11-08-2026

Undici bollicine da tenere in fresco per allietare questa calda estate

Paesaggi, storie di famiglia, pratiche rispettose dei suoli e mete affascinanti: c'è questo e molto altro nei sorsi d'autore selezionati dai nostri esperti della guida alle Bollicine del Mondo, per un viaggio entusiasmante in (almeno) un calice

Ogni grande bollicina custodisce il racconto di un paesaggio e del tempo che l’ha generata. L’estate è l’occasione più naturale per ascoltarlo, un brindisi alla volta...

A seguire, l’originalità dei nostri autori che vi faranno viaggiare attraverso le Bollicine del mondo.

Asolo Prosecco Superiore DOCG "Cuvée Indigena" - Loredan Gasparini, Veneto
Era il 1951 quando il conte Piero Loredan scelse come dimora Villa Spineda, una splendida dimora palladiana circondata da vigneti in una zona tradizionalmente vocata alla produzione di vini di pregio. Negli anni ’70 tutta la proprietà, cantina e vigneti inclusi, fu acquistata dalla famiglia Palla. Oggi è gestita da Lorenzo Palla. Sebbene vini più celebri e prestigiosi della cantina siano quelli prodotti nell'area del Montello con taglio bordolese, assurti nel corso degli anni a veri e propri simboli dell’enologia internazionale, Loredan Gasparini si cimenta con successo anche nella spumatistica, nella tenuta di Giavera del Montello. L'Asolo Prosecco Superiore Docg "Cuvée Indigena" prende vita da una selezione delle migliori uve Glera provenienti da un vigneto storico impiantato nel 1975. Dopo una pressatura soffice, il mosto viene trasferito in autoclave a temperature molto basse, condizione che consente una fermentazione estremamente lenta, protratta per oltre otto mesi. L’intero processo avviene esclusivamente grazie ai lieviti indigeni naturalmente presenti nel mosto, senza alcuna aggiunta di zuccheri, nel pieno rispetto dell’identità originaria dell’uva. Il risultato è uno spumante elegante e preciso, dai delicati richiami di agrumi, fiori ed erbette, e un sorso dalla texture cremosa e avvolgente. Adele Granieri

 

Spumante Metodo Classico Extra Brut "Vigna Drezza" - Tenuta Castello di Grumello, Lombardia
Il Castello di Grumello è un pezzo di storia della Valcalepio. Fondato nel 1890, si colloca in un’area lombarda dove le battaglie tra guelfi e ghibellini, la dominazione dei Visconti e le influenze veneziane non hanno mai escluso il racconto del vino. Qui si produceva Cabernet Sauvignon fin dalla metà dell’ 800, proprio a Grumello del Monte. La storia prosegue oggi con la famiglia Gotti. La produzione spazia tra vitigni autoctoni e internazionali. Un approccio sartoriale svela vini identitari, proprio come il "Vigna Drezza", un Metodo Classico extra brut, senza annata. È composto per l’80% da Chardonnay e per il 20% da Pinot Nero provenienti da un’unica vigna distesa a 420 metri sul livello del mare. Affina sui lieviti 36 mesi, con una produzione di appena 4mila bottiglie. Una vigna dedicata esclusivamente a questo spumante, dalle caratteristiche singolari per eleganza e verticalità. Al naso esplode la frutta a polpa bianca, accompagnata da note agrumate. Il sorso, fine e cremoso, si chiude con una marcata nota sapida. Un vigneto dedicato a questa bollicina si trova a Pontida, zona storicamente legata alla coltivazione della vite, praticata fin dal 1076 dai monaci benedettini. Must have! Cinzia Benzi

 

