L'e-commerce sì, ma bene: il caso di Olivieri 1882, che ha fatto boom

Colombe +40% per l'azienda pasticciera di Arzignano, che dona 10mila euro agli ospedali della zona. Parla Nicola Olivieri

26-04-2020
Nicola Olivieri,

Nicola Olivieri, "ambasciatore" della dinamica azienda di famiglia ad Arzignano (Vicenza)

Siamo affamati di ottimi prodotti, di belle persone e di storie che sorridano al futuro; se poi si riescono a toccare insieme tutti e tre questi elementi in una sola vicenda, vale la pena anche scriverne, per rendere pubblico un plauso più che meritato. E allora: l'altro giorno abbiamo appreso come lo storico brand della pasticceria Olivieri 1882 di Arzignano (Vicenza) abbia deciso di donare 10mila euro agli ospedali San Bortolo di Vicenza e Cazzavillan di Arzignano, in questo momento di emergenza sanitaria: 7mila ricavati dalle vendite pasquali, più 3mila aggiunti dalla famiglia per far cifra tonda.

Iniziativa meritoria di per sé, ma che nasconde anche una case history interessante, in questi tempi grami. Quella di un'azienda - in questo caso, specializzata in dolci lievitati d'eccellenza - che sa reagire alla crisi del settore; che cioè (aiutata certo anche dalle circostanze: i suoi prodotti possono essere spediti ovunque senza troppe difficoltà. Non è così per tutti) chiude un aprilis horribilis per il settore con un grande successo, dovuto al boom del suo ben strutturato e-commerce. Attraverso il web ha venduto in queste settimane ben 7mila colombe, premiate lo scorso anno come le migliori d’Italia e, all'assaggio, meritevoli di conferma anche in questo 2020. Un euro a colomba andava in beneficienza, come abbiamo visto: il conto è presto fatto.

La colomba di Olivieri

La colomba di Olivieri

Nel 2019 la produzione si era fermata a 5mila pezzi, col negozio aperto: dunque +40%, un boom in mezzo alla crisi, con negozio chiuso «e senza deflettere un secondo dal valore che anima da sempre la nostra attività, quello della qualità totale», ci spiega al telefono Nicola Olivieri, classe 1986, prossimo congressista di Identità Golose nonché frontman dell'attività di famiglia che coinvolge tre generazioni assieme, come ci aveva ben raccontato qui la nostra  Cristina Viggè.

Gli abbiamo parlato qualche giorno fa, a Pasqua ormai archiviata, ma con una coda lunga ancora da gestire: «Tale è stata la richiesta, che domani prepariamo ancora un'infornata di colombe, l'ultima. In tanti, dopo averla mangiata una prima volta, ci hanno infatti contattato per avere un ulteriore invio, anche a feste concluse». Ma come mai le cose sono andate così bene? «L'online era l'unica strada per portare a casa qualcosa. Ma c'è modo e modo di affrontarlo: va organizzato, bisogna insomma prepararsi, studiare. Sono tre o quattro anni che ci siamo affacciati all'e-commerce, analizzandone il funzionamento, capendo come ci si potesse muovere al meglio. Era sempre stata tutto sommato un'attività collaterale, col nostro punto vendita aperto. Quando invece si è dovuto chiudere tutto, quel po' di esperienza accumulata ci è servito, eccome».

Come sfruttare il canale dell'online al meglio? «Partiamo magari dal fatto che noi a fare le colombe, i panettoni, i grandi lievitati siamo davvero bravi. Però non basta: negli scorsi anni la gente li comprava nella nostra bottega, oppure li vendevamo ad altri negozi. Invece questa volta è stato tutto diverso: dall'oggi al domani abbiamo dovuto affrontare un mondo a parte, quello del web, che pure come detto avevamo già un po' approcciato. Serve quindi un sito accattivante, è come la tua vetrina, seppur virtuale. Poi un packaging che piaccia. Una politica di marketing per farsi conoscere, per attirare l'attenzione della clientela potenziale, magari anche di chi non ha mai fatto acquisti sul web ma si trovava in questa fase a non avere alternative. E bisogna scegliere anche il prodotto giusto, perché non tutto è funzionale a una vendita di questo tipo».

Le colombe Olivieri sono volate in tutt'Italia, ma pure all'estero, «stiamo facendo bene negli Stati Uniti, in Gran Bretagna... Ne abbiamo spedite alcune in Australia, Nuova Zelanda. Ci sono arrivati ordini persino dal Portorico!». Circa 7mila quelle vendute, come detto: «Sarebbero potute essere anche di più, a un certo punto avevamo un completo sold out e abbiamo aumentato un poco la produzione. Ma il nostro è un prodotto artigianale, più di certi numeri non possiamo fare, garantendo l'altissima qualità. E dunque oltre non siamo voluti andare. Piuttosto, ci compreremo un forno o una impastatrice in più, e assumeremo nuovi addetti, ma non cambieremo mai il metodo di produzione e la qualità degli ingredienti. E non industrializzeremo mai il processo produttivo».

Il nuovo Bauletto di Olivieri 1882

Il nuovo Bauletto di Olivieri 1882

Conclude Nicola Oliveri: «Siamo contenti della risposta del pubblico, molto positiva, come dimostra il fatto che una bella percentuale di clienti ha deciso di fare un'ulteriore ordinazione». Ora Olivieri 1882 - il cui lavoro gravita da sempre molto attorno a colombe e panettoni, dunque Pasqua e Natale - ha creato il Bauletto, «un dolce studiato per essere presente nelle case tutto l'anno. È un lievitato più piccolino, con impasto simile a quello del panettone, ma da 350 grammi e in sei gusti, ideale per la colazione o a merenda». Le aspettative per il prossimo inverno - già di per sé più "ricco" della primavera - sono poi alte: «Il successo della colomba ci fa ben sperare. La stagione del panettone si è allargata, già a inizio ottobre arrivano gli ordini, specie dai Paesi anglosassoni. E poi quest'anno lanceremo anche il nostro nuovo pandoro: lo garantisco, è una bomba». Provare per credere.


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