L'Italia sogna il mondiale di BBQ

Le Prime Uve hanno bagnato in casa Bonaventura Maschio la tappa azzurra del circuito Kansas City

06-07-2015
John Clement, il vincitore della prima edizione, d

John Clement, il vincitore della prima edizione, domenica 5 luglio a Gaiarine in provincia di Treviso, del Prime Uve Invitational Barbecue Championship negli spazi della Distilleria Bonaventura Maschio

Lasciate perdere i wurstel che vi preparate in un picnic e scordatevi pure le bistecche alla griglia con o senza amici in attesa. A Gaiarine in provincia di Treviso, negli spazi all’aperto – e al solleone – della Distilleria Bonaventura Maschio, è andato in scena domenica 5 luglio il Prime Uve Invitational Barbecue Championship che ha segnato l’esordio in Italia del circuito che si riconosce nelle regole della Kansas City Barbeque Society, il top in America.

Grigliare è un arte e questo appuntamento, come uno precedente a Perugia, segna una svolta per il mondo del BBQ italiano. E’ un voltare le spalle alle tradizioni di casa nostra e dell’Europa in generale per farsi promotori di una visione diversa della più antica tecnica di cottura mai conosciuta dall’uomo. Scoprire il fuoco, come conservarlo a uso domestico, è stato un tutt’uno con l’iniziare a grigliare, arrostire la carne.

Come ha ricordato Gianfranco Lo Cascio, che attraverso anche la squadra Barbecue4AllInternational, seconda assoluta, è il guru italiano dell’argomento, “le differenze tra i due mondi sono profonde: oltreoceano grigliano pezzi grandi di carne, per lungo tempo e di conseguenza a basse temperature. In Europa invece preferiamo piccoli tagli, cotti poco e a temperature alte”.

Non solo questo però, ed è il punto cruciale che io fatico a seguire fino in fondo: chi opta per il bbq a stelle e strisce non solo ama aromatizzare le carni con legni di botti in cui hanno maturato grandi vini o distillati come domenica le acqueviti Prime Uve di casa Maschio, magari aggiunte in cottura goccia dopo goccia, ma adora una salsa tipica per il barbecue che è più facile ti si pianti di traverso nel palato invece di esaltarlo. Non l’amo proprio.

Siamo ben oltre un uso intelligente delle spezie, tanto che in diversi ci siamo chiesti che senso abbia abbracciare una visione del bbq così coprente la materia prima quando la cucina sta andando sempre più verso una pulizia assoluta degli ingredienti. Il prodotto viene quasi mortificato e quello che viene proposto è il suo vestito. Cosa che negli Stati del Sud degli Stati Uniti è storia e uso quotidiano e da noi no. Ho ricordi che ancora mi commuovono di costine di maiale divorate a Charleston in South Carolina, ma ero sul posto e in trasferta la prima regola è inchinarsi agli usi locali, difficilmente sbagli.

Mi è piaciuto lo straordinario lavoro della famiglia Maschio, i fratelli Andrea e Anna Maschio, per dare corpo a questo progetto, uno sbocco per la passione di chi crede in questa specialità e se italiani partivano da posizioni di rincalzo. Il fenomeno ha un lustro di vita nel continente e un anno appena da noi. Però Barbecue4AllInternational, team leader Gianfranco Lo Cascio, capitano Marco Agostini, loro il titolo italiano, sembrano veterani. Miglior dessert e secondo posto assoluto, totale 1500 euro in premi.

Foto ricordo per la squadra italiana Barbecue4AllInternational seconda assoluta e prima nella categoria dessert. All'estrema sinistra il padrone di casa Andrea Maschio e all'astrema destra sua sorella Anna, bravissima a condurre la premiazione sotto il sole a picco. Terzo da sinistra il capitano Marco Agostini (con gli occhiali neri), al centro con il pizzetto il team leader Gianfranco Lo Cascio

Foto ricordo per la squadra italiana Barbecue4AllInternational seconda assoluta e prima nella categoria dessert. All'estrema sinistra il padrone di casa Andrea Maschio e all'astrema destra sua sorella Anna, bravissima a condurre la premiazione sotto il sole a picco. Terzo da sinistra il capitano Marco Agostini (con gli occhiali neri), al centro con il pizzetto il team leader Gianfranco Lo Cascio

Meglio di loro solo uno dei tre team tedeschi, il BR.BQ che si è distinto subito: era l’unico su sedici composto da un’unica persona, John Clement, uno statunitense che vive in Germania, fisico da toro e la musica nel sangue tanto da festeggiare successo e premio, un assegno da 9mila euro, intonando un gospel. Si è messo alle griglie sabato sera, prima di mezzanotte, e non le ha mai mollate preparando via via la spalla di maiale affumicata, il Brisket (punta di petto di manzo affumicata), le Ribs, le costine di maiale affumicate alla moda di Kansas City ovvero laccate con la famigerata salsa barbecue, fino al pollo e altri tre premi legati ai distillati Prime Uve.

In estrema sintesi: è stata aperta una finestra su un mondo, si tratta di capirlo meglio, io per primo.


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