Anna Rita Simoncini
Da un bancario insoddisfatto innamorato del buon cibo e del buon vino, e da una tranquilla casalinga che avrebbe certamente preferito continuare a esserlo per lungo tempo, ci si può aspettare di tutto. Anche che, travolti da un insolito destino nell’azzurro settembre orvietano del 1992, Mauro Stopponi e Anna Rita Simoncini decidano di aprire un ristorante e buttarsi la vita precedente alle spalle. Avranno fatto bene? Per i tanti sacrifici a cui Mauro e Anna Rita si sono sottoposti in oltre tre decenni non lo so proprio, ma se guardassi solo a me stesso, direi certamente che la loro è stata la decisione più sublime che potessero prendere.
E i motivi sono tanti. In primis, la loro straordinaria capacità di non tradire mai quella idea di bien vivre che, da sempre, aleggia a I Sette Consoli. Ho smesso di contare quante volte sono andato a pranzo o cena qui, ripetendo, alla fine, le stesse parole: “ma quanto ho mangiato bene?”. Già, perché il mantra assoluto de I Sette Consoli è proprio questo: far star bene chi si siede a questa tavola, concetto che da retrò, oggi, si è trasformato in una suggestione assolutamente avanguardista.
Anna Rita Simoncini ha una mano “fatata”, inutile negarlo. La sua cucina è solida come la Rocca di Gibilterra, inespugnabile dalle effimere mode del vento culinario, basata su tre presupposti incrollabili: umbritudine, gusto ed equilibrio. Le ricette di Anna Rita trattano ogni materia con una gentilezza inusuale, sono soavi come odi pascoliane, ti accarezzano il palato, tra sapori ancestrali, appaganti, definitivi. Spesso hai l’impressione che cucinare meglio di così una pasta o una carne sia legittimamente impossibile. Ho sempre pensato che Anna Rita sia dotata di grande tecnica, ma anche che la sua dote principale sia in realtà il palato: quello o ce l’hai o non ce l’hai, non lo puoi imparare. E quindi il 19 settembre di 34 anni fa il talento e la passione di due folli umbri hanno regalato alla mia regione un pezzo di storia della sua eccellenza gastronomica. Che, mi auguro, duri per sempre.
Ha partecipato a
Identità Milano
giornalista enogastronomico, direttore responsabile di James Magazine, ama la bellezza, gli Champagne e due colori: il nero e l'azzurro