08-05-2005

60 Hope Street

Nessuno va in Gran Bretagna per mangiare bene, sarebbe come dire che uno va a Rimini per tuffarsi in mare e farsi coccolare dalle onde. Però non è affatto vero (e da tempo) che per mangiare bene tra Londra e Glasgow bisogna limitarsi a fare tre volte colazione. Di certo è facile mangiare male e lercio se l’imperativo è spendere il meno possibile (al cospetto di una rosticceria, McDonald’s sfiora la stella Michelin), ma gli inserti che i quotidiani dedicano a cibi e vini noi in Italia ce li sognamo, e la varietà di cucine che vi possiamo trovare è vasta e stuzzicante. E non è solo una questione di un un paese ricco che ingaggia grandi chef francesi o che accoglie le tradizioni delle minoranze, esiste un’autentica cucina inglese che quando viene declinata secondo linee modern british è accattivante e certo non ti spinge a invocare due spaghi di mamma. A parte la guida rossa che spopola anche sull’isolone, The Good Food guide, curata da Andrew Turvil per Which?Books, www.which.net, è una delle guide più riuscite al mangiarbene che abbia avuto modo di consultare. Ha testi scritti bene, chiari e per nulla tromboneschi, con voti in decimi ma, sorpresa, tutti in positivo, con il solo Gordon Ramsay che strappa un 10. È una guida che ha rispetto per le tradizioni, ma guarda con simpatia al nuovo. Dato singolare e importante: nasce come pubblicazione della Consumers’ Association, eppure sembra esente dagli isterismi moralizzanti che sovente accompagnano queste realtà. Utile per non perdersi in un paese straniero, mi ha salvato a Liverpool che non è una città che ti accoglie con un sorriso e il cielo azzurro. Il 60 Hope Street, al numero 60 di via della Speranza, un toponimo che sembra uscito da Mary Poppins, voto 4 («una buona cucina»), è il ristorante, caffè e bar dei fratelli Gary e Colin Manning, ai fornelli Paul McEvoy, tre che amano definire la loro cucina modern european cuisine. In effetti c’è una leggerenza e una pulizia di tratti che non ci aspettiamo in proposte che arrivano da zone che facilmente noi italiani consideriamo gastronomicamente depresse. Errore: se il Macarello affumicato in escabece era simpatico ma poco legato, il Fegato di vitello in padella con patate, lime e spugnole era impeccabile nella sua essenziale golosità così come il Bread & Butter pudding con gelato alla vaniglia invitante quasi quanto un cremoso tiramisù. Per dire il tasso di golosità.

60 HOPE STREET
al 60 di Hope Street a LIVERPOOL
Telefono: +44.0151.7076060 Sito: www.60hopestreet.com
Chiusura: sabato a pranzo e tutta domenica
Prezzi: 27/74 sterline, Lunch menu 12.95/15.95
Coefficiente di difficoltà: sufficiente, cucina d’autore

Cibi Divini

I ristoranti di tutto il mondo raccontati nel Giornale da Paolo Marchi dal febbraio 1994 all’inverno 2011. E dalla primavera per i lettori del sito identitagolose.it

Paolo Marchi

a cura di

Paolo Marchi

nato a Milano nel marzo 1955, al Giornale per 31 anni dividendosi tra sport e gastronomia, è ideatore e curatore dal 2004 di Identità Golose.
blog www.paolomarchi.it
instagram instagram.com/oloapmarchi

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