Matera è ormai entrata nell’immaginario collettivo mondiale. I Sassi, le case-grotta, la pietra, i vicoli, quell’atmosfera sospesa nel tempo che negli anni ha trasformato la città in un enorme set cinematografico a cielo aperto. Da Pasolini a Mel Gibson, passando per 007 e Wonder Woman - e decine di altre produzioni internazionali -, Matera è diventata la scenografia perfetta per raccontare mondi antichi, storie bibliche e paesaggi surreali.
Ma questa città non è un museo immobile o una semplice cartolina da fotografare. I Sassi restano un luogo vivo, abitato, attraversato ogni giorno da persone, attività, turismo, cultura e ospitalità. Ed è proprio all’interno di questa dimensione che negli ultimi anni si è sviluppata anche una scena gastronomica sempre più interessante.
Chi arriva qui oggi non cerca soltanto il panorama o la foto perfetta. Cerca anche una cucina che racconti la Basilicata contemporanea, il Sud, le contaminazioni con territori vicini come la Puglia. E una nuova generazione di cuochi, osti e imprenditori si sta impegnando ad alzare sensibilmente il livello della proposta gastronomica materana.
Accanto alle insegne più tradizionali, infatti, stanno crescendo progetti che lavorano su ricerca, tecnica, vino, mixology, design e ospitalità contemporanea, senza però perdere il legame con il territorio e con l’identità storica della città. Una ristorazione che dialoga con Matera senza volerla stravolgere, ma provando piuttosto a inserirsi in quel contesto con linguaggi nuovi, più moderni e personali.
Ed è proprio tra cucina contemporanea, case-grotta, terrazze affacciate sui Sassi, cantine e nuove idee di ospitalità che prendono forma queste tappe gastronomiche materane.
DIMORA ULMO

Ravioli del plin ripieni di bollito misto, fondo di sedano rapa bruciato e crema di ricotta forte
Dimora Ulmo è uno di quei luoghi che riescono a raccontare Matera con grande naturalezza. Nel cuore del Sasso Caveoso, all’interno dell’antico Palazzo Torraca, residenza nel Settecento della famiglia aristocratica
Ulmo, prende forma un progetto che rappresenta una delle tavole più solide e riconoscibili della città. L’impatto, appena entrati, è importante. Sale ampie, soffitti alti, ceramiche, opere contemporanee e un equilibrio riuscito tra eleganza storica e scelte più attuali. C’è personalità negli ambienti, frutto anche del lavoro e della sensibilità estetica di
Nico Andrisani, capace di valorizzare il palazzo mantenendone fascino e identità. Poi però è la visione complessiva del progetto a lasciare il segno.
Dimora Ulmo funziona perché cucina, sala e cantina parlano la stessa lingua e trasmettono una sensazione di grande armonia.
Michele Castelli e
Virginia Caravita portano avanti una cucina che affonda chiaramente le radici nella tradizione lucana e meridionale, interpretata con tecnica, misura e intelligenza. Una proposta diventata negli anni sempre più matura, essenziale e riconoscibile, capace di muoversi tra memoria e contemporaneità, mantenendo una forte identità territoriale. Fondamentale anche il lavoro in sala di
Francesco Russo, figura centrale del progetto. L’esperienza condivisa con gli chef al fianco di
Massimo Bottura emerge nella cura del servizio, nei tempi e nell’attenzione verso il cliente. Impressionante anche la cantina, sia per il numero di etichette sia per la profondità delle annate presenti, uno di quegli elementi che contribuiscono a rendere l’esperienza ancora più completa. Con la bella stagione poi, la terrazza che affaccia sulla Madonna dell’Idris e sul paesaggio dei Sassi diventa parte integrante dell’esperienza. Un panorama che accompagna le cene dentro una delle immagini più iconiche e affascinanti di Matera.
Dimora Ulmo oggi è un progetto arrivato a una piena maturità, capace di unire eleganza, ospitalità e identità gastronomica in modo estremamente credibile.
