L’identità portante di un vino è da ricercare nella sua genesi, su come riesce a evocare stimoli che elaborano emozioni e, quindi, facilitano desideri. Un percorso decisamente affascinante è stato intrapreso - con piacevoli riscontri - da due giovanissime imprenditrici enoiche, figlie di una dinastia di cantinieri, indiscussi protagonisti dell’evoluzione del buon bere dolomitico.
Due donne, Carolina e Julia Walch, figlie di Papà Werner e mamma Elena ovvero i Walch di Termeno, azienda fondata nei primi anni dell’Ottocento, grande interprete di una qualità enologica che non teme confronti. E neppure confini. Perché sono riusciti a trasferire nel vicino Trentino la loro blasonata attività, realizzando una cantina sulle pendici del monte Calisio, la montagna simbolo della città di Trento, cima storicamente chiamata Argentario, per le miniere argentifere. Operazione strategica, circolare sotto ogni aspetto.
Per il nome della cantina, chiamata Moncalisse, si gioca sulla fonetica del monte, recuperando pure il toponimo Torchio, la frazione del comune di Civezzano, dove da qualche settimana le Walch hanno presentato la loro struttura, compatta, scultorea, totem di design, subito definita meravigliosa.

La nuova cantina Moncalisse si integra perfettamente nel contesto paesaggistico circostante
È stata realizzata per inserirsi nel contesto paesaggistico di un Trentino ingiustamente ritenuto minoritario, in una zona rinomata per il porfido, poco turistica, e nemmeno valorizzata per la vitienologia, nonostante la frazione Torchio dimostri come già nel Medioevo il vino fosse sollievo alchemico di quanti nelle miniere del Calisio scavavano pietre argentifere.
Adesso, invece, il vino - o meglio, lo spumante classico Trento DOC - torna a conquistare la scena, con una cantina che rispetta la morfologia del suolo e la memoria geologica dell’habitat.
Esternamente è una sinuosa struttura cangiante, forme rotondeggianti, incastonata tra una dozzina di ettari di vigneti. La sua identità si svela nel rapporto tra l’estetica esterna e la parte perfettamente nascosta nel sistema ipogeo con quasi 9 mila metri cubi di spazi destinati alla vinificazione.

Una struttura dalle forme rotondeggianti, incastonata tra una dozzina di ettari di vigneti, progettata dagli architetti di Ortisei Nadia Moroder e David Stuflesser
I progettisti -
Nadia Moroder e
David Stuflesser, architetti di Ortisei - hanno rispettato il ritmo del paesaggio, dando una morbida forma a un progetto enoico molto determinato e decisamente scenografico, pure teatrale, con un palcoscenico destinato all’enoturismo e a sfiziose soste gourmet. Perché la cantina operativa è scavata nel sottosuolo, spazio profondo, nascosto e quieto, richiamando le schegge argentifere delle miniere medioevali.
Meticolosa scelta dei materiali e dei colori, vive un dialogo continuo tra il bianco e il rosso porfirico del caveau, colore che richiama il vino, nonostante la gran parte dei vigneti sia coltivata a
Chardonnay, la varietà principe per il loro
Moncalisse Trento DOC.
Sono due le versioni di questo spumante destinato a scardinare ogni banalità comunicativa. Neppure 5 mila bottiglie che hanno confermato le più rosee aspettative delle bollicine nate sul Montis Argentarie. Un Extra brut Blanc de Blancs riserva 2017 ottenuto - come campeggia sull’etichetta - da viti storiche recuperate in filari precedenti il riordino fondiario; viti custodi pure d’incisioni rupestri, segni millenari che le due sorelle dalla doppia "W" vogliono rilanciare nel dialogo tra tempo e terra, reinterpretandolo in chiave contemporanea.
L’assaggio è corroborante, dalla grande spinta aromatica, con una bella tonalità dorata, sorso leggiadro, grazioso, pregno di energia, con un timbro vinoso di fondo, dettato da una sagace speziatura, con slanci di scorza di limone e altrettanta scorrevolezza al palato.
Il progetto enoico delle Walch ora propone pure un Trento Moncalisse Millesimato Extra Brut Riserva 2019, fermentato parte in acciaio e in piccole botti di rovere. Due simboli di una denominazione che non teme i confini, con la DOC Trento sempre in gran spolvero.