Lo scenario mozzafiato al Bricco Lù immerge nei vigneti, per ricondurre poi alle bottiglie e ai volti in un abbraccio unico. Sergio e Lorenzo Gozzelino danno il benvenuto con emozione nella sala di degustazione rinnovata e ampliata. Il loro gioiello consente di respirare a fondo il Monferrato e di cogliere il senso di una terra patrimonio Unesco e di chi la cura meticolosamente, per degustare con consapevolezza maggiore i vini. Da Sua Maestà la Barbera a un Grignolino che parla la sua lingua originaria: troppo spesso, per quest’ultimo vino a lungo dimenticato o soffocato, abbiamo visto versioni anche pregevoli, tuttavia lontane dalla sua originale identità. Invece, identità è una corrente di energia che avvolge tutto qui, a Costigliole d’Asti, nell’azienda agricola Sergio Gozzelino. E non si può tradire.
Come sottolinea Stefano Donarini di Multimedia Milano, qui c’è la forza di un territorio ma prima ancora delle persone. E di una famiglia. Si avverte pienamente e si esprime anche con la capacità di leggere i tempi, senza farsene travolgere: ciò vale nel calice, sulle nuove etichette, nello stesso spazio così accogliente e vivo come la natura che lo circonda.

Lorenzo e Sergio Gozzelino
L’azienda di Costigliole, nata nel 1914, ha sempre creduto nella necessità e nella bellezza di coinvolgere: «Il locale è stato costruito 32 anni fa – ricorda papà
Sergio – Allora non c’erano sale di degustazione». Invece, l’importanza di far provare i vini in loco è stata sempre al centro dell’attenzione della famiglia. Dal locale a quello spazio naturale che è la vigna, cornice di cene suggestive al chiaro di luna. All’evento troviamo il sindaco
Enrico Alessandro Cavallero e il presidente del
Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato Filippo Mobrici. Guiderà la degustazione il giornalista
Gianni Fabrizio.
Lo spettacolo della natura è da proteggere con amore: «Non usiamo diserbanti da almeno 15 anni – sottolinea Lorenzo – Trinciamo tutto e sotto c’è l’erba». Parla il paesaggio, a 360 metri, un viaggio sconfinato degli occhi attraverso Monferrato, Langhe e catena alpina. Ma si uniscono al racconto le pareti della sala, a partire da quel diploma degli anni Ottanta, con il massimo dei voti, che Sergio indica orgoglioso prima di avvisare: «Sono ancora un giovanotto nella testa. Volevamo non rompere con il passato, ma rinnovare».
Già, Sergio e le sue 60 vendemmie: ecco perché balena quel numero sulle etichette. I vini poi assumono un nome, quelli di famiglia.

Lo scenario mozzafiato al Bricco Lù
Cominciamo con il
Grignolino d’Asti Doc Luigi”, nome che riporta indietro nelle generazioni: tre annate, la 2024, 2023 e 2022 (la 2025 uscirà a settembre). «La
Barbera è il pane quotidiano di tutti i viticoltori – sottolinea
Gianni Fabrizio – Lo sanno fare, l’hanno sempre fatto e dà da mangiare. Ma sicuramente il
Grignolino è un vitigno importante che si sta riscoprendo». Anche perché in fondo parla ai nostri tempi, con il suo rosso elegante, mai sfacciato, la freschezza che lo ha sempre indicato negli abbinamenti gentili: la macerazione è delicata, come il messaggio che questo vino affida agli appassionati. Qui alla pigiatura soffice segue una fermentazione in vasca di acciaio inox con macerazione per cinque giorni a una temperatura di 25/26°. Nelle vasche prosegue l’abbinamento per altri sei mesi, infine resta in bottiglia per almeno due mesi. Ci avvolgono gli aromi di susina e ciliegia, accanto a quelli di rosa.
Spazio allora al Monferrato Doc Nebbiolo Superiore Matteo. Qui si viaggia anche indietro di 15 anni. È un vino che appaga con la sua ampiezza olfattiva, fra note di viola, frutti di bosco e spezie. In questo caso, dopo la pigiatura soffice e una decina di giorni di rimontaggi, si passa alla pressatura. Eseguito un passaggio in botti d’acciaio per sei mesi, si rilancia con l’invecchiamento in legno per un anno.

Degustazione dei vini dell’azienda agricola Sergio Gozzelino
Si cambia totalmente con le ultime tre annate del
Moscato d’Asti Docg Bruna, un’esplosione di fiori d’arancio e salvia. Dopo la completa maturazione delle uve e la pressatura soffice, il mosto viene decantato e filtrato a 0°. La fermentazione per la presa di spuma è eseguita in autoclave con lieviti selezionati a 18°C. Qui resta una trentina di giorni prima dell’imbottigliamento.
Ma scalpita la Barbera d’Asti Docg Superiore Sergio con le annate 2021, 2019 e 2016. La tecnica è quella tradizionale del cappello sommerso. Dopo la fermentazione, l’invecchiamento si svolge nelle botti di rovere da 3mila litri per almeno 24 mesi. Il suo rosso granato è deciso, non severo, anche grazie al suo tendere al mattonato che scalda il cuore. C’è tutto un mondo all’olfatto, tra rosa, note balsamiche e piccoli frutti rosi. È la magia della Barbera, quella sensazione vellutata che si coniuga con la freschezza e prolunga il richiamo del bosco ancora forte sul finale.