Cosa mangiare: i Ravioli del plin ripieni di bollito misto, serviti su un fondo di sedano rapa bruciato e crema di ricotta forte. Un piatto che unisce tecnica e memoria, giocando sul contrasto tra la dolcezza del ripieno, le note affumicate del sedano rapa e l'intensità della ricotta forte.
AROMA

Risotto Vialone nano mantecato con crescenza e Parmigiano Reggiano, con variazione di foglie di fico e mandorle
Aroma si trova nel cuore dei Sassi, a pochi passi da uno degli affacci più conosciuti e suggestivi di Matera. Una posizione centrale, nella parte più antica della città, ma con un’identità ben precisa e contemporanea. L’ambiente colpisce subito per l’equilibrio che si è riusciti a creare tra eleganza e accoglienza. Pareti scure, luci morbide, tavoli ben distanziati, la pietra che resta protagonista senza appesantire gli spazi. Tutto trasmette una sensazione di cura e armonia, perfettamente in linea con l’atmosfera della città. Dietro il progetto c’è
Floriana Panico, titolare appassionata e vera anima del ristorante, che insieme a
Marilenia Minoia accompagna gli ospiti lungo il percorso con attenzione, calore e naturalezza. La sala mantiene un approccio elegante, mai rigido, riuscendo a dare ritmo e continuità all’esperienza, anche attraverso un lavoro ben costruito sul vino e sugli abbinamenti. In cucina
Vincenzo Bellarte porta avanti una proposta che parte dal territorio lucano, intrecciandosi però con le sue origini pugliesi e con il bagaglio costruito negli anni attraverso esperienze importanti e in cucine di alto livello. Nei suoi piatti convivono tecnica, sensibilità e una ricerca di equilibrio che rendono la proposta sempre leggibile e centrata sul gusto. Ci sono richiami vegetali, sfumature aromatiche, acidità ben calibrate, ma soprattutto una cucina che cerca identità senza perdere immediatezza.
Aroma riesce così a inserirsi nel contesto materano con una proposta moderna, curata e personale. Un indirizzo che unisce atmosfera, cucina e ospitalità, lasciando spazio a una Matera elegante, contemporanea e gastronomicamente sempre più interessante.
Cosa mangiare: il risotto a base di Vialone Nano Riserva Melotti essiccato al sole, mantecato con crescenza e Parmigiano Reggiano DOP, completato da una variazione di foglie di fico e mandorle. Un piatto elegante, dove cremosità, profumi vegetali e richiami al territorio incontrano un equilibrio raffinato.
MYRICAE

Pithivier di cavallo, amaretto, cipolle
Myricae si trova nel pieno centro di Matera, in quella fascia della città dove negli ultimi anni la ristorazione materana ha iniziato a cambiare pelle, tra nuovi indirizzi, cocktail bar e insegne contemporanee. Già il nome però fa capire subito che qui non si vuole semplicemente inseguire una moda.
Myricae è infatti un omaggio a
Giovanni Pascoli e alla sua celebre raccolta poetica dedicata alle piccole cose, ai dettagli, alle sfumature quotidiane. Un riferimento che racconta bene l’approccio del locale. Il progetto nasce nel 2024 dall’incontro tra
Nicola Stella e
Domenico Paolicelli, due professionisti con percorsi molto diversi e con un importante gap generazionale, che però qui diventa un valore aggiunto. Da una parte
Domenico, che guida la cucina dopo esperienze formative in importanti realtà stellate francesi, dove ha assimilato tecnica, organizzazione e rigore. Dall’altra
Nicola, mente e anima del progetto, presenza costante in sala e figura centrale nel rapporto con il cliente. La loro sintonia emerge soprattutto nel modo in cui riescono a costruire l’esperienza nel suo insieme. La cucina segue una linea contemporanea, pulita, precisa, dove la tecnica c’è, ma resta sempre al servizio del gusto. Si percepiscono influenze francesi, richiami territoriali, spezie, acidità e una certa sensibilità negli equilibri: qui tutto mantiene immediatezza e concretezza. Degno di nota anche il lavoro fatto sugli spazi. Ambiente moderno, essenziale, caldo il giusto, con la cucina a vista e il bancone centrale che diventano parte viva del ristorante. Sedersi lì significa vedere il servizio scorrere davanti agli occhi, osservare la brigata, i movimenti, le cotture, il dialogo continuo tra cucina e sala. Un’impostazione che rende il tutto dinamico e coinvolgente.
