Vi racconto Identità on the road

Percorrere l'Italia in lungo e in largo è il segreto di una edizione on line, le stesse emozioni di quando viaggiavo per la coppa del mondo di sci. Come me oggi Passera e Zanatta

02-11-2020
Paolo Marchi sulla terrazza del parcheggio del Lid

Paolo Marchi sulla terrazza del parcheggio del Lido 84, il ristorante di Riccardo e Giancarlo Camanini a Gardone Riviera (Brescia)

Ben poche persone riescono a capire quanto piacere stia provando, e quanta forza mi regali, l’improvvisa realtà di Identità on the road su e giù per l’Italia, un’Italia colpita di nuovo dal Covid e di nuovo in difficoltà. Sono orgoglioso dell’impegno che tutti noi di Identità stiamo mettendo nella nostra nuova idea che è anche una sfida perché tutto nuovo e tutto creato in ben poco tempo.

Identità lungo le strade italiane è la risposta concreta all’obbligo di rinunciare a un congresso in presenza, fissato a Milano dal 24 al 26 ottobre, da un sabato a un lunedì. Dal calendario pensato per marzo, poi per luglio e infine per ottobre 2020, abbiamo estrapolato oltre 60 lezioni, due terzi le abbiamo tenute nei nostri spazi milanesi, e così hanno viaggiato i relatori, e un terzo siamo andati noi da loro. E per noi intendo anche Carlo Passera e Gabriele Zanatta.

Renato Bosco, Saporè a San Martino Buon Albergo (Verona)

Renato Bosco, Saporè a San Martino Buon Albergo (Verona)

Tutti a chiedermi se mi sta pesando, tutt’altro. Mi ringiovanisce. Partenza da Milano martedì 27, mi pare un mese fa tanto intense sono state le giornate da quel dì in poi. Il rientro a Milano domani sera. Nuove disposizioni governative a parte, avremo portato a casa tutto quanto e inizierà il conto alla rovescia per la messa in rete a partire da lunedì 16 novembre.

Una delle vetrine del Pagliaccio di Anthony Genovese a Roma

Una delle vetrine del Pagliaccio di Anthony Genovese a Roma

Punto raggiunto più lontano da Milano penso lungo la linea che unisce Caiazzo per Franco Pepe, Caserta per Francesco Martucci e Castel di Sangro per Niko Romito. Il più vicino Brusaporto, poco oltre Bergamo, per Chicco Cerea. Il tragitto più disagevole invece suona un po’ come una sorpresa: in treno il 29 da Verona e Bologna, dove sono poi salito su un Frecciarossa in coincidenza per Roma. Pesante perché ho preso un regionale veloce che già il termine veloce suona come una presa in giro. Poi carrozze vecchie,  vuote, assolate e calde, un’ora e mezza per circa 150 chilometri. Trenitalia dovrebbe chiedere scusa ogni giorno ai pendolari.

Tramonto a Caizzo la sera del 29 ottobre 2020; sotto, tramonto a Caserta il 30, on the road tra Franco Pepe e Francesco Martucci

Tramonto a Caizzo la sera del 29 ottobre 2020; sotto, tramonto a Caserta il 30, on the road tra Franco Pepe e Francesco Martucci

Adoro questo vivere una versione on the road di Identità. Torno indietro di vent’anni, quando lavoravo al Giornale e nessuno si immaginava che nel nuovo secolo internet e la televisione avrebbero pesantemente ridimensionato la carta stampata e sconvolto il modo stesso di seguire gli eventi sportivi. Per chi come me seguiva soprattutto il calcio e lo sci, le trasferte sulla neve erano elisir di

Arrivo al buio della sera a Casadonna in Castel di Sangro (L'Aquila) il 30 ottobre

Arrivo al buio della sera a Casadonna in Castel di Sangro (L'Aquila) il 30 ottobre

lunga vita. Non era come seguire una squadra di calcio che ricorrevi a un mezzo piuttosto che a un altro in base alla sede della partita, aereo, treno o auto. In tal senso la tappa migliore, gastronomicamente, è sempre stata Napoli perché in genere ti dovevi fermare dal sabato al lunedì e la gola ringraziava. Milano era comoda solo perché potevi rilassarti a casa.

Il mare Adriatico e la spiaggia davanti alla Madonnina del pescatore in località Marzocca a Senigallia

Il mare Adriatico e la spiaggia davanti alla Madonnina del pescatore in località Marzocca a Senigallia

Adoravo le trasferte per seguire la coppa del mondo di sci (e adoravo lo sci, sia chiaro) perché potevo girare l’arco alpino in auto fermandomi in luoghi straordinari, vedere angoli di Francia e Svizzera, Austria e Italia, Slovenia e Baviera che non avrei visitato da turista. Poi c’erano le chicche come un Mondiale a Granada in Spagna dove dalla Sierra Nevada, nelle giornate di cielo terso, all’orizzonte scorgevi le coste africane. Oppure gli appuntamenti in Scandinavia, ben poche ore di sole e mai temperature vicine allo zero, sempre negative. E così via.

Paolo Brunelli in Identità on the road

Paolo Brunelli in Identità on the road

E chi nelle varie testate curava gli sport invernali era regolarmente preso in giro dai colleghi perché se la spassava dietro gare di pochi minuti, un’ora e tutto era finito. Nessuno capiva cosa volesse dire fare i conti con il meteo, con le traversate lungo le direttrice alpine, il guidare di notte su strade ghiacciate, arrivare in località dove alle sei tutti cenavano e magari tu arrivavi tardi e trovare dove gli organizzatori ti avevano prenotato, era come una caccia al tesoro.

Iginio Ventura a Identità on the road, ospite di Paolo Brunelli a Senigallia

Iginio Ventura a Identità on the road, ospite di Paolo Brunelli a Senigallia

Ho sempre fatto tesoro di un consiglio di un collega più anziano: «Paolino, ricordati che in montagna sai quando parti, mai a che ora arrivi». Verità assoluta. Gli imprevisti erano in agguato costantemente e ovunque, anche perché non ripartivi mai di buon’ora ma con il buio ed era facile accodarsi a esodi incredibili. Un esempio: per l’Austria l’Hahnenkamm a Kitzbuhel, discesa sabato e slalom domenica, è l’evento sportivo dell’anno. Non lasci la perla del Tirolo come se uscissi dal parcheggio di un centro commerciale.

Luca Abbadir e Moreno Cedroni nel Tunnel, il laboratorio creeatico della Madonnina del pescatore

Luca Abbadir e Moreno Cedroni nel Tunnel, il laboratorio creeatico della Madonnina del pescatore

Non solo: martedì, due giorni dopo, gigante ad Adelboden in Svizzera, circa 600 km che spezzavi in due, per forza e anche per piacere perché il Marchi goloso era in eterno agguato, sempre pronto a prenotare dove la cena non avrebbe deluso nessuno. Nella circostanza in Liechtenstein perché più o meno a metà strada.

Questi spostamenti, l’inseguire il Tomba di turno, il freddo all’aperto in attesa delle prove, il collega che ti ha chiesto un passaggio ed è lentissimo a scrivere e tu lo aspetti e saresti già pronto, erano momenti che nelle redazioni non conoscevano e quindi non capivano. Poi capitava che qualcuno di loro fosse inviato sullo sci per un pezzo di colore, e con Tomba capitava quasi regolarmente, e apriti cielo. Capivano che c’era ben altro oltre a un’ora di competizione. E noi ospiti fissi del circo bianco ci scambiavamo sorrisi beffardi. Identità on the road ha reso attuali ricordi che dormivano.


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IG2020 on the road