A Cefalù, nella ‘casa’ della famiglia Miccichè, custode dell’autentica ospitalità siciliana

Gli scenari incantati, l'architettura unica, la cura degli arredi, i profumi e i sapori di chef Pandolfo: benvenuti a Le Calette, anima di quest'angolo di Trinacria

07-08-2022
a cura di Elisabetta Canoro
Incastonato nella macchia mediterranea, affacciato

Incastonato nella macchia mediterranea, affacciato sulla splendida costa dalle sfumature smeraldo, l'Hotel Le Calette di Cefalù (Palermo) è un modello di autentica ospitalità siciliana. Ph. Massimo Lo Verde

È uno scrigno di bellezza affacciato sul mare della terra di Trinacria. Immersa negli scenari selvaggi del Parco delle Madonie, sulla costa settentrionale della Sicilia, Cefalù è uno dei borghi più belli d’Italia, una gemma ben custodita dell’isola, dalle origini che si perdono nella notte dei tempi. La chiamavano Kephaloídion (in greco “a forma di testa”) gli antichi greci, perché il primo insediamento sorgeva sul promontorio. In questo contesto, appena fuori dal centro storico, protetto dalla macchia mediterranea e incorniciato da spiagge dorate bagnate da un mare color smeraldo, l’Hotel Le Calette custodisce l’essenza della più autentica ospitalità siciliana, quella familiare, fatta di gesti, sorrisi e attenzioni capaci di lasciare un ricordo indelebile. Circondato da due ettari di parco botanico, l’hotel accarezza con la sua architettura le insenature della baia della Caldura, incastonandosi alla perfezione nelle piccole “cale” che le danno il nome.

È adagiato su un grande prato con cucina a vista e panorama sulla baia, i faraglioni della Caldura e la Rocca, il ristorante fine dining Cala Luna, orchestrato dal nuovo chef Dario Pandolfo, che dà spazio alle materie prime locali con estro, mentre al Calette Reef, l’alternativa casual, offre street-food siciliano e classici internazionali.

La famiglia Cacciola-Miccichè. Ph. ICONA

La famiglia Cacciola-Miccichè. Ph. ICONA

L’Hotel Le Calette racconta una bella storia di famiglia, si diceva: «Questo posto ha un’anima, ve l’assicuro», ci spiega Francesca Cacciola, la titolare, che in questo luogo è cresciuta, sotto gli occhi attenti di un padre che le ha insegnato l’arte dell’accoglienza. A mettere la prima pietra è stato l’ingegnere Santino Cacciola: «Mio nonno - le fa eco la nipote Gaia Miccichè, la terza generazione nella gestione della “casa” - si è innamorato di questa baia e delle sue cale negli anni Sessanta, quando Cefalù iniziava a emergere come meta di turismo. È stato lui a comprare questa terra e costruire la struttura, in questo angolo selvaggio di costa, tra la macchia mediterranea e le cale rocciose della baia della Caldura». Elegante, piena di fascino e calore, inizialmente era un residence per famiglie, un’oasi di pace, natura e benessere. «L’idea iniziale è stata portata avanti dai miei genitori: mio padre Angelo Miccichè, architetto, applicando le sue conoscenze professionali a soluzioni sostenibili rispettose dell’ambiente, ha trasformato nel tempo questa grande e accogliente casa in un hotel cinque stelle», continua Gaia. La struttura non è mai cambiata radicalmente, rimasta fedele all’architettura originaria, ma è stata rivisitata con eleganza e grande attenzione all’ambiente.

E così, di generazione in generazione, l’hotel è diventato un avamposto di stile, dallo charme tipicamente mediterraneo, che punta a diventare un prodotto unico grazie alla direzione di Filippo Marchese, arrivato nel 2020 forte di un importante bagaglio di competenze ed esperienza nel mondo dell’hôtellerie di qualità, lavorando con brand alberghieri come Hilton e Accor. «La proprietà sta investendo molto nella crescita della struttura, ma soprattutto è molto attenta a garantire solidità ai propri collaboratori, oggi sono 60 nello staff - ci ha detto - che non ha mai abbandonato durante la pandemia, supportando tutta Cefalù, perché il personale viene in gran parte dal territorio».

Oggi l’hotel è formato da due complessi principali, che sfumano verso il mare, tra terrazze, sentieri verdi e giardini lussureggianti. Uno è Le Calette Garden & Bay, il quattro stelle, che verrà presto ristrutturato, dove l’ambiente è conviviale, l’atmosfera familiare: l’edificio è quello ideato dal nonno di Gaia negli anni Sessanta. È invece un cinque stelle Le Calette N°5, contemporaneo e sofisticato, ispirato alle influenze mediterranee, che si sviluppano con un corpo centrale e richiama in chiave moderna le antiche torri saracene, circondato dal mare, il giardino e la bella piscina con vista. Quest’ultimo conta 30 tra camere e suite, tutte diverse, progettate per offrire viste panoramiche sulla natura e sulla baia, con ampie terrazze e balconi. E poi ci sono le ville private: Villa al Mare e Villa Cala Pietra, rural chic la prima, abbagliante e minimal la seconda, entrambe defilate e con scorsi panoramici da sogno.

