Il coraggio e l’unicità: due elementi che traggono forza l’uno dall’altro per il Verduno Pelaverga Doc. Quest’anno l’incontro su un vitigno profondamente identitario come il Pelaverga Piccolo, che si lega al territorio di Verduno, Roddi e La Morra, si è svolto ad Albeisa, nella città di Alba.
La produzione e l’apprezzamento da parte dei consumatori crescono ogni anno, come si è sottolineato in apertura con il presidente del Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco Alba Langhe e Dogliani Sergio Germano e Diego Morra, presidente dell’associazione Verduno è uno.
Nel primo semestre 2026 si registra un +18% di imbottigliato sul 2025, una crescita a doppia cifra rimarcata ancora di più nel suo significato dal calo mondiale dei consumi di vino pari al 2,7%. Basti pensare che nel 2015 si parlava di poco più di 150mila bottiglie con 20 ettari vitati; dieci anni dopo, si superano le 274mila (con 38 ettari vitati).
Il segreto del successo? È percepito come un vino contemporaneo, con una spiccata versatilità (abbinamenti a volontà, viene celebrato dai vegetariani nel Regno Unito per il suo gusto attuale), come emerso anche durante la degustazione guidata da Sandro Minella (dopo un video di Ian d’Agata) per l’annata 2025: 18 vini, per lo più in acciaio, con eccezioni in legno (ad esempio, per Burlotto) e anfora di terracotta (con l’esploratore agricolo come si definisce Gianluca Colombo).

I produttori del Verduno Pelaverga presenti alla degustazione dell'annata 2025
«La sua unicità - ha sottolineato
Minella - è geografica, genetica, aromatica, funzionale». Senza dimenticare la parte storica, perché è re
Carlo Alberto nel 1837 ad acquistare le tenute e il generale
Paolo Francesco Staglieno a occuparsi, poi, delle tecniche più moderne di vinificazione. Ma dalla comparsa nella lista vini in una trattoria della Langa nel 1937 a oggi, molto è accaduto. Sparizione (anche se non manca chi non demorde), ritorno coraggioso e determinato nella terra del
Barolo, l’impianto di interi vigneti con il
Pelaverga Piccolo da parte del
Castello di Verduno - mossa compiuta poi anche da altri - fino alla nascita dell’associazione.
«Un vino di nicchia con prezzo da appeal» ha rimarcato Minella. Il prezzo medio in trent’anni, in effetti, è salito da 6,05 a 16,50 euro.
Storia, prezzo e infine contesto geografico (dunque anche microclimatico) alla corte del Tanaro, nel segno dell’unicità che pur ha due volti: il lato Ovest con la vena del gesso e peculiarità quali sapidità e nitidezza in primo piano, e quello orientale con le Marne di Sant’Agata, una maggiore robustezza e tendenza agli aromi fruttati.
Ma cosa ci offre l’annata 2025? Una maturità sorprendente, una personalità accentuata che non interferisce nella leggerezza.

Un grappolo di Pelaverga piccolo, il vitigno d'origine del Verduno Pelaverga
In base ai dati
Arpa Piemonte, è stato il terzo anno di seguito in cui la neve ha latitato in pianura; in compenso, aprile si è rivelato il mese più piovoso dando sollievo alle riserve idriche in profondità. A giugno, invece, spetta il giorno più caldo della serie storica (il 2), un anticipo d’estate travolgente. Meno opprimente l’andamento dei mesi successivi, con ondate brevi e piogge che, seppur leggermente inferiori alla media, non hanno mai creato danni. Un settembre asciutto e senza scosse ha garantito, poi, la concentrazione di zuccheri e aromi; infine, un ottobre estremamente asciutto ha consentito di effettuare una vendemmia in tranquillità.
Come si è tradotto tutto questo in cantina? Prima di tutto, le uve raccolte erano perfettamente sane e le rese sono risultate contenute. Nel calice, il Verduno Pelaverga Doc ha mostrato prima di tutto la sua vivacità nel colore, con il suo rubino brillante. Ma la maturità piena si avverte nel frutto, con i sentori di ciliegie e fragole, e quella gradevolezza dal primo sorso che ti spinge ad andare avanti.
Quindi la partita del
pepe, un elemento di identità di questo vino, su cui l’andamento dell’annata può fare la differenza. La parola d’ordine è
Rotundone, identificato nel 2008 come responsabile della nota di pepe in uva e vino, e messo a fuoco per il
Pelaverga Piccolo 13 anni dopo dal CREA-VE di Asti in campioni di
Verduno Doc. Si trova anche in altri rossi, per lo più strutturati, eppure qui si fa particolarmente notare.
«Si coltiva in vigna e si difende in cantina. - ha precisato Sandro Minella - Sta quasi tutto nella buccia: alla fine ne estraiamo il 5/6%. Giugno ha remato contro con quell’unica, vera ondata di calore, ma poi le riserve idriche di aprile e le nottate fresche di settembre hanno giocato a suo vantaggio».
Il secondo round del match si svolge appunto in cantina: «Il pepe passa nel vino tra il secondo e il quinto giorno di fermentazione». Un guerriero tosto, il Rotundone: più tempo o temperatura superiore non lo alimentano e anche nella conservazione resiste a quel caldo che può invece interferire con l’intensità del bouquet.
Tra gli assaggi citiamo Gianni Ramello per la sua maturità felicemente espressa, Sordo per la sua intrigante complessità di aromi e Diego Morra per la vitalità del Verduno Doc dal primo sguardo, che passa anche dalla “firma” del pepe.
Qui di seguito, tutti i link alle cantine presenti in degustazione:
Arnaldo Rivera
Bel Colle
Cadia
Cantina Terre del Barolo
Cantina Massara Gian Carlo Burlotto
Castello di Verduno
Comm. G.B. Burlotto
Fratelli Alessandria
Gian Luca Colombo
I Brè
Morra Diego
Poderi Einaudi
Poderi Roset
Ramello Gianni
Reverdito Michele
San Biagio
Scarpa
Sordo Giovanni