Crémant de Bourgogne Pinot Noir Brut - Claude Gheeraert, Borgogna | Francia
Nel panorama della spumantistica francese, il Domaine Claude Gheeraert rappresenta una perla rara. Situata nel Châtillonnais, la zona più settentrionale della Borgogna e a un passo dalla Champagne, questa cantina familiare, fondata nel 1991, ha una specializzazione unica: si dedica quasi interamente all'arte del Crémant de Bourgogne, con l’obiettivo di restituire a questa AOC tradizionale, il giusto prestigio. Difficile scegliere un solo testimone per rappresentarne la filosofia aziendale: purezza ed equilibrio sono i punti comuni e di forza di tutte le espressioni di Crémant proposte. La spunta il Blanc de Noir a base Pinot Noir (vitigno che costituisce circa i due terzi dei sette ettari di vigneti in proprietà tra Mosson e Bissey, comuni appena a sud dal confine dell'Aube con la Côte d'Or). Sono 24 i mesi sur lie prima della sboccatura (il doppio rispetto al minimo richiesto dal disciplinare). Perlage finissimo in un calice dorato brillante; integrità fruttata e freschissime note floreali pungolano il naso prima di essere affiancate da sfumature piacevolmente tostate. Ma è il palato a stupire ancor di più: il dosaggio Brut a 7 g/l si integra in una struttura avvolgente che rilascia un vivace impeto fresco e minerale. Non è un semplice aperitivo, ma una bollicina gastronomica di grande stoffa, ideale con crostacei e pesci strutturati. Un'alternativa artigianale ed elegante e uno dei migliori rapporti qualità-prezzo tra le grandi bollicine francesi. Monica Coluccia

 

Spumante Pjenusac Brut Nature - Giorgio Clai, Croazia
In una delle pieghe più autentiche dell’Istria occidentale, dove il vento salmastro si fonde con l’argilla rossa e la pietra calcarea, affiora tra gli ulivi un vino che è insieme gesto agricolo e sussurro poetico: il Pjenusac Brut Nature di Giorgio Clai. Questa bollicina non segue le mode, ma la misura del luogo. Clai lavora e combina tra loro uve di Malvasia Istriana - vitigno autoctono, che in queste colline attorno a Buje trova un’espressione salina e profonda -, Chardonnay e Negra Tenera con una filosofia di inevitabile valorizzazione dell’uva e delle sue caratteristiche. Breve macerazione sulle bucce di Negra Tenera, fermentazione spontanea dei tre mosti, per poi assemblarli nelle vasche d’acciaio. Segue poi una rifermentazione in bottiglia con l’aggiunta di mosto appassito e matura per due anni sui lieviti. Ne risulta un Brut Nature di grande tensione gustativa, dalla bollicina finissima, che accarezza il palato e lo allunga su toni gessosi, salini, con note agrumate, di mandorla fresca e pane integrale. Il Pjenusac non sarebbe lo stesso se non nascesse qui. L’Istria, terra di frontiera e di sintesi, ha una forza identitaria che si riflette nei vini di Giorgio Clai. L’influenza mediterranea si intreccia con la bora dell’interno, regalando escursioni termiche che donano freschezza naturale e aromi stratificati. Nel bicchiere, tutto questo si traduce in un sorso minerale, verticale, vibrante. Stefania Oggioni

 

ERT 1050 Trentodoc - Ert 1050, Trentino
Tra le interpretazioni più originali del Trentodoc contemporaneo, ERT 1050 racconta una montagna, fatta di altitudini estreme, silenzi alpini e viticoltura eroica. Il nome stesso richiama l’altitudine dei vigneti, situati a oltre 1.050 metri sul livello del mare. Un progetto che nasce dalla volontà di valorizzare territori ricchi di personalità, dove la vite cresce in condizioni climatiche severe. Le forti escursioni termiche tra giorno e notte, unite alla costante ventilazione e alla presenza di suoli ricchi di matrice calcarea, permettono una maturazione lenta e regolare delle uve, preservando acidità, integrità aromatica e precisione espressiva. La vinificazione avviene in acciaio senza svolgimento della malolattica. Dopo un affinamento di 24 mesi il dégorgement è avvenuto nel 2025 con un dosaggio di 5 g/l.  All’olfattiva emergono note di mela verde, agrumi di montagna, fiori bianchi e leggere sfumature di erbe alpine che si intrecciano a delicati richiami di crosta di pane e mandorla fresca. Il profilo aromatico mantiene una costante sensazione di nitidezza e verticalità. Al palato colpisce per tensione e precisione. L’effervescenza accompagna il sorso mentre la freschezza si sviluppa lungo una trama elegante e dinamica. La chiusura è lunga, sapida e attraversata da una marcata impronta minerale che richiama la natura calcarea dei suoli. ERT 1050 è il racconto di un paesaggio e di una viticoltura che trova nella verticalità la propria firma più autentica. Manlio Giustiniani

 

