Dieci anni delle Famiglie Storiche dell'Amarone

Assaggi da una serata dedicata all'associazione che raccoglie tredici storici produttori del prestigioso vino veneto

13-03-2019 | 12:00
Da sinistra a destra, i dirigenti dell'associa

Da sinistra a destra, i dirigenti dell'associazione Famiglie Storiche dell'Amarone. Pierangelo Tommasi (Tommasi), Vicepresidente in carica; Marilisa Allegrini (Allegrini), ex Presidente; Sandro Boscaini (Masi), ex Presidente; Maria Sabrina Tedeschi (Tedeschi), Presidente in carica; Alberto Zenato (Zenato), Vicepresidente in carica 

La dose più consistente di anni li indossa come un vecchio saggio: non è invadente, ma induce a riflettere con lui. È del 2004, questo Amarone, dell’azienda Speri. Ma ognuno di questi vini ha raccontato allo spazio Bou-Tek di Milano il suo segreto: un prodotto che unisce delle famiglie in una più grande (l’associazione) eppure mantiene la propria identità. Una sfumatura di rosso, un sentore che compare all’improvviso e narra qualcosa di diverso in ogni bottiglia.

Filo conduttore della serata, quei dieci anni di viaggio che le Famiglie Storiche dell'Amarone condividono: l’associazione della Valpolicella nata nel 2009 ha riunito i tredici storici produttori di Amarone Docg nella cornice milanese, celebrando con un pubblico mediamente giovane e avido di andare oltre ciò che già crede di sapere.  

E c’è da celebrare, visto che oggi si è arrivati a commercializzare ogni anno 2,3 milioni di bottiglie. Un incremento del 18% che rappresenta un “dono” (in realtà sudatissimo, in termini di lavoro e promozione) significativo, anche se il più prezioso resta vedere la storia che continua con le giovani generazioni.

La presidente Maria Sabrina Tedeschi lo sottolinea: «Oggi esportiamo anche l’80-85% dell’Amarone. I nostri principali mercati sono Canada, Usa, la Scandinavia, comunque l’Europa. L’Asia? Si sta aprendo, anche perché aromi come la frutta passita incontrano il loro gusto».

Davvero, all’interno delle Famiglie, ognuna si differenzia orgogliosamente con il suo vino. Ci sono realtà che affondano le radici nei secoli, altre più recenti. La già citata Speri inizia il suo viaggio nel 1800 e oggi siamo alla settima generazione. Segno particolare la certificazione biologica su tutta la produzione dal 2015. Il suo Amarone Monte Sant’Urbano 2004 si concede volentieri all’invecchiamento, avvolgente ma garbato, il colore granato che si addolcisce.

Ribaltando i parametri di giovinezza, il Marne 180 della Tedeschi (annata 2015) offre all’olfatto carezze di vaniglia e ciliegie, proseguendo nel suo equilibrio al passaggio del gusto. Alla Tenuta Sant’Antonio la storia passa dalla decisione di quattro fratelli che hanno seguito la passione del padre, la vigna, e in nome di una produzione sempre più naturale hanno sviluppato il progetto Tèlos.  

Il Campo dei Gigli Amarone della Valpolicella 2013 si fa coccolare tre anni in botti da 500 litri, nuove, poi si prende il suo tempo ancora per deliziare con i profumi di frutta, liquirizia, spezie.

Anche l’Amarone della Valpolicella Docg 2013 di Torre d’Orti porge un saluto speziato, che al gusto mostra un notevole equilibrio già anticipatore della disponibilità a viaggiare attraverso gli anni. Forte dell’impronta della marna.

Abbiamo poi degustato di Guerrieri Rizzardi il Calcarole Amarone Classico 2011, prodotto solo nelle annate migliori con una quantità limitata. Seducente nel suo scoprirsi a poco a poco negli aromi, mantiene una sua eleganza garbata al gusto.

Le tredici Famiglie Storiche
Allegrini - www.allegrini.it 
Begali - www.begaliwine.it
Brigaldara - www.brigaldara.it
Guerrieri Rizzardi - www.guerrieririzzardi.it
Masi - www.masi.it
Musella - www.musella.it
Speri - www.speri.com
Tedeschi - www.tedeschiwines.com
Tenuta Sant’Antonio - www.tenutasantantonio.it
Tommasi - www.tommasiwine.it
Torre D’Orti - www.torredorti.com
Venturini - www.viniventurini.com
Zenato - www.zenato.it


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