80% vinificato in bianco e il resto in criomacerazione». I lunghi invecchiamenti sono una sfida a casa Bariselli e proprio con uno Chardonnay in purezza si arrivano a 65 mesi sui lieviti con la Cuvée Mariadri.

Una nota di merito deve essere evidenziata per la Francesco Battista Riserva composta per il 65% di Chardonnay e il restante Pinot Nero. 90 mesi sui lieviti a produrre una bollicina giallo dorato, scintillante, e un naso perfettamente in bilico tra note di miele e tocchi biscottati, a cui si aggiunge una vena sapida spiazzante per quanto possa farci sognare sulla longevità di questo spumante franciacortino.

Una particolarità di questa cantina è legata all’invecchiamento verticale delle bottiglie per le loro bollicine. Dichiara Gian Mario: «Abbiamo provato alla cieca a degustare vini tenuti per 6, 12 e 24 mesi in orizzontale, e vini tenuti per lo stesso periodo in verticale dopo la sboccatura e tutte le volte quasi all'unanimità le preferenze sono ricadute sulle bottiglie tenute in verticale. Il vino si presenta a livello organolettico più pulito, più fresco e più giovane nel tempo, oltre ad avere un tappo a livello estetico impeccabile».