Fattoria Alois: guardare al futuro con il Progetto Cru per promuovere la varietà di terreni e vini in Alta Campania

In provincia di Caserta, un territorio vocato celebrato già da Plinio il Vecchio. Al cuore del produttore locale Massimo Alois, la relazione genotipo-ambiente come valore aggiunto di ogni nèttare

19-04-2022
a cura di Fosca Tortorelli
I vigneti di Alois in Alta Campania (nello scat

I vigneti di Alois in Alta Campania (nello scatto il vigneto Audelino a 148 metri sull’altopiano vulcanico di Pontelatone, in provincia di Caserta) : il suolo ha un grande valore per quest'azienda, come pure la relazione che i vitigni intrecciano con il terreno

La Campania, terra fertile e variegata, è sicuramente una realtà vitivinicola italiana tra le più interessanti, forse sofferente di una lentezza di comunicazione adeguata. Fortunatamente ci sono tante aziende virtuose che danno voce ai loro progetti, alla voglia di ricercare e far crescere non solo la loro individualità, ma il territorio intero, cercando di portare all’esterno le peculiarità di questa splendida regione. Il comune di Pontelatone, in provincia di Caserta, racchiude, inoltre, un territorio ricco di storia, ancora troppo poco conosciuto. 

È sorto come centro fortificato intorno al X secolo, in seguito alle incursioni dei saraceni, come testimonia il poderoso mastio a pianta circolare e la cinta muraria che chiude il borgo antico, ma è la sua frazione, Treglia, che custodisce tracce di una storia ancora più̀ antica: i Trebula Balliensis, il sito di età preromana. Anche per la sua posizione strategica, il territorio trebulano è celebre per la sua fertilità sin dall’antichità; già Plinio il Vecchio, agli inizi del I secolo d.C., lo cita per la bontà del vino. Non a casa, nel sito archeologico si trovano tracce delle civiltà che l’occuparono, tra cui spiccano la cinta muraria con la megalitica porta e le terme romane.

Nuovi progetti, idee e scommesse arrivano da parte dell'azienda Alois, una realtà situata proprio a Pontelatone: siamo in Alta Campania, alle pendici dei Monti Trebulani, uno dei sette Anti-appennini della regione di cui fanno parte oltre che i Monti appena citati, anche il vulcano spento di Roccamonfina e il Monte Massico. Si tratta di un’area caratterizzata dalla presenza unica di varietà autoctone introvabili in altre denominazioni della regione, dal Casavecchia, ai Pallagrello Nero e Bianco.  E la peculiarità dell’azienda Alois nasce proprio dal territorio e dalla composizione dei suoli; i vigneti aziendali sono, infatti, dislocati in tre aree geografiche differenti, che spaziano da terreni vulcanici e calcarei, dalle cui altitudini più elevate ( 350 - 380 mt) trae origine il cru aziendale, Morrone.

I cru dell'azienda Alois

I cru dell'azienda Alois

Il progetto è quello di collegare i vini ai terreni, uno studio meticoloso che vede coinvolte tutte le realtà produttive della zona.

«Il nostro è un territorio vocato – sottolinea Massimo Alois - che deve puntare a far capire l’unicità di questi vitigni, un patrimonio incredibile che bisogna valorizzare, assieme al concetto di zonazzione, per cui da aree diverse provengono vini diversi, non migliori; è importante far comprendere come bevendo i vini di queste microzone emergono le diversità».

Il produttore Massimo Alois, dell'azienda Alois, a Pontelatone in provincia di Caserta

Il produttore Massimo Alois, dell'azienda Alois, a Pontelatone in provincia di Caserta

Dal confronto scaturiscono idee e sinergie che fanno crescere l’azienda e stimolano un territorio ancora piuttosto fermo. In evidenza, il lavoro avviato con il professor Maurizio Boselli, ordinario di viticoltura all’Università di Verona, e gli enologi Giovanni Piccirillo e Alessandro Fiorillo: insieme collaborano per un progetto basato sullo studio genotipo-ambiente con lo scopo di individuare le caratteristiche principali dei diversi tipi di suolo (ne sono stati individuati e raccolti oltre 30 mediante carotaggi) e, di conseguenza, dei siti produttivi più vocati nell’areale del Casavecchia e Pallagrello. L’intuizione vincente è, quindi, quella di recuperare la tradizione, reinterpretandola in chiave contemporanea, attraverso la sperimentazione e lo studio continui, sia in campo agronomico che enologico.

