26-07-2026

Château Lascombes a Margaux, dove l'eleganza è una questione di paesaggio

L'arrivo dell'enologo Axel Heinz, dopo gli anni a Ornellaia e Masseto, segna una svolta nella lettura del nucleo storico dello château, con il nuovo progetto La Côte a raccontarne la filosofia

Una splendida veduta aerea di Château Lascombes

Una splendida veduta aerea di Château Lascombes

La luce del Médoc ha qualcosa di particolare. Filtra tra i filari con una delicatezza quasi liquida, si riflette sulle ghiaie che hanno reso celebre questa parte di Bordeaux e restituisce l'immagine di una terra dove nulla appare casuale. Qui la vite convive con un equilibrio antico, costruito nel tempo più che progettato, e ogni dettaglio sembra ricordare che il privilegio di produrre un grande vino comporta anche la responsabilità di custodirne l'identità.

Lascombes è una delle firme storiche di Margaux. Deuxième Grand Cru Classé dal 1855, ha attraversato secoli di trasformazioni senza perdere quella vocazione all'eleganza che rappresenta l'essenza stessa della denominazione. Negli ultimi anni il percorso intrapreso ha cercato soprattutto una maggiore precisione espressiva: meno ricerca dell'effetto, più ascolto del vigneto. L'arrivo di Axel Heinz a Château Lascombes nel 2023 non rappresenta semplicemente l'ingresso di uno degli enologi più autorevoli della scena internazionale, dopo quasi vent'anni trascorsi a Ornellaia e Masseto.

Axel Heinz

Axel Heinz

È soprattutto un cambio di paradigma. Il progetto che prende forma nel 2025 non nasce dalla volontà di imprimere una firma stilistica personale, ma da una domanda molto più essenziale: qual è il vero cuore di Lascombes? La risposta, per Heinz, non si trova in cantina ma nel vigneto. Anzi, sotto il vigneto. Il primo lavoro è stato quasi archeologico. Attraverso mappe storiche, studi geologici e un'attenta rilettura delle parcelle, il team ha ricostruito il nucleo originario dello château, quello che contribuì alla classificazione del 1855. Da questa ricerca è emerso un "core terroir", oggi ampliato a circa 50 ettari, sul grande plateau di ghiaie a nord del villaggio di Margaux, lo stesso sistema geologico che accomuna alcuni dei vigneti più prestigiosi dell'appellation.

L'obiettivo è riportare il Grand Vin a un'identità più coerente con la sua origine storica, privilegiando la precisione del luogo rispetto alla semplice ricerca di concentrazione. La svolta più interessante riguarda però il modo di leggere i suoli. Per Heinz il terroir non è un concetto astratto né un elemento da evocare nel racconto del vino: è una struttura fisica che determina equilibrio, tensione e capacità di invecchiamento. Per questo ogni parcella viene interpretata come un'identità autonoma, da osservare e comprendere prima ancora che da assemblare.

È questa filosofia ad aver portato alla nascita di La Côte, probabilmente il progetto più emblematico della nuova era Lascombes. Durante lo studio delle parcelle, Heinz e la direttrice tecnica Delphine Barboux si sono soffermati su un piccolo appezzamento di circa cinque ettari affacciato verso la Gironda. Le analisi geologiche hanno rivelato una configurazione inusuale per il Médoc: vene di argilla blu adagiate su una base calcareo-marnosa, un insieme di caratteristiche normalmente associate ai grandi terroir del Merlot della riva destra di Bordeaux o ad alcune parcelle iconiche della Toscana.

Da qui la decisione, controcorrente, di vinificare un Merlot in purezza capace di raccontare esclusivamente quel luogo. La visione di Axel non è quella di sostituire la tradizione dell'assemblaggio bordolese, che resta il fondamento del Grand Vin, ma di rendere ogni vino l'espressione più fedele possibile del terreno da cui nasce.

In quest'ottica anche la selezione tra Grand Vin e Chevalier de Lascombes cambia profondamente: non più una semplice gerarchia qualitativa, bensì una distinzione costruita sull'identità dei diversi terroir. Ne deriva uno stile che guarda a un Bordeaux più classico e luminoso. Meno estrazione, maggiore precisione aromatica, tannini più cesellati, una freschezza che nasce dal rispetto della maturazione e dall'equilibrio dei suoli più che dalla tecnica di cantina. Heinz ama ripetere che non si tratta di fare "il vino più potente", ma il vino più giusto per quel vigneto e per quella vendemmia.

È una filosofia che restituisce centralità al terroir e, forse, anche all'idea stessa di Margaux: un luogo in cui la profondità non ha mai bisogno di alzare la voce.

Nell'assaggio di Château Lascombes Grand Vin Margaux 2°Cru Classé en 1855, annate 2023 e 2025, ho notato una trama molto interessante, la prevalenza di Cabernet Sauvignon si integra perfettamente con il Merlot e le piccole percentuali di Cabernet Franc e Petit Verdot. Il secondo vino Chevalier de Lascombes in entrambe le annate nasce prevalentemente dai vigneti "satellite", parcelle che non vengono considerate meno nobili, ma semplicemente diverse per esposizione, composizione del suolo e dinamica di maturazione. Piacevole e immediato.

Tornando a La Côte, è bene chiarire che non è un esercizio di stile, né un'etichetta destinata ad ampliare la gamma. È, piuttosto, la dimostrazione concreta della filosofia di Axel Heinz: il vino deve seguire il terroir, non il contrario. Nel bicchiere il vino mantiene la generosità tipica del vitigno, ma l'accompagna con una freschezza sorprendente. Il frutto è scuro e croccante, le note floreali rimangono nitide, mentre la componente calcarea imprime una trama salina e una precisione gustativa che allontanano qualsiasi idea di opulenza. Più che sulla potenza, La Côte gioca sulla definizione.

È una visione che riflette il percorso di Axel Heinz, maturato tra Bordeaux e la Toscana, e che oggi restituisce centralità al vigneto. Prima viene il terreno, poi il vitigno, infine il lavoro dell'uomo. La gerarchia si capovolge: non è il vino a nobilitare il terroir, ma il terroir a dare senso al vino. Forse è questa la cifra più autentica della visita. Uscendo dallo château rimane la consapevolezza che un grande vino non nasce soltanto dalla qualità delle uve o dall'abilità tecnica. Nasce dalla capacità di dare forma al tempo, trasformandolo in memoria liquida. E a Margaux, più che altrove, questa trasformazione continua ad avere il passo discreto dell'eleganza.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Cinzia Benzi

di

Cinzia Benzi

laureata in psicologia, è stata rapita dalla galassia di Identità Golose. Se lo studio del vino è la sua vita, la vocazione di buongustaia è una scoperta in evoluzione

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