Una delle suite presso l'hotel Le Calette. Ph. Massimo Lo Verde

Una delle suite presso l'hotel Le Calette. Ph. Massimo Lo Verde

Nell’arredo degli ambienti si riconosce il tocco della proprietà, richiama infatti le tradizioni siciliane autentiche, contaminando presente e antichità. «Mia madre Francesca è appassionata di antiquariato e artigianato: da sempre si dedica a collezionare pezzi unici, dalle porte del Settecento alle ceramiche multicolori, come le Teste di Moro o le tradizionali Pigne dell’Ospitalità, realizzando pezzi particolari, vedi le lampade di design fatte con basi di antichi capitelli in pietra», racconta Gaia. «L’attenzione è sempre rivolta all’ambiente circostante, lasciando gli spazi ampi, gli arredi sul bianco, le grandi aperture sul mare, per poter godere della bellezza di questa costa». Raffinati e semplici, gli spazi interni spiccano per i tocchi creativi e l’utilizzo di materiali che raccontano la storia del luogo, attingendo alla pietra ragusana e ai toni naturali, in un eclettico mélange di richiami a memorie e influenze greco romane, arabe e normanne, come le testiere realizzate con antiche “mucharabie” e grandi cuscini in tessili berberi, abbinati a pregiati arredi ottocenteschi di famiglia, o ancora, sponde decorate di carretto siciliano.

Non manca uno spazio dedicato alla remise en forme, la nuova Spa, un’area ispirata alle suggestioni del Mediterraneo, dove il tornare in forma passa per sauna, hammam, idromassaggi e trattamenti wellness. Imperdibile un massaggio nel Gazebo della Maga Circe, in cima a una roccia con vista mare. Da provare anche le esperienze nel verde, come la sessione yoga nell’uliveto, l’hiking nel Parco delle Madonie o un’immersione di forest bathing tra i rari Abies Nebrodensis, abeti che crescono solo qui.

Il Gazebo della Maga Circe, un piccolo tempio del relax e della remise en forme

Il Gazebo della Maga Circe, un piccolo tempio del relax e della remise en forme

Senza dimenticare di dedicare del tempo anche alla scoperta del luogo, perché Cefalù ha il volto della Sicilia autentica, di cui custodisce memorie storiche e tesori artistici. I palazzetti barocchi, il centro storico lastricato in pietra puntellato da casette bianche e un labirinto di vicoli: basta varcare la soglia del Duomo, gioiello dell’architettura arabo-normanna, dal 2015 Patrimonio dell’Umanità UNESCO, per toccare con mano la grande bellezza di questo suggestivo villaggio marinaro. La passeggiata prosegue su Corso Ruggero, tra le botteghe, i localini e le boutique del centro che vendono le storiche ceramiche siciliane. Tappa d’obbligo la chiesa di Santo Stefano (chiamata anche del Purgatorio), con la sua caratteristica facciata barocca, ma anche il Palazzo Osterio Magno, la prima residenza del re Ruggiero II, di recente riaperto ai visitatori.
Bisogna arrampicarsi in cima alle scale del Bastione di Capo Marchiafava, un baluardo del Diciottesimo secolo, per ammirare la vista su tutta la scogliera. È unica la panoramica da Porta Marina: un arco gotico che si affaccia sulla piccola spiaggia del porticciolo, immortalata da Giuseppe Tornatore in una scena del film Nuovo Cinema Paradiso. L’unico museo della città, il Museo Mandralisca, si deve invece al barone Enrico Pirajno di Mandralisca, appassionato d’arte che nell’Ottocento raccolse una discreta collezione di pezzi di vario genere: diviso in sezioni, nei suoi spazi il museo offre reperti archeologici, una pinacoteca, che raccoglie dipinti di natura eterogenea prevalentemente siciliani, una raccolta malacologica e mobili appartenuti al barone Mandralisca, testimonianza di una manifattura artigianale di alta qualità, di gusto tipicamente neoclassico. E per finire, un tuffo nel blu, scegliendo tra le tante spiagge, ognuna con una sua anima, da Pollina a Salinelle e Capo PlayaMazzaforno regala giornate piene di sole e relax, con le due baie sabbiose. Settefrati ha sette scogli che affiorano dall’acqua e un litorale di sabbia dorata circondata dalla natura rigogliosa, mentre defilata e riservata, Sant’Ambrogio è l’ideale per trascorrere giornate a ritmo lento.

Dario Pandolfo, chef del ristorante fine dining Cala Luna presso l'hotel Le Calette

Dario Pandolfo, chef del ristorante fine dining Cala Luna presso l'hotel Le Calette

Si torna in hotel per gustare i piatti di chef Pandolfo, che meglio di chiunque altro sa tradurre in gusto il profumo e la bellezza del territorio: «Venire a lavorare è stato come rinnamorarmi della mia Sicilia, la mia terra, sono tornato per obbligo, restare è diventata una scelta - ci racconta - in uno spazio geograficamente così piccolo si apre un mondo: per noi chef la Sicilia è un ‘parco giochi’ colmo di pesce, verdure, ortaggi, erbe aromatiche, che studio, tecnica e ricerca traducono in ricette in grado di dare voce alla qualità del lavoro dei produttori locali.

Prediligo un menu dinamico che pesca dall’offerta giornaliera del mercato, un viaggio che profuma di lemon grass, agrumi, spezie. La mia è una cucina tradizionale siciliana rielaborata con estro e genialità, è un invito a gustare il territorio, che tiene conto delle esigenze di una clientela internazionale».

La sua filosofia? «Sottrarre e non aggiungere. È questa la vera sfida. Frutto di tanta sperimentazione e conoscenza. A volte ci vogliono giorni, altre addirittura mesi. Devi conoscere tutto e poi dimenticarlo».


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