14-08-2026

Carema, una gemma nascosta con l’eleganza del Nebbiolo

La Cantina dei Produttori, nata nel 1960 da 10 soci, punta a valorizzare un territorio ancora poco conosciuto, ma ricco di storia e di qualità nei vini prodotti

Una panorama di Carema dai terrazzamenti

Una panorama di Carema dai terrazzamenti

Quella di Carema è una realtà tanto piccola e poco conosciuta, quanto preziosa. Perché non solo mantiene viva una tradizione di vinificazione nell’area Nord–Ovest del Piemonte, ma riesce anche a presentare vini di grande qualità, al passo con i tempi, che puntano più sulla facilità di beva che sulla struttura.

Portabandiera di questa realtà è proprio la Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema, cooperativa fondata nel 1960 da un gruppo di 10 viticoltori residenti e che attualmente la conta su un centinaio di soci, con una produzione, limitata al Comune di Carema, che si estende su una quindicina di ettari (sui 25 totali della Doc), per una produzione media annua di circa 50mila bottiglie.

I gradoni scavati nella roccia: si tratta dell'architettura topiaria

I gradoni scavati nella roccia: si tratta dell'architettura topiaria

Una delle curiosità è proprio nei vigneti, che crescono su una serie di gradoni scavati nella roccia, per quella che viene definita “Architettura topiaria”. In pratica si tratta di terrazzamenti costituti dall’alternanza di muraglioni a secco, che hanno la funzione di sostegno, e terra morenica, trasportata dal fondovalle.  Da ogni costone si innalzano schiere di pilastrini in pietra e calce dalla forma tronco-conica. Su tali colonne, sormontate da un “cappello” di pietra, poggiano i graticci che sostengono i tralci delle viti. Nel dialetto locale la struttura a pergola dei vigneti è chiamata “topia” o “tupiun”, mentre i “pilun” sono i pilastri a sostegno. Da qui arriva anche la definizione di “templi bacchici”.

Ma non bisogna fermarsi solo a queste peculiarità dei vigneti, bensì bisogna andare al cuore della produzione. La Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema si definisce come una cooperativa artigianale, dove ogni passaggio è curato meticoloso come se fosse una piccola azienda familiare. Perché, in fondo, il gruppo di soci è una sorta di grande famiglia.

Un'altra immagine dei vigneti inerpicati sulla montagna

Un'altra immagine dei vigneti inerpicati sulla montagna

Lavorazioni e vendemmia sono rigorosamente a mano, anche perché la conformazione del terreno non lascia altre possibilità: le vigne si trovano a un’altitudine compresa tra i 300 e i 450 metri sul livello del mare, in una zona caratterizzata da un clima piuttosto freddo e con elevate escursioni termiche.

Ne nasce un Nebbiolo molto elegante, anche austero, che si esprime con un’impronta aromatica di delicatezza, andando maggiormente su note floreali e di erbe aromatiche rispetto a una frutta matura.

I vini prodotti dalla cooperativa

I vini prodotti dalla cooperativa

Nel bicchiere il risultato è molto piacevole, a partire dallo Spumante. Si chiama Lunaneuva, Nebbiolo in purezza: l’annata 2022 è l’ottava edizione di questo prodotto che era nato per evitare di buttare le uve tagliate durante il diradamento, anche per una questione di rispetto della produzione dei singoli soci. Un metodo classico con un’impronta di freschezza, tra fragoline di bosco e erbe officinali, e con una bella sapidità finale.

Il Carema Classico 2022 è il vino più “lineare” del territorio, di certo il più rappresentativo. Viene vinificato in acciaio, poi affina due anni complessivi, uno in botti grandi di rovere. Un vino molto immediato e pulito al naso, ma anche elegante, tra frutta di bosco, fiori e un tocco di erbe officinali. In bocca mantiene la grande freschezza e si distende, con tannini fini e lunghi.

La cantina di affinamento

La cantina di affinamento

Di maggiore spessore è sicuramente la Riserva 2021, che gode di tre anni di invecchiamento, di cui 24 mesi in botte grande e 12 in bottiglia: in questo caso il naso diventa leggermente più scuro, ma senza mai diventare troppo incisivo o invadente. Il sorso è gradevole, con una struttura leggermente superiore, che lascia immaginare un potenziale di affinamento.

La chiusura del cerchio arriva con la Selezione 2020: anche questo caso sono 3 anni di affinamento, ma 24 mesi sono in tonneaux e 12 in bottiglia. Si tratta di una selezione di uve scelte ogni anno dai singoli terrazzamenti, per carcare di arrivare alla massima qualità possibile. In effetti questa Selezione è molto ampia e complessa, con note di spezie che iniziano a diventare più incisive, lasciando sempre come protagonista la frutta. Al sorso è più concentrato, con una buona morbidezza, che viene compensata dai tannini che continuano a incidere. Un vino sicuramente da lasciare in cantina e valutare nell’evoluzione.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

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Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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