Il Milano Whisky Festival continua a crescere

Assaggi e impressioni dalla nuova edizione dell'evento milanese, che quest'anno ha accolto oltre 5000 visitatori

30-11-2019

I numerosi volti dei giovani nella folla dei visitatori del Milano Whisky Festival si trasformano per un istante in uno specchio. Il futuro che guarda dritto nel passato e ne esce rafforzato. Riscoperte e inediti hanno costellato la solidità della tradizione nella quattordicesima edizione dell’evento a novembre e l’ha fatto non solo rafforzando la parte espositiva, bensì confermando livello e varietà delle masterclass.

Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci avevano preannunciato la volontà di fare le cose in grande e così è stato nei due giorni all’Hotel Marriott di Milano. Dove il “grande” consiste nell’offrire più possibilità di approfondire e stupirsi, non nell’esibirsi fine a se stesso, un mero sfoggio di muscoli.

I visitatori hanno raggiunto quota 5.500, catapultando di diritto - sottolineano gli organizzatori - l'evento nel panorama dei festival internazionali. Le donne hanno raggiunto il 28%, gli operatori del food & beverage superano ormai il 25% e si è consolidata appunto la fascia di età target 25-34. Quei giovani di cui parlavamo, a caccia di connessioni tra epoche differenti.

Quel senso del tempo che si ritrova, è ben rappresentato ad esempio dalla masterclass della Hinch Distillery.  Una storia già di per sé affascinante, perché parliamo di una riapertura, a Sud di Belfast nel Killaney Estate. Il suo nome deriva dall’abbreviazione della città vicina, Ballynahinch, ovvero “città dell’isola”.

Durante la masterclass della Hinch Distillery

Durante la masterclass della Hinch Distillery

Un racconto di rinascita, con la fierezza nordirlandese, che è stata trasmessa con quattro prodotti e un’anticipazione, un whiskey single pot still.  Un whiskey che capisca il tempo – si prometteva nella Time Collection – quello che non aspetta nessun uomo, ma sa il fatto suo. Si conquista una speciale attenzione l’Hinch 5Y Double Wood, che dopo quattro anni di invecchiamento ne affronta uno ulteriore in botti di Virgin American Oak: il tempo appunto fa uscire carattere anche attraverso un profumo più complesso.

Ma anche Hinch Peated Single Malt che unisce la sua natura di torbato a note dolci e al potere dei cereali. Perché fumo e grano accolgono, tuttavia il mare si insinua tutto a liberare suggestioni, anche piccanti. Non è mancata un’anticipazione appunto, un whiskey single pot still, una promessa di note erbacee e libere. Dal viaggio nella distilleria fieramente rinata alla doppia verticale di whisky e praline di The Glenlivet, il prestigioso single malt scotch whisky e T'a Milano, le opportunità di esplorazione non sono davvero mancate.

Lost Distillery Company

Lost Distillery Company

Intanto, nell’area espositiva raddoppiata la Scozia faceva la parte del leone, senza oscurare la vitalità di altre nazioni, altri continenti. Quest’anno, oltre all’Asia, si è trovata una new entry così vicina e così lontana nell’immaginario collettivo dal whisky: leggi la Svizzera, con Langatun, dove il nuovo millennio si stringe all’esperienza di due secoli prima.

Non meno appassionante, in questo solco, passare dalle “distillerie perdute”.  Parliamo della Lost Distillery Company, immersa in un interessante progetto di ricerca. Ci ricorda che in un secolo sono venute meno quasi cento distillerie in Scozia, per diverse ragioni. Attraverso un progetto che ha visto mobilitata anche l’università scozzese, si è cercato di riscoprirle il più possibile e con esse approfondire il vero modo di produrre, bere e vivere. 


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