Pesce azzurro, patti chiari

A Cibo Nostrum l'impegno di pescatori, chef, politici e giornalisti per promuovere il consumo del pescato sostenibile

19-06-2017

Pesce azzurro al mercato di Ortigia, Siracusa (foto Giovanni Dall'Orto). Di pesce sostenibile si è discusso nel corso di Cibo Nostrum, organizzato dalla Fic

Le chiamano specie “eccedentarie”. Sono quelle varietà di pescato che non arrivano spesso sul banco delle pescherie e, di conseguenza, nemmeno sulle tavole degli italiani. Si tratta, in particolare, di pesce azzurro: acciughe, aguglie, cicerelli, boghe, sauri, pesce spatola, sardine, palamita, sugherelli e si potrebbe andare avanti per un bel po’. Sono specie che molti sconoscono. Di fatto «solo il 10% delle 260 specie del Mediterraneo viene consumato» spiega, o piuttosto denuncia, il sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione.

Rocco Pozzulo, Dorina Bianchi (sottosegretario Turismo e Beni culturali), Marco Mangiarotti, Gioacchino Bonsignore, Nino Testa, Giuseppe Castiglione (sottosegretario alle Politiche Agricole), Giovanni Oliva (dirigente generale Dip. Agricoltura Regione Basilicata) e Antonio Iacona della Fic - Federazione Italiana Cuochi

Rocco Pozzulo, Dorina Bianchi (sottosegretario Turismo e Beni culturali), Marco Mangiarotti, Gioacchino Bonsignore, Nino Testa, Giuseppe Castiglione (sottosegretario alle Politiche Agricole), Giovanni Oliva (dirigente generale Dip. Agricoltura Regione Basilicata) e Antonio Iacona della Fic - Federazione Italiana Cuochi

Il palcoscenico è quello della sesta edizione di Cibo Nostrum, manifestazione organizzata tra Zafferana, Naxos e Taormina dalla Federazione italiana cuochi. Nel corso della kermesse si è tenuto il convegno “Pesce azzurro: pesca sostenibile, cucina consapevole”, prologo ai 7 laboratori tematici dedicati al pesce azzurro e al Taormina Cooking Chef che ha riunito ben 150 cuochi, 90 aziende agroalimentari e 50 tra le migliori cantine siciliane lungo il corso della Perla dello Ionio.

Panoramica su Cibo Nostrum

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Sardine

Sardine

A dare una mano alla “rinascita” del consumo del pesce azzurro devono partecipare i pescatori, i cuochi, i giornalisti e i politici. Come? Per quanto riguarda i primi, ha preso la parola l’armatore catanese Nino Testa che lavora in mare sia alla pesca del tonno (sua una delle dodici autorizzazioni per il triennio 2018-2020 rilasciate alla flotta italiana: prima dell'epoca delle quote, aveva invece ben 97 colleghi impegnati in tale attivitò), sia a quella del pesce azzurro.

«Serve rilanciare l’identità del pescatore, bisognerebbe pescare di meno per guadagnare di più, trasformare il pescato in preparazioni pronte per aumentare il consumo anche di quelle specie che non vengono proposte ai consumatori», ha auspicato Testa che ha denunciato la riduzione della pezzatura del pescato a causa delle troppe imbarcazioni impegnate nelle attività di pesca. Ai giornalisti, rappresentati al convegno da Gioacchino Bonsignore, di Tg5 Gusto, e Marco Mangiarotti, spetta il compito di informare sulla necessità di mangiare quello che viene pescato e non di arrivare al mercato con la lista della spesa, «un comportamento che va a scapito della sostenibilità del mare» della quale tutti dovremmo preoccuparci.

E se ai politici spetta il compito di stabilire gli indirizzi (si fa un gran parlare di acquacoltura, ma secondo dati della fine del 2016 di Unioncamere l’80% di pesce sul mercato nazionale, tra catture e allevamento, è importato), armonizzare le normative europee con quelle italiane e utilizzare al meglio i fondi europei, è ai cuochi che spetta il compito più importante. «Portare almeno un piatto di pesce azzurro nel menu di ogni ristorante della Federazione italiana cuochi sarebbe già un ottimo inizio», come ha concluso il presidente dell’Fic Rocco Pozzulo, che ha affiancato nei tre giorni i “padroni di casa”, il presidente dell’associazione regionale siciliana Domenico Privitera e quello etneo Seby Sorbello.


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