Myricae oggi rappresenta bene quella nuova generazione di insegne che Matera sta iniziando a esprimere: giovani, contemporanee, tecniche, ma legate al piacere concreto dello stare a tavola.
Cosa mangiare: il Pithivier di cavallo, raffinata reinterpretazione in chiave salata del celebre dolce francese. La sfoglia dorata racchiude un ripieno di carne di cavallo, amaretto e cipolle, creando un equilibrio originale tra sapidità, dolcezza applicando un uso sapiente della tecnica.
TIERRA

Risotto Selezione Acquerello, tartufo nero, asparagi e tuorlo
Tierra nasce nel cuore dei Sassi di Matera dall’incontro tra due meridionali che prima di rientrare a casa, hanno costruito gran parte del proprio percorso lontano. Sono
Domenico Zingaro, originario di Bisceglie, e
Roberta Divincenzo, di Policoro. Entrambi classe ’87, entrambi con una longeva esperienza all’estero alle spalle, soprattutto in Svizzera, tra alta ristorazione, sala, cucina e ricerca. Ed è proprio lontano dal Sud che si conoscono e iniziano a immaginare qualcosa di loro. Poi arriva quella scelta che tanti raccontano, ma che in pochi realizzano davvero: tornare e costruire un progetto personale partendo dalle proprie radici. Così nel 2020 nasce
Tierra, un nome che già da sé racconta bene la direzione del locale: terra come identità, materia prima, memoria, ritorno. La sede attuale si inserisce perfettamente nell’atmosfera dei Sassi. Una casa-grotta ristrutturata con gusto, ambienti raccolti, pietra viva, luci morbide e un piccolo terrazzino affacciato sul paesaggio materano che accompagna il pranzo e la cena. La cucina di
Domenico Zingaro custodisce tutto il suo percorso. Dalla formazione iniziale come pasticcere a Bisceglie fino al trasferimento in Svizzera, con tappe che lo hanno portato ancora molto giovane a guidare brigate di pasticceria e successivamente a confrontarsi con cucine stellate. Un bagaglio che oggi si percepisce chiaramente nella precisione tecnica, nel lavoro sugli equilibri e nella costruzione dei piatti. La proposta di
Tierra parte dalla Basilicata ma evita la strada più scontata della tradizione ripetuta in maniera didascalica. C’è invece una cucina contemporanea, personale, molto attenta alla materia prima, al mondo vegetale, alla stagionalità e ai piccoli produttori del territorio. Una cucina che resta moderna e tecnica senza perdere leggibilità e piacere. In sala
Roberta Divincenzo accompagna gli ospiti con attenzione e grande calore umano, riuscendo a mettere a proprio agio tanto il turista straniero quanto il cliente locale. A completare l’esperienza c’è anche il lavoro di
Michele Nuzzolese, che segue vino, pairing e mixology, dando la possibilità di costruire percorsi interessanti sia attraverso abbinamenti classici sia con drink pensati per dialogare con la cucina.
Tierra riesce così a raccontare una Basilicata contemporanea, consapevole e gastronomicamente molto viva, mantenendo forte il legame con il territorio e con il percorso umano di chi l’ha costruita.
