La tradizione non va mai fuori moda. Ma solo se va a pari passo con la cura del terreno e dei vigneti e attenzione in cantina.
Da tanti anni i fratelli Daniele e Mirco Venturini hanno percorso questa strada, seguendo le orme del padre Massimino nel segno – appunto – della tradizione, ma cercando sempre di realizzare vini dalla grande bevibilità, dando importanza non solo all’Amarone, ma anche ai vini più semplici, come il Valpolicella Classico. Tutti con la stessa dignità.
«L’azienda Venturini - spiega Mirco Venturini - ha sede nel comune di San Pietro in Cariano, nella zona classica della Valpolicella. Ha circa 12 ettari di vigna, di cui quasi il 90% in collina, con altitudini di 250-300 metri sul livello del mare. La nostra produzione è di circa 120.000 bottiglie all’anno, delle quali la metà destinata all’estero. Dopo il Covid, comunque, è di molto aumentata la vendita interna, specialmente al nostro wine shop».
Tradizione, si diceva, a partire dai vitigni: «Abbiamo
Corvina e
Corvinone per un 60-70%, il 25% di
Rondinella e un 5% di
Molinara – sottolinea
Venturini - In collina preferiamo il
Corvinone, perché si adatta meglio; nei vigneti di pianura lavora meglio la
Corvina nei confronti del
Corvinone. Abbiamo vigne di 40, 50 e anche 60 anni».
Un’azienda che non è mai scesa a compromessi. «Ci sono stati anni che l’Amarone era in grande crescita – conferma Mirco Venturini – e qualcuno è andato a piantare vigneti anche in zone non vocate. Noi no. Non ci siamo mai espansi in quelle zone lì, anche se a livello economico, in quel momento, poteva sembrare un affare. Sarebbe andato a discapito della tradizione».

Da sinistra Paolo, Daniele, MIrco e Alessandro Venturini
Ma i fratelli
Venturini hanno sempre seguito la loro strada. «Nostro papà ci ha sempre insegnato di fare un vino di qualità, senza compromessi. Ora stiamo attraversando periodo un po’ più difficile, a causa dei cambiamenti climatici, ma noi restiamo sempre con la tradizione, con l’appassimento naturale senza forzature. Noi facciamo solo ventilazione, il resto lo fa la natura».
Il nuovo fruttaio è stato realizzato nel 2012. «Rispecchia sempre l'appassimento in maniera naturale, cioè vale a dire solo con la ventilazione d'aria, non c'è deumidificazione forzata. Per cui nei giorni di bel tempo facciamo semplicemente girare l’aria, dall’esterno. Quando piove e l’umidità sale al 70-80%, chiudiamo e facciamo ventilazione interna solo nella parte bassa del fruttaio, dove ristagna maggiormente l’aria umida. Però la cosa essenziale per avere un appassimento al 100% sano è la raccolta. Bisogna stare molto attenti e pignoli nella raccolta. Bisogna fare selezione, come si è sempre fatto, prima di entrare in fruttaio».

Un'immagine dei vigneti aziendali
Si tratta di operazioni semplici, che richiedono tempo e attenzione, ma che sono fondamentali per raggiungere i risultati prefissati, per un
Amarone che abbia sempre una grande aromaticità ma anche precisione e bevibilità al sorso.
La Venturini ha sempre puntato anche sul Recioto, una tipologia di vino che sta perdendo un po’ di appeal tra i consumatori. «Noi lo abbiamo sempre fatto – sottolinea Mirco Venturini - papà era amante del Recioto. Ma non solo per questo, perché è il prodotto storico della Valpolicella, è il primo vino che è nato con l'appassimento. L'Amarone, in un certo senso, è un vino “giovane”, nato nel dopoguerra. Il Recioto è come un bambino: è molto delicato. Ha la parte alcolica e la parte zuccherina, e se non si sta attenti può sempre partire una fermentazione alcolica o batterica che rovina tutto. E con più anni lo lasci maturare, e più devi controllarlo. Il mercato? Lo fai da solo. Perché se vendi un prodotto valido, il cliente rimane contento e ritorna. Poi qualche produttore ha iniziato a dire: “Non produciamo il Recioto perché non sappiamo come abbinarlo”. E invece l'abbinamento del Recioto è dieci volte più facile dell’Amarone! Ed è anche un vino per il pubblico giovane, più di facile beva e di grande qualità».