Champagne Blanc de Noirs Grand Cru Extra Brut - Champagne Eric Rodez, Champagne | Francia
Eric Rodez è il paradigma del moderno vigneron della Champagne: colto, attento alla sostenibilità ambientale, tanto da essere nel 2012 tra i primissimi certificati HVE dopo aver abbracciato la biodinamica, sempre alla costante ricerca della massima espressione territoriale di Ambonnay. Un Grand Cru a cui la famiglia Rodez si è legata sin dal 1757, ma che ha visto solo con il 1982, anno della fondazione della Maison di Eric, la definitiva consacrazione a magistrale interprete del Pinot Nero: un lavoro, svolto insieme al figlio Mickael, basato su un utilizzo magistrale dei legni, con una progressiva diminuzione dei dosaggi per lasciar risaltare una materia tanto comunicativa quanto caratteriale, sulla scia di quello che fu la sua lunga esperienza presso la Maison Krug. Uno stile che si basa su una indiscussa capacità nell’arte dell’assemblaggio che ha nel Blanc de Noirs Extra Brut una perfetta fotografia: un complesso gioco di annate, una miscela equilibrata tra botti in cui si è svolta la fermentazione malolattica e non. Risultato? Un susseguirsi di erbe amare e spezie, ginepro e rosmarino, agrumi che dal chinotto virano all’arancia rossa con un sorso spesso e lungo, saporito e ampio, dotato di un’acidità carezzevole che chiude sugli agrumi. Assolutamente Ambonnay. Alessio Pietrobattista

 

Champagne Larmes de Meunier 2022 - Champagne Simon Rion, Champagne | Francia
A Courmas, nella Petite Montagne de Reims, Simon Rion guida una piccola realtà familiare di appena 2,15 ettari, coltivata con attenzione artigianale e forte sensibilità per il lavoro del suolo. Larmes de Meunier 2022 nasce dal lieu-dit Noron, da una parcella di Meunier piantata nel 1975 su suoli argillosi esposti a sud-ovest, ed è una delle interpretazioni più identitarie del Domaine. È uno champagne Extra Brut da 100% Meunier, vinificato interamente in fût de chêne, con 11 mesi sulle fecce con fermentazione alcolica e malolattica, accompagnati da bâtonnage prima di un affinamento di 30 mesi sui lieviti in bottiglia. Il dosaggio, ridottissimo, è di 1 g/l, a confermare una lettura identitaria del vitigno, senza mediazioni. Nel calice mostra un profilo intenso e carnoso, con note di mela matura, pera, agrumi dolci, piccoli frutti gialli, spezie fini, mandorla e richiami leggermente tostati. Il sorso è ampio ma verticale, avvolgente nella materia e preciso nella chiusura, sostenuto da una freschezza salina che rende grande bevibilità. Uno champagne parcellare, capace di unire maturità, energia e nitidezza territoriale. Bruno Petronilli

 

Champagne Brut Sol Dièse- Maison Réaut, Champagne | Francia
Da oltre tre decadi la Maison Réaut è dedita alla viticoltura biodinamica nella vibrante anima meridionale della Champagne, la Côte des Bar. La tenuta di famiglia, estesa su dieci ettari distribuiti in diversi comuni, vanta un mosaico di vigne di circa 30 anni piantate su suoli argillo-calcarei di origine kimmeridgiana, determinanti per il complesso profilo aromatico, la grande freschezza e la sapidità inconfondibile delle uve. Pinot Noir, Chardonnay, Pinot Meunier e Pinot Gris che qui trovano qui il loro habitat ideale, vengono interpretati con rispetto e sensibilità da chi considera la terra non solo una risorsa, ma un organismo vivo da nutrire e ascoltare. L’approccio biodinamico si traduce in una gestione olistica del vigneto che mira a rafforzare la vitalità del suolo e l’equilibrio naturale della pianta. Nel calice, gli champagne Réaut lasciano emergere con vigore il terroir della Côte des Bar, come nel caso del Sol Dièse, uno champagne Brut senza solfiti aggiunti che rivela una profondità sorprendente; miscela di Chardonnay e Pinot, è vinificato per un terzo in botte piccola e svolge la malolattica. Colore dorato brillante, perlage vivace, al naso offre sentori che ricordano la canditura degli agrumi, quelli un po' scuri, e poi rotonde note di dolci lievitati, biscotteria; il sorso ampio e sinuoso, rinfrescante nella sua salinità, prelude al finale netto e lungo. Andrea Grignaffini

 

