27-08-2026

La sfida delle Bollicine in Alto Adige: crescere e rimanere di nicchia

Sguardo sulla produzione spumantistica, dove si arriva anche 1.200 metri di altitudine. Il presidente del consorzio Kofler: «Non puntiamo ai numeri, ma solo alla qualità»

Una bella immagine di bottiglie di spumante dell&#

Una bella immagine di bottiglie di spumante dell'Alto Adige in affinamento

Le bollicine dell’Alto Adige sono una nicchia, una piccola perla. E tale deve rimanere, per non snaturarsi.

Questo è in sintesi il pensiero dei produttori Sudtirolesi, come confermato anche dal presidente del Consorzio Vini Alto Adige Andreas Kofler: «Dobbiamo fare solo prodotti di alto livello, nelle zone migliori. Che non significa seguire le richieste del mercato».

Il presidente del Consorzio Vini Alto Adige Andreas Kofler

Il presidente del Consorzio Vini Alto Adige Andreas Kofler

Non c’è dubbio che la crescita c’è stata, negli ultimi anni, anche a livello di numero, arrivando a circa 600mila bottiglie annue prodotte in tutta la zona. Ma si potrebbe arrivare a molto di più.

«Non è vero che il territorio non sia giusto, vocato per fare gli spumanti – spiega Andreas Kofler – ma semplicemente i produttori non avevano la necessità di spumantizzare. Hans Terzer (storico enologo di San Michele Appiano) diceva sempre: "Siccome si vende il vino fermo molto bene, non si fanno spumanti"».

Una significativa immagine dei vigneti altoatesini

Una significativa immagine dei vigneti altoatesini

Quindi non c’era (e forse non c’è tuttora) una reale esigenza di mercato. «Non è che i produttori dell’Alto Adige non riescono più a vendere il vino fermo e allora spumantizzano, niente affatto – insiste Kofler – Semplicemente abbiamo capito che si può fare una bollicina a Metodo Classico molto buona, di alta qualità. E così tante aziende ci hanno creduto, hanno dimostrato che il prodotto è ottimo e adesso si sono anche aggiunti altri produttori. E quelli che l'hanno già fatto da 20-30 anni ne producono di più di prima».

Il tutto mantenendo un’impronta territoriale: vini di montagna, d’alta quota. «Sono spumanti che vanno dai 400 a anche 1.200 metri di altitudine».

Ma Kofler ribadisce ancora che non si tratta di una scelta dettata dal mercato. «Siamo partiti da circa 200mila bottiglie di una decina di anni fa alle attuali 600mila. Se fosse stata una questione di mercato, perché non si riesce più a vendere i vini bianchi, allora oggi avremmo 5 milioni di bottiglie di spumante dell’Alto Adige. Ma non è così».

«Credo che abbiamo scelto quelle zone giuste per fare uno spumante di alto livello, restando una nicchia e non aumentando i numeri. Penso che sia la strada giusta».

Josef Romen, presidente dell’associazione del Produttori di Spumante Metodo Classico dell’Alto Adige ed enologo di Kettmeir

Josef Romen, presidente dell’associazione del Produttori di Spumante Metodo Classico dell’Alto Adige ed enologo di Kettmeir

Una strada condivisa l’associazione del Produttori di Spumante Metodo Classico dell’Alto Adige, guidata dal presidente Josef Romen, enologo di Kettmeir. «Il comparto spumantistico cresce a due punti percentuali, però siamo sempre in ambito di cifre molto molto modeste. Storicamente ci sono due aziende che puntano alla produzione di Metodo Classico in Alto Adige: una è Arunda, che è esclusivamente spumantistica, e l’altra è Kettmeir, che da 15 anni punta molto sul mondo delle bollicine, tanto che ora rappresentano circa il 50% del business in termine di volumi. Stiamo parlando, per Kettmeir, di circa 250mila bottiglie all’anno sulle 600mila complessive della zona. Dal 2018 abbiamo triplicato la produzione, partendo da 80mila bottiglie».

L'importanza dei vigneti: gli spumanti arrivano dalle zone maggiormente vocate

L'importanza dei vigneti: gli spumanti arrivano dalle zone maggiormente vocate

Si tratta comunque di numeri tutto sommato contenuti, rispetto al potenziale complessivo del territorio. «L’obiettivo dell’Alto Adige per le bollicine – spiega Romen – è di mantenere, anzi di aumentare, la qualità. Sicuramente il potenziale per crescere è enorme. Noi siamo convinti che il territorio si presti a fare un'ottima bollicina e ci stiamo puntando molto. Ci sono tante aziende che vedono la bolla come un complemento di gamma: una cooperativa che fa un milione di bottiglie, magari ne produce anche 20mila di spumanti di qualità ottima».

«Oggi le bollicine rappresentano circa l'1,5% dei volumi prodotti in Alto Adige. Possiamo permetterci il lusso di coltivare le basi spumante in altitudine, dove non si deve anticipare troppo la vendemmia per avere importanti acidità».


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

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Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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