Cosa significa immaginare il futuro della cucina?
È la domanda centrale attorno a cui ha ruotato l'edizione 2026 del Congresso di Identità Golose, dedicata al tema Identità Future: la libertà di pensare. Un invito a superare modelli consolidati e percorsi obbligati, per dare spazio a una gastronomia capace di trasformare i limiti in occasioni di ricerca, coniugando libertà creativa e responsabilità progettuale. È in questa prospettiva che il percorso di Anastasia Paris trova una delle sue espressioni più convincenti.
Abruzzese di nascita, ma con esperienze che l’hanno portata in giro per l’Italia e per il mondo facendole acquisire un background trasversale e una conoscenza approfondita della materia prima e delle tecniche più adatte per valorizzarla, la giovane chef (classe 1994) trova a Roma la casa ideale per dare forma alla sua visione gastronomica.
Nasce così Futura, il ristorante aperto in via Panisperna poco più di un anno fa, insieme ai soci Flavia Ercoli e Luigi Carofilis.

I soci di Anastasia per Futura, Flavia Ercoli e Luigi Carofilis
Già il suo manifesto dichiara l'intenzione di andare oltre le convenzioni: «È tempo di cucinare come si sogna, di servire come si scrive poesia, di mangiare come si ride». Più che uno slogan, è una dichiarazione di metodo. La cucina rinuncia a percorsi prestabiliti, accoglie l'imprevisto e costruisce un linguaggio spontaneo e personale in continua evoluzione.
Il menu Rumore interpreta con coerenza questa filosofia. Non esiste una sequenza rigida delle portate e il "fuori posto" diventa parte del racconto gastronomico. Ingredienti, consistenze e tecniche dialogano liberamente, senza mai perdere equilibrio. Anastasia Paris lavora per sottrazione, alleggerisce il gesto tecnico e lascia che sia la materia a esprimersi, anche quando affronta ingredienti complessi come il quinto quarto.
Non è un caso che questa ricerca sia stata protagonista anche a Identità Milano, durante il cooking show ospitato presso lo stand di Themalibero per la presentazione di Wendy, l'isola cucina portatile, pieghevole e modulare sviluppata con SteellArt. Se Wendy interpreta Identità Future attraverso un nuovo modo di concepire lo spazio di lavoro, la cucina di Paris ne rappresenta il corrispettivo gastronomico: una progettualità capace di adattarsi ai contesti, trasformare i vincoli in opportunità e mettere la libertà creativa al servizio della precisione.

Animella, salsa d'ostrica, beurre blanc al sakè e asparagi
Lo racconta anche il piatto presentato durante l’evento, la
Tartare di pecora affumicata al tabacco, yogurt, miele al limone e fava di cacao, così come altre preparazioni che si trovano in carta da
Futura, come
l’Animella, salsa d'ostrica, beurre blanc al sakè e asparagi, la
Lingua bagnata con fondo di tonno al basilico, salsa olandese e ribes, i
Bottoni di ortica, brodo di pollo e tè verde affumicato e l’ormai iconico
Non tre cioccolati ma tre fegati, con riduzione di ratafià e biscotto alla nocciola.

Non tre cioccolati ma tre fegati, con riduzione di ratafià e biscotto alla nocciola
Piatti che dimostrano come la tecnica non sia mai esibizione, ma strumento per restituire leggibilità agli ingredienti e costruire un'identità sempre più riconoscibile.
A dodici mesi dall'apertura, Futura sembra così aver raggiunto una nuova maturità. Non perché abbia smesso di cercare, ma perché quella ricerca si è fatta più consapevole. Rumore non rappresenta una svolta, quanto piuttosto una messa a fuoco: la cucina abbandona ogni compiacimento e lascia emergere con maggiore chiarezza le relazioni tra ingredienti, ricordi e intuizione.
Ma il futuro, da solo, non basta. Ha bisogno di una memoria con cui dialogare per poter riconoscere e affermare la sua identità. Ed è proprio in questo movimento, in questa alternanza tra slancio e radici, che si inserisce Esterina, lo storico ristorante affacciato sul mare di Civitavecchia che Anastasia Paris ha scelto di riportare in vita, insieme a Daniele Conte che ne sarà resident chef, non per sostituire una storia già scritta, ma per rimetterla in movimento.

Un dettaglio della sala di Esterina, affacciata sul mare di Civitavecchia
Se
Futura nasce come una pagina bianca,
Esterina parte da un patrimonio condiviso fatto di ricette, gesti e consuetudini. Una donna guarda avanti; l'altra custodisce ciò che il tempo ha consegnato per tramutare questo sapere in nuova linfa per il futuro. Pur partendo da presupposti diversi, insieme raccontano lo stesso pensiero.

Daniele Conte, resident chef di Esterina con Anastasia Paris
Da
Esterina il punto di partenza è il pescato quotidiano. La materia arriva in cucina con tutta la propria identità e viene riletta attraverso maturazioni, marinature e affumicature che ampliano il vocabolario della tradizione senza alterarne il significato.

Linguina “28 Pastai” crema di pane, ricci di mare
Il percorso
La geometria del porto sintetizza questa idea: lo stesso pescato del giorno del porto di Civitavecchia viene interpretato attraverso quattro lavorazioni differenti (crudo, maturato, marinato e affumicato), mentre piatti quali
L'evoluzione della minestra di pesce civitavecchiese, i
Risoni con cicala di mare, albicocca alla brace e yogurt di capra,
le Linguine ai cannolicchi con aglio agrodolce e limone nero o il
Calamaro ripieno alla mediterranea mostrano come la memoria possa essere continuamente riscritta senza perdere riconoscibilità.

Ricciola stagionata, pesca bianca e mandorla amara
Tra
Futura ed
Esterina cambia la materia, non il gesto. Dal quinto quarto della carne al cosiddetto quinto quarto di pesce,
Anastasia continua a cercare valore nelle parti meno celebrate, trasformando il limite in possibilità espressiva. È un filo sottile, ma continuo che attraversa entrambi i progetti e restituisce una cucina capace di riconoscersi al di là dei luoghi e dei menu.
Futura ed Esterina non sono quindi due ristoranti separati, ma due modi complementari di abitare la stessa idea di cucina. Una immagina ciò che ancora non esiste, l'altra restituisce nuova vita a ciò che sembrava appartenere al passato. In entrambe, il futuro non coincide con la rottura, ma con la capacità di far evolvere la memoria e l’immaginazione. Ed è forse proprio questa la forma più autentica della libertà di pensare.