31-07-2026

Centopassi, non solo un inno alla giustizia: vini di qualità e carattere

La produzione avviene sui terreni confiscati alle mafie, a cura della divisione vino di Libera Terra, con 70 ettari di vigneti in Sicilia. Vito Rappa: «Non comprate i nostri prodotti per i valori che custodiscono, ma perché sono buoni»

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Centopassi è la divisione vino di Libera Terra, con 70 ettari di vigneti in Sicilia

Cento passi. Una distanza che i siciliani (e non solo) hanno imparato a conoscere. Sono esattamente cento passi che dividono la casa della famiglia di Peppino Impastato da quella del potente boss mafioso Gaetano Badalamenti, a Cinisi. Anche nel libro “Centopassi – La Sicilia è bella” scritto da Paolo De Cristofaro viene sottolineato come la gente, tuttora, si metta a contare se effettivamente siano cento i passi tra i due edifici.

Da quel 9 maggio del 1978, con la sentenza mortale eseguita dalla malavita organizzata nei confronti di Peppino Impastato, quel giornalista troppo scomodo che parlava liberamente dalla sua Radio Aut, la Sicilia di passi in avanti ne ha fatti molti più di cento. E si è ripresa la sua terra.

Ma il senso del Progetto Libera Terra, avviato con la prima cooperativa nel 2001, va ben oltre questo concetto. Attualmente ne fanno parte otto cooperative, in tre regioni differenti, per 1.400 ettari di terreni confiscati alla mafia. Il lavoro, negli anni, è stato quello di far rivivere queste terre, tutte coltivate in regime biologico, con l’obiettivo di fare il miglior prodotto possibile, di migliorarsi di anno in anno, di mostrare che il progetto sociale non può stare in piedi se non si punta all’eccellenza, alla massima qualità.

Uno dei vigneti confiscati alle mafie

Uno dei vigneti confiscati alle mafie

Centopassi è la dimostrazione che giusto è anche buono. «Centopassi – spiega Vito Rappa, che si occupa della produzione sia in vigna che in cantina – è la divisione vino di Libera Terra, che si sviluppa solo in Sicilia. Sono 70 ettari di vigneti nella zona dell’Alto Belice Corleonese: una zona meravigliosa, un altopiano che va dai 300 metri di altitudine fino quasi ai mille. L’area è divisa in 12 contrade con gli appezzamenti sparpagliati in diverse aree, ma tutti coltivati in regime biologico. Prevalentemente cerchiamo di valorizzare le varietà autoctone».

A livello puramente tecnico, i terreni confiscati rimangono di proprietà dei singoli Comuni che poi li affidano in gestione alle cooperative con bando pubblico, per un periodo generalmente variabile tra i 15 e i 20 anni.

Il tutto sotto il coordinamento di Centopassi, che ha una produzione di circa 540mila bottiglie all’anno, distribuite non solo in Italia, ma in 14 paesi all’estero.  

«Siamo i custodi di queste terre – continua Vito Rappa – E penso che la qualità ci abbia premiato. Per noi la parte qualitativa non è solo importante, ma è fondamentale per il progetto. Perché senza qualità, io la bottiglia me la posso comprare una volta, o due volte, solo perché conosco il progetto e i valori che lo sostengono, ma se non poi non mi piace, la terza bottiglia non me la compro più».

Un'altra bella immagine dell'Alto Belice Corleonese

Un'altra bella immagine dell'Alto Belice Corleonese

Un progetto nato per mostrare che dall’area del Corleonese, troppo volte accostata a fatti di cronaca nera, arrivano anche belle storie e prodotti di qualità. Per fare capire che la Sicilia è bella, tutta.

«Per quanto riguarda la produzione – prosegue senza indugio Rappa – all’inizio del progetto c’era forse un po’ di confusione. Adesso, invece, si punta tutti insieme a valorizzare il territorio. Per i bianchi abbiamo principalmente Grillo, Catarratto e Carricante mentre per i rossi Nerello Mascalese, Perricone, manche il Nocera che è molto interessante. E poi abbiamo anche qualcosa di “sperimentale”, con il vitigno Lucignola».

Insomma, non c’è nulla di banale, nulla di scontato. «È un progetto bello, ma alla fine deve dare qualcosa al territorio– sottolinea Rappa – E dobbiamo rendere giustizia al territorio».

I tre vini della linea Giato: Ondapazza, Tuttovaben e Radioaut

I tre vini della linea Giato: Ondapazza, Tuttovaben e Radioaut

Tra i vini di Centopassi, che sono tutti realizzati in regime biologico, ci concentriamo sui tre che compongono la linea Giato, legata (come dice anche il nome) al monte Jato, e dedicata proprio a Peppino Impastato.

Ondapazza è il vino bianco: il nome deriva dal programma radiofonico di Impastato, che si chiamava proprio Onda Pazza. Il vino è 60% Grillo e 40% Catarratto, le uve arrivano da una vigna di Monreale: l’affinamento è semplice, 4 mesi di acciaio, e poi bottiglia. Si tratta di un vino che da giovane è esuberante e vivo, dal profumo intenso, con note di frutta ma anche di macchia mediterranea. Al sorso è preciso, per nulla grasso, con un’affilata acidità e una golosa sapidità: di certo un vino immediato, ma che quasi certamente riserverà belle sorprese anche con qualche mese o anno in più sulle spalle.

Un momento della vendemmia

Un momento della vendemmia

Tuttovaben, perché «facciamo finta che tutto va ben» sono le parole che Impastato utilizzava per aprire proprio il suo programma Onda Pazza, con il quale inviava un messaggio di libertà. Ora il suo messaggio passa anche da un vino, realizzato con Nocera al 90% e Lucignola al 10%, che è un po’ “impertinente”, come lo era Peppino, mostrando come un rosato possa essere ben di più di un vino da aperitivo, spensierato.

Tuttovaben, anche lui affinato solo in acciaio per 4 mesi, esce proprio dagli stereotipi, rompe gli schemi, con profumi certamente di frutta rossa fresca e croccante, che si uniscono a note di erbe aromatiche, di timo e di rosmarino; al sorso la sapidità la fa da padrona, per un sorso mai banale e scontato, che si presta a diversi abbinamenti enogastromici.

Radioaut è il nome della radio di Impastato. E il vino rispecchia questa realtà: Nero d’Avola (60%) e Perricone (40%), maturazione in acciaio (90%) e tonneaux usati 10% per 4 mesi, non è un vino pesante, ma di certo – come lo erano le parole di Impastato – si fa ricordare. Per eleganza, finezza, ma anche profondità, con gradazione contenuta non superiore ai 12,5% e con un sorso preciso e lungo, piacevole ora ma con una buona prospettiva di longevità.

I terreni di Centopassi

I terreni di Centopassi

Centopassi non è solo Giato: c’è anche l’importante linea Placido Rizzotto e diversi Cru, dove il territorio diventa sempre protagonista.

La chiusura la affidiamo a un altro passaggio del libro di De Cristofaro, con il dialogo tra un boss e il suo braccio destro. «Don Mattè, voi un vino così buono non l’avete mai fatto là sopra». E più avanti, la risposta del boss: «Il punto è un altro: come fanno a pigliarmi ancora sul serio appena bevono questo vino e vedono che è molto più buono di quello che facevo io nella stessa vigna?»

Forse il segreto di Centopassi è tutto qui: fare un vino più buono. Dalla Libera Terra.  


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

di

Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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