Viene quasi scontato pensare all’abbinamento tra Langhe e grandi vini rossi. Lo diventa ancora di più se tra i riferimenti c’è anche una cantina storia, come Pio Cesare, che compie 145 anni.
Invece, per chi ben conosce l’azienda e la sua storia, si può capire come esista un’anima bianca in una terra da rossi. All’inizio di settembre, infatti, è stato inaugurato un importante ampliamento della cantina di Pio Cesare, dedicato in particolare ai vini bianchi.
«Dopo una lunga fase di scavo ed edificazione, la vendemmia 2026 è iniziata con le nostre uve bianche in una cantina completamente rinnovata, eppure profondamente nostra: contemporanea negli strumenti, fedele alla nostra identità» racconta Federica Boffa Pio.
Dopo 4 anni di lavori, l’ampliamento ha più che raddoppiato la superficie della cantina che raggiunge oggi circa 9000 metri quadri. Gli ambienti originari, che restano dedicati ai grandi rossi, sono collegati attraverso un tunnel sotterraneo e una passerella aerea alle aree contemporanee che si trovano al di là dell’anello stradale che delimita il centro storico della città, in una ex segheria, già di proprietà della famiglia, recuperata e rigenerata da
Pio Cesare. Per diventare la casa dei vini bianchi.
Federica Boffa Pio ha ereditato dal padre Pio Boffa, scomparso troppo presto cinque anni fa, lo stesso entusiasmo e la voglia di fare ricerca. E racconta l’evoluzione “bianchista” della cantina. «Il nostro impegno sui bianchi è iniziato quasi 50 anni fa – racconta – Tanto che ora questi vini rappresentano il 30% circa della nostra produzione attuale».

La cantina storica, tuttora dedicata alla produzione dei vini rossi
«Siamo una cantina fondata 145 anni fa, e siamo oggi l'unica cantina rimasta ancora operativa in centro storico di Alba, mantenendo lo storico permesso di produrre
Barolo fuori dalla zona. Insieme con mio cugino
Cesare rappresento la quinta generazione. Abbiamo ora costruito una cantina dedicata esclusivamente ai vini bianchi, perché sono molto importanti per noi. Si tratta di un grande cambiamento anche di mentalità con nuovi spazi e nuove tecnologie mirate principalmente al miglioramento della nostra efficienza e non a un aumento di produzione
«La nostra ricerca sui vini bianchi inizia tanti anni fa grazie a mio papà, che a fine anni Settanta era giovane e voleva lasciare la propria impronta nella storia della famiglia. E poi aveva un grande sogno, cioè quello di produrre un grande vino bianco che potesse essere presentato con il Barolo e il Barbaresco quindi un vino bianco di carattere di struttura di complessità ma soprattutto con una grande capacità di invecchiamento».

La passerella sopraelevata che collega la cantina storia alla nuova ala
La ricerca di
Pio Boffa lo portò in giro per il mondo: così in Napa Valley, da
Robert Mondavi, scoprì la grandezza dello
Chardonnay. «Così decise di piantare due ettari e mezzo nella zona del
Barbaresco. Da lì inizia il nostro percorso con i vini bianchi – racconta ancora
Federica Boffa Pio – Quel vino si chiama
Piodilei ed è stato tra i primissimi
Chardonnay nati in Piemonte, anzi in Italia, a inizio degli anni Ottanta. Negli anni poi abbiamo continuato a sperimentare, abbiamo piantato nel 2003 il
Sauvignon Blanc. Successivamente, portando avanti la produzione del
Gavi, abbiamo deciso di smettere di produrre
Arneis, perché non era un vino troppo nelle nostre corde».
Ma non è finita. Anzi. «Il “tarlo” di mio papà continuava a essere quello di andare alla ricerca di un vitigno autoctono che potesse essere presentato con il Nebbiolo, che potesse quindi rappresentare il terroir del Piemonte però in bianco. Nel 2018, durante una cena con alcuni amici produttori, assaggiarono un vino bianco alla cieca. Lui era convinto fosse un Riesling molto vecchio, in realtà era un Timorasso di quasi vent'anni».
Era quello che cercava: «Grazie a Elisa Semino della Colombera, siamo riusciti a comprare due ettari e mezzo di Timorasso, a Tortona, nella sottozona che si chiamava Vho. Purtroppo mio papà è mancato ad aprile 2021, noi abbiamo piantato a giugno 2021, quindi lui non ha potuto vedere il vigneto».

Un'immagine in vigna di Federica Boffa Pio
Il progetto del
Timorasso diventa, per certi versi, quasi centrale: ma, come spiegato da
Federica Boffa Pio, non c’era da farsi prendere dalla fretta, ma serviva studio, per conoscere il vitigno, il terroir e l’evoluzione.
«La viticoltura in zona è molto diversa rispetto alla viticoltura che c’è dalle nostre parti – spiega ancora – quindi si trattava anche di apprendere un savoir faire enologico e agronomico diverso dalle Langhe. Allo stesso tempo abbiamo deciso dal 2019 al 2022 di acquistare una piccola partita di uve sempre dallo stesso fornitore che ci ha permesso negli anni di sviluppare esperienza sul Timorasso».

Un scorcio della nuova area dedicata all'archivio storico
Cinque annate di
Timorasso, dunque, dal 2019 alle 2023, ma solo quest’ultima è in commercio. «Tutti i cinque questi vini sono prodotti con lo stesso metodo di vinificazione – spiega
Federica Boffa Pio – Il 2023 è realizzato con le nostre uve. La zona è simile, i vigneti distano solo 500 metri». La vinificazione è in acciaio con brevissime macerazioni sulle bucce durante la notte successiva alla vendemmia, poi il vino viene lasciato riposare per un anno sui lieviti, sempre in inox, e poi due anni in bottiglia. La 2023, come detto, è la prima in commercio, ed esce come
Derthona Timorasso Riserva. «Abbiamo avuto la grande fortuna di aver acquistato nel 2018 terreni in una zona molto vocata e qualitativamente importante».
La prima produzione è stata di sole 3.000 bottiglie e alcune magnum, anche a causa di una vendemmia non particolarmente abbandonate, ma la volontà è di arrivare a diecimila esemplari nei prossimi anni. «Noi rimaniamo produttori di Barolo e di Barbaresco, però il Timorasso ci permette di chiudere un po’ il cerchio di questo lungo percorso che è iniziato a fine anni Settanta, con un grande vitigno autoctono bianco piemontese».

Il Derthona Timorasso Riserva 2023 e altre due immagini della nuova cantina
Grazie anche ai terreni composti da marne unite a una parte argillosa, il
Derthona Timorasso Riserva 2023 di
Pio Cesare è un vino quasi delicato nei profumi, non invadente, che si fa largo con gentilezza, per poi avere un sorso particolarmente sapido, con una buona struttura e un finale particolarmente lungo. Un vino da attendere, come è giusto che sia per il
Timorasso.
Ora il Timorasso, così come gli altri grandi bianchi di Pio Cesare, hanno anche una nuova casa: per Federica Boffa Pio è un ulteriore stimolo a fare sempre meglio, nel segno di una tradizione che prosegue felicemente da 145 anni.