09-10-2026
Bollicine del mondo: così l'Inghilterra ha scoperto la sua anima spumeggiante
Oltremanica la viticoltura sta avendo nuovo impulso, anche grazie ai cambiamenti climatici. La produzione è rivolta soprattutto agli sparkling wines: sono vini che si distinguono per elevata acidità ed eccellente complessità aromatica
Vigneti in Gran Bretagna: qui siamo nel Surrey, nella Mole Valley, Inghilterra sud-orientale, alla tenuta Denbies Wine Estate, una delle più vaste dell'Inghilterra
Se la coltivazione della vite in Inghilterra risale probabilmente all’epoca della conquista romana, a partire dal I secolo dell’era cristiana, tracce documentate di uve prodotte nella regione si trovano a partire dal secolo VIII. Da allora in poi, la storia britannica della vitis vinifera ha vissuto alterne stagioni: prima lo sviluppo (con la data del 17 dicembre 1662 da tenere ben presente: quel giorno lo scienziato Christopher Merret presentò alla Royal Society di Londra un proprio scritto sulla produzione del vino. Qui, coniando il termine “sparkling wine” e descrivendo il metodo dell’aggiunta di zucchero e l’utilizzo di bottiglie in vetro più resistenti, pose le fondamenta per i vini rifermentati secondo il metodo tradizionale molti anni prima di Dom Pérignon), poi di involuzione. Fino agli anni Cinquanta del secondo dopoguerra.
Da allora in poi si incominciarono a impiantare cloni di nuove varietà (tra le quali Müller-Thurgau, Seyval Blanc, Reichensteiner, Huxelrebe e Schönburge) a maturazione precoce e quindi adatte a condizioni di scarso irraggiamento solare, basse temperature ed elevata piovosità. In seguito, la viticoltura inglese ha subito notevoli trasformazioni in parte influenzate dagli effetti del cambiamento climatico che ha indotto un innalzamento delle temperature tale da rendere il clima delle contee del Sud-Est, già temperato dall’effetto della Corrente del Golfo, più simile a quello del Nord della Francia e quindi adatto alla coltivazione di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier, universalmente noti per le basi spumante.

Setley Ridge Vineyard a Brockenhurst, nell'Hampshire
Attualmente, oltre il 70% della produzione di vini di oltremanica è “sparkling”: tipologia che - superando la storica dipendenza da celebrazioni e occasioni speciali - primeggia anche nelle preferenze di acquisto in un mercato, quello britannico, che storicamente si è sempre distinto nelle classifiche di consumo di Champagne e affini.
Oggigiorno, gran parte dei rifermentati in bottiglia “made in England” sono vini che, di vendemmia in vendemmia, garantiscono una costante alta qualità e si distinguono per elevata acidità ed eccellente complessità aromatica; mentre le contee più vocate per questa tipologia, grazie a condizioni pedoclimatiche (a partire dai suoli gessosi) così simili a quelle della regione champenoise, sono Kent, West Sussex, East Sussex e Hampshire. Non sappiamo se gli spumanti inglesi primeggeranno mai in un nuovo Judgment of Paris, ma il solco è ormai tracciato e le ambizioni son già palesi.
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