Un momento della vendemmia
Ma
Mirco Venturini ci tiene a sottolineare come un’azienda non debba essere giudicata solo dai prodotti “di punta”, anzi. «Non lo dico solo per la Valpolicella, ma per tutte le zone – spiega – quando uno si approccia per la prima volta in un'azienda, deve assaggiare il prodotto base. Se è buono quello, automaticamente sono buoni anche gli altri prodotti. Dà un’indicazione importante di come lavora l’azienda».
Valori che passano di padre in figlio: in azienda sono recentemente entrati anche Paolo e Alessandro, figli di Daniele, che continuano su questa strada.

Le uve nelle cassette per l'appassimento
I vini rispecchiano pienamente la filosofia dell’azienda. Il
Valpolicella Classico, annata 2025, solo acciaio, è un inno alla freschezza e alla bevibilità: naso di frutta matura, di ciliegia in particolare, e un tocco di fiori, mentre al sorso è schietto e preciso. Un vino che d’estate, servito leggermente fresco, è davvero eccezionale.
Il Valpolicella Ripasso Semonte Alto non vuole essere “un piccolo Amarone”, bensì rispetta il territorio, con un naso di ottima frutta alla quale stavolta si aggiunge una nota di speziatura, ma mantenendo la bevibilità al sorso. Ogni vino ha la sua identità precisa.
L’Amarone è la “progressione” della filosofia Venturini, un altro gradino sopra la scala gerarchica dei vini dell’azienda, mantenendo sempre lo stesso filo conduttore. Il naso è ampio, avvolgente, con marasca, viola, pepe e spezie dolci, con un po’ di tabacco. Al sorso è deciso ma non invadente, con una buona morbidezza che però nasconde un tannino netto e marcato, mai fastidioso. L’annata 2020, per esempio, è un vino che conquista subito dal primo sorso ma che dichiara anche una grande possibilità di affinamento nel tempo.

La gamma dei vini di Venturini
L’
Amarone Campomasua è un piccolo gioiello: dalla vigna Campo Masua in collina, con un mese in più di appassimento delle uve (fino a febbraio, mentre l’
Amarone viene pigiato a gennaio), va a portare un’ulteriore spinta al naso, mantenendo la finezza dei sentori, riuscendo sempre a rimanere equilibrato in bocca, senza essere mai stucchevole o stancante. L’annata 2019 ne è la dimostrazione: grande freschezza e sapidità al sorso per un vino che nasconde la sua alta gradazione alcolica.
E poi la Riserva, in edizione limitata: un esempio di eleganza e complessità assoluta, oltre che di profondità. Un vino da grandi occasioni o, comunque, da abbinamenti non scontati.

MIrco Venturini sul trattore tra i vigneti
Impossibile non parlare del
Recioto, realizzato solitamente in due versioni: quello
tradizionale, che fa solo acciaio, e che mantiene sempre viva la freschezza sia al naso che in bocca, e
Le Brugnine, che affina per 12 mesi in legno, e che aggiunge complessità olfattive, con note più speziate. Dicevamo due? In realtà esiste una
Limited Edition, che si chiama
A Mariasole, dedicata alla figlia di
Alessandro, che ha fatto un affinamento particolare: 10 anni in damigiana di vetro. In questo caso evitiamo una descrizione organolettica: è semplicemente un vino emozionante.
L’ultimissima nota, ma assolutamente necessaria, è per il Massimino, ottenuto da un breve appassimento delle uve. «Questo vino è dedicato a nostro padre Massimino, un uomo dal carattere fermo e determinato che, sotto i modi decisi, celava una grande bontà d’animo e uno sguardo sempre benevolo».