Una panoramica del Progetto Cru

Una panoramica del Progetto Cru

Dopo dieci anni di sperimentazioni sulle uve provenienti dai siti più vocati, l’azienda ha deciso di creare tre vini cru dalle vigne poste in altura, a 350 metri, ai piedi del Monte Friento, e dai vigneti della località Audelino, impiantati alla fine degli anni Novanta sui migliori portinnesti.

Un lavoro meticoloso seguito scrupolosamente dai due giovani enologi casertani, Alessandro Fiorillo e Giovanni Piccirillo, formatisi presso la Facoltà d’Enologia di Avellino e, naturalmente, sotto l’impronta che Massimo Alois vuole dare ai suoi vini.

 

MORRONE
Questo vino è stato vinificato unicamente con le uve di Pallagrello Bianco, provenienti dalla vigna di Casalicchio, a 350 metri sul livello del mare a nord ovest del Monte Friento. Il terreno, argilloso calcareo, conferisce maggiore freschezza alle uve, raggiungendo sorprendentemente un ph al di sotto di 3,2. Interessante la degustazione del Morrone, a partire dalle ultime annate, la 2021 in anteprima, fino ad arrivare alla 2018.

L’ IGT Terre del Volturno Morrone Pallagrello Bianco 2021, seppur ancora in fieri racconta la sua energia e la sua personalità. Colpisce per l’apertura olfattiva che gioca su toni freschi e agrumati. Slanciato ed energetico nel sorso.

L’ IGT Terre del Volturno Morrone Pallagrello Bianco 2020 ha registro olfattivo più dolce di frutta, dalla pesca al mandarino, a cui si aggiungono note floreali e di macchia mediterranea. Un vino più introverso, ma garbato.

L’ IGT Terre del Volturno Morrone Pallagrello Bianco 2019, nuance agrumate di pompelmo a cui si affiancano note floreali e di erbe mediterranee. Al palato, il sorso deterge il palato con un bel gioco acido-sapido.

L’ IGT Terre del Volturno Morrone Pallagrello Bianco 2018, si apre all’olfatto con un ampio ed elegante spettro olfattivo; anche qui i toni agrumati sono in prima linea; a questi si avvicendano note di frutta gialla, cenni di resina e delicate nuance speziate. Il sorso è appagante, deciso, fresco.


MURELLA
Anche questo vino proviene dalla vigna di Casalicchio, a 350 metri ai piedi del Monte Friento. Le uve di Pallagrello Nero trovano in questo sito il loro habitat naturale per il raggiungimento di un equilibrio polifenolico ideale, in grado di conferire alle uve maggior forza e vigore in termini di acidità totale.

L’ IGT Terre del Volturno Murella 2018, vendemmiato nella prima decade d’ottobre, è un rosso di carattere, espressivo dal punto di vista sia olfattivo che gustativo. Nuances di frutta scura, e richiami terrosi ne connotano l’olfatto. Il sorso è asciugante e deciso.

Due dei vini degustati, il Murella e il Trebulanum dell'azienda Alois

Due dei vini degustati, il Murella e il Trebulanum dell'azienda Alois

TREBULANUM RISERVA
La particella “D” della vigna Audelino, a 148 metri sull’altopiano vulcanico di Pontelatone, ha creato le precondizioni per un'ideale maturazione delle uve di Casavecchia, grazie all’utilizzo di idonei portinnesti, indispensabili per la messa a punto di una più equilibrata vigoria della pianta, conferendo alle uve una struttura tannica setosa e integrata col frutto.

Il Doc Casavecchia di Pontelatone Riserva Trebulanum 2017, è un rosso affascinante, di grande ricchezza olfattiva; esprime un bouquet floreale e fruttato di sottobosco, carruba, a cui si aggiungono le note speziate di liquirizia e pepe nero. Strutturato e avvolgente al palato,

 

Fattoria Alois 
via Ragazzano, località Audelino – Pontelatone (Caserta)
www.vinialois.it


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