Cosa mangiare: il risotto preparato con riso Acquerello, arricchito da tartufo nero, asparagi e tuorlo d'uovo. Un piatto essenziale e raffinato, che valorizza pochi ingredienti attraverso tecnica, stagionalità ed equilibrio dei sapori.
VITANTONIO LOMBARDO RISTORANTE
Nel panorama gastronomico materano,
Vitantonio Lombardo Ristorante rappresenta l’eccellenza con la “E” maiuscola. Una stella Michelin, certo, ma soprattutto un progetto che negli anni ha saputo costruire una propria identità fortissima, personale e riconoscibile. La filosofia del ristorante si riassume in tre parole:
cuore, testa, pancia. Qui, insomma,
si pensa con il cuore, si mangia con la testa e si cucina con la pancia, alla continua ricerca dell’impossibile. Un motto che racconta bene la cucina di
Vitantonio Lombardo: istintiva ma lucida, tecnica ma anche emotiva, capace di alternare memoria, provocazione e gusto senza mai perdere equilibrio. Lo chef, nato a Savoia di Lucania, giunge a Matera dopo un lungo percorso formativo accanto a maestri della cucina come
Gianfranco Vissani, Paolo Teverini, e soprattutto
Davide Scabin, figure che vengono puntualmente evocate nei suoi piatti. Negli anni
Vitantonio ha costruito una cucina fatta di piatti iconici che restano, evolvendosi nel tempo, un po’ come i sassi di Matera. Il ristorante stesso è un vero e proprio grembo materno scavato nella pietra. Una grotta del Rione Sassi lasciata volutamente spoglia, impreziosita da opere d’arte moderna e luci che evidenziano una cucina a vista in cui i movimenti della brigata diventano parte integrante dell’esperienza. Nell’ultimo anno, però, il progetto ha attraversato un’ulteriore trasformazione, questa volta più intima, parallela a quella del suo chef-patron.
Vitantonio Lombardo è rinato partendo innanzitutto da sé stesso: un importante cambiamento fisico, un forte calo di peso, una nuova energia che si riflette oggi anche nel ristorante. Gli interni sono stati alleggeriti, resi più freschi e luminosi pur mantenendo eleganza e identità, mentre la cucina sembra aver trovato una nuova felicità espressiva, più libera, romantica e complice. E te ne accorgi quando
chef Lombardo esce in sala ad accogliere gli ospiti o a raccontare un piatto. Ha gli occhi felici, sereni, quasi commossi: si è riappropriato di un entusiasmo adolescenziale che riversa nel suo menu, il quale, pur mantenendo i connotati di qualità e armonia che lo hanno sempre contraddistinto, acquisisce un nuovo slancio. Fondamentale, come sempre, il lavoro della sala.
Donato Addesso resta una presenza centrale del progetto, capace di accompagnare il cliente con grande sensibilità durante l’esperienza, mentre
Jonathan Fusilli rappresenta, con il suo garbo e la conoscenza in fatto di vini, un volto importante all’interno di una squadra affiatata e profondamente coinvolta nella crescita del locale. Accanto a loro, una brigata giovane, appassionata e ormai perfettamente allineata alla visione dello chef, marcia compatta come una grande famiglia, verso l’unica meta: arrecare gioia all’ospite.
