«Noi del Moscato di Scanzo, travolti dall'affetto dei nostri amici giapponesi»

Manuele Biava, titolare della cantina di Scanzorosciate (Bg), narra la solidarietà arrivata dai clienti del Sol Levante durante i mesi trascorsi. E presenta un vino nato in queste settimane...

12-06-2020
Tre fan giapponesi del Moscato di Scanzo di Biava

Tre fan giapponesi del Moscato di Scanzo di Biava

Hanno indossato grembiuli tricolore, preparato la polenta e gridato con il Moscato di Scanzo “Forza Bergamo”. E sono giapponesi. Già, i clienti del Sol Levante hanno manifestato così il sostegno all’azienda agricola Biava inondandola di messaggi di solidarietà.

Manuele Biava non nasconde l’emozione. La produzione di questa cantina di Scanzorosciate è metà destinata all’Italia, metà all’estero. Da oltre confine le manifestazioni di affetto sono state numerose, via mail e social, in tutte le fasi dell’emergenza, a partire dalle più terribili. Ecco l’incoraggiamento degli americani e da altre nazioni ancora, ma il popolo giapponese si è confermato particolarmente premuroso. Confermato, perché Manuele già lo sa, quanto sia speciale.

Lui che l’ha visitato con le sue bottiglie apprezzatissime da questo Paese, aveva già potuto vedere tanti gesti di attenzione e umanità. Come quando il titolare di un locale, che chiude alle 2 di notte e deve percorrere i 25 chilometri di distanza da casa in bici, l’aveva atteso sotto l’albergo per svegliarlo alle quattro e portarlo a vivere l’esperienza del mercato del pesce. Ma ognuno è un cliente, e un po’ anche un amico.

Manuele Biava con un amico giapponese

Manuele Biava con un amico giapponese

E gli amici si preoccupano. «Quando la Princess Diamond era ormeggiata in porto, un cliente mi chiamava – racconta Biava – State attenti, il virus sta arrivando. Poi tutti, mi hanno fatto sentire la vicinanza. Non voglio nominarne alcuni, perché sarebbe ingiusto. Sono stati tutti così, del resto il Giappone è straordinario, il Paese della gentilezza». L’attenzione a quanto stava accadendo in Italia è stata immediata e spontanea. E per i clienti di Biava, l’Italia non è Venezia o Roma: è Bergamo. L’hanno conosciuta attraverso il Moscato, molti di loro sono venuti in cantina, si sono fatti firmare le bottiglie.

Quando hanno sentito ciò che stava accadendo in questa terra generosa e ferita, hanno capito che dovevano fare qualcosa. Ecco il fiume di foto, di messaggi per quest’azienda che già era presente in America, si era fatta strada in Cina e si stava rafforzando nel paese del Sol Levante.

Proprio da quest’ultima nazione sono arrivate mmagini simboliche che rendevano omaggio all’Italia e a Bergamo. Foto di magliette con la scritta “Rinascerò, Rinascerai”, il titolo della canzone di Roby Facchinetti , grembiuli con scritto “andrà tutto bene” e tanti altri segni di affetto.

Un abbraccio smisurato e commovente, da celebrare. Anche con un vino. E qui si innesta un’altra storia speciale. «Questo resterà certamente nella storia come un anno drammatico – sottolinea Manuele Biava - ma sono certo che nel 2027 quando assaggeremo un altro vino rappresentativo della mia cantina, l’Exenthia 2020 (si chiamerà così anche se la vendemmia è quella del 2019), quanto abbiamo passato sarà solo un brutto ricordo. Questo nettare con i suoi otto mesi di appassimento, sgranato completamente a mano e i sette anni di cantina, sarà il miglior Exenthia di sempre».

Sì, dietro questo passito e questo periodo doloroso c’è una promessa di rinascita, una prova che si può ripartire ancora più forti.

Quell’uva rimasta per forza di cose sotto il portico aperto - più a lungo del passato, perché si era costretti a stare chiusi in casa - ha atteso con una sua pazienza. Appassita del 20-30% in più, si impegna a essere ancora più aromatica, incarnando ulteriormente un’eredità del nonno. La fermentazione avviene in questi giorni, poi avrà bisogno di almeno sei anni di affinamento in vasca. Ed è già praticamente venduto, questo vino, prima di imbottigliarlo. Nessuno ne farà incetta, perché è un tesoro da condividere e ogni cliente deve sentirsi dire grazie anche così. Da Bergamo, al Giappone.


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