Champagne Grand Cru C+C - Suenen, Champagne | Francia
Nel cuore della Côte des Blancs, Aurélien Suenen conduce il domaine di famiglia con un approccio fortemente orientato alla valorizzazione dei terroir Grand Cru dello Chardonnay. Dopo aver ripreso la gestione aziendale nei primi anni Duemila, ha progressivamente definito uno stile personale fondato su una lettura rigorosa delle singole parcelle collocate tra Cramant, Chouilly, Oiry e Oger, su suoli profondamente gessosi che contribuiscono a delineare vini verticali e di grande precisione. La conduzione agronomica privilegia pratiche attente all’equilibrio naturale del vigneto, con lavorazioni atte a preservare vitalità e identità dei suoli. In cantina prevale un’impostazione essenziale con fermentazioni spontanee, uso calibrato del legno e dosaggi molto contenuti per cuvée che vengono prodotte sempre in quantità limitate. Aurelien si è così affermato come personalità di spicco della nuova generazione di vignerons champenois che sta rivitalizzando l’intera regione. Emblematico il suo Grand Cru Blanc de Blancs C+C, che celebra la finezza di Cramant assieme alla struttura di Chouilly. Giallo paglierino brillante con adeguata effervescenza; agrumi e frutti bianchi, con anche note più evolute di delicata pasticceria; assaggio fresco, energico, sapido; persistente, fine e armonico. Luca Torretta

 

Sparkling Wine “Bubbel Gold” - Arilds Vingard, Svezia
Mi ha piacevolmente colpito la scoperta di un ottimo spumante proveniente da questo Paese. Ho provato a chiedere a un po' di amici e conoscenti, e nessuno immaginava che in Svezia ci fosse la vite, che fosse ben coltivata e che addirittura ne scaturisse un buon vino. Qui addirittura troviamo uno spumante da Metodo Classico. Azienda famigliare, regione Scania, immaginate di tracciare una verticale da Copenaghen per capire dove siamo. Marito, moglie, figli, un enologo americano con tanta curiosità e voglia di mettersi alla prova; un vitigno, il Solaris, creato appositamente per questi climi: et voilà, les jeux sont faits. Agricoltura semplice, secondo natura, con minimi interventi solo quando necessario. Raccolta d’uva a piena maturazione, diraspatura, pressione soffice del mosto. Aggiunta di 5% di Souvignier Gris per un pizzico di rotondità in più al palato, oltre 34 mesi sui lieviti e la bollicina è finemente servita. Piacevolmente erbacea all’olfatto, fresca acidità che tende a richiamare il sorso. Più da aperitivo che a tutto pasto, possibilmente con crudi, mare o terra che siano. Luca Turner

 

Spumante Brut Rosé Due Tre - Tenuta Il Nespolo, Piemonte
«Non ci sono dogmi in vigna e in cantina, noi usiamo il cunisiun». Per chi non conosce il Piemontese, il “cunisiun” non è una innovativa tecnica di produzione, ma semplicemente è il buon senso. Quella di Luca Amerio è una frase significativa, di un giovane che nel 2019 ha affiancato il padre Domenico, e che racconta perfettamente l’idea di fondo della Tenuta Il Nespolo a Moasca, in provincia di Asti, a metà strada tra Nizza Monferrato e Canelli. Una dozzina di ettari, la metà a Barbera, e scelte consapevoli, mirate soprattutto a dare spazio ai vigneti autoctoni, alle radici di un territorio che forse non è stato ancora valorizzato appieno. Un buon senso che porta anche alla scelta di intervenire il meno possibile in cantina, con macerazioni e affinamenti lunghi sulle fecce fini, e fermentazioni in acciaio e cemento. Così nasce anche Due Tre, Spumante Rosè, alla prima uscita con il nuovo uvaggio formato da Cortese, Barbera e Moscato, vitigni simbolo del Monferrato. Le vendemmie sono separate (in quanto i periodi di maturazione sono diversi), poi vinificazione in bianco per tutti e tre: il vino prende l’acidità dal Cortese, il colore dalla Barbera e il profumo dal Moscato. Assemblaggio prima della presa di spuma, che avviene in autoclave, la primavera dopo la vendemmia, quindi imbottigliamento. È uno spumante fresco, giovane, contemporaneo: profumato e intenso, ma piacevole e beverino al sorso. Non è da sottovalutare, con una persistenza che lascia stupiti. Raffaele Foglia


In cantina

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Identità Golose

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