Cosa mangiare: Miseria e Nobiltà, ovvero vitello e animella, patate e tartufo, Aglianico e cenere
REGIACORTE DEL SANT'ANGELO LUXURY RESORT

Baccalà alla contadina: baccalà in infusione di camomilla, crema di zucchine, verdure e salsa al finocchietto selvatico
All’interno del
Sant'Angelo Luxury Resort, splendido albergo diffuso sito nel cuore più scenografico dei Sassi,
Regiacorte rappresenta una delle realtà che meglio stanno interpretando l’evoluzione contemporanea dell’ospitalità materana. Un ristorante che non cerca l’effetto “wow” fine a sé stesso, ma innesca un dialogo con la città in modo naturale, lasciando che siano il paesaggio, la pietra e la cucina a intrecciarsi, costruendo così un’esperienza unica. La posizione, inevitabilmente, gioca un ruolo importante. Mangiare qui significa immergersi in una delle immagini più iconiche dei Sassi, tra terrazze affacciate sulla gravina, scorci di pietra e quell’atmosfera surreale che ha reso questa città famosa nel mondo. Ma
Regiacorte riesce a non fermarsi alla sola bellezza del contesto, costruendo invece un progetto gastronomico coerente e sempre più riconoscibile. Il ristorante nasce infatti all’interno del progetto
Sant’Angelo con l’idea di creare una tavola vicina all’identità del luogo. Nel tempo è diventato un punto di riferimento tanto per gli ospiti dell’hotel quanto per una clientela esterna internazionale, alla ricerca di autenticità. La proposta gastronomica porta la firma dell’executive
chef Pompeo Lorusso, affiancato da
Andrea Locapo e dal pastry chef
Gianluca Pellitta. La loro è una cucina mediterranea fieramente lucana, basata su ingredienti semplici ma trattati con attenzione tecnica e grande sensibilità. Qui non si rincorrono eccessi estetici o costruzioni troppo elaborate: l’obiettivo è lasciare nel cliente il ricordo di un sapore prima ancora che di un impiattamento. Fondamentale anche il lavoro dell’accoglienza. Il general manager
Biagio Spagnuolo e il restaurant manager
Matteo Amadei guidano una sala costruita attorno a un’idea di ospitalità elegante, ma profondamente mediterranea, dove il cliente internazionale riesce comunque a percepire il calore e l’umanità tipici del Sud.
Cosa mangiare: il Baccalà alla contadina con verdure dell’orto, crema di zucchne e finocchietto selvatico.
400 GRADI PIZZERIA
Non tutta la nuova gastronomia materana passa necessariamente dai percorsi degustazione o dalle cucine d'autore. C'è anche chi lavora sulla convivialità, e sulla semplicità apparente di uno dei piatti più amati al mondo, riuscendo però a farlo con personalità e grande attenzione alla qualità. È il caso di
400 Gradi, insegna che negli ultimi anni ha conquistato un posto speciale nel cuore dei materani e dei tanti visitatori che attraversano la città. Nel centro storico di Matera, in un ambiente contemporaneo e accogliente, prende forma un progetto che mette al centro
la pizza napoletana contemporanea, interpretata attraverso impasti leggeri, lunghe maturazioni e un lavoro rigoroso sulla selezione delle materie prime. Le pizze arrivano al tavolo con quel cornicione soffice e fragrante che ormai è diventato una firma riconoscibile del locale, mentre i topping seguono con attenzione la stagionalità e il territorio. Dietro il banco si trova spesso
Sandro De Bellis, anima del progetto, che lavora tra impasti, pala e forno con la naturalezza di chi ha trasformato la passione in mestiere. Il profumo delle pizze accompagna l'intera esperienza e rende difficile la scelta tra le tante presenti in carta. Accanto ai grandi classici, trovano spazio interpretazioni più creative e identitarie. La
Provola e Pepe conquista per equilibrio e immediatezza, mentre la
Nerano rivisitata unisce provolone, zucchina e salmone in una combinazione armonica. Tra le pizze simbolo del locale spicca però
la Miss Purple, costruita attorno alla patata viola di montagna e completata da guanciale di suino nero e caciocavallo, un concentrato di gusto che riporta immediatamente ai sapori della Basilicata. Da non sottovalutare anche la proposta dei fritti, i taglieri e i dolci fatti in casa, che completano un'offerta ampia e ben costruita. A fare la differenza è, inoltre, un servizio cordiale, capace di accompagnare l'ospite con attenzione.
Cosa mangiare: dalla Pizza alla Nerano a una Mare di guai, con base di crema cacio e pepe, fiordilatte, tartare di gambero rosso, fili di peperoncino, olio evo, basilico.