Il progetto si chiama “Suoli” e nel nome racchiude già forza e identità: perché gli investimenti, certe volte, sono necessari per dare vita a idee lungimiranti.
La strada intrapresa da San Felice, importante cantina del Chianti Classico di proprietà del Gruppo Allianz dal 1978, è quella dell’identità territoriale, declinata nel vino, ma non solo. «San Felice – spiega l’enologa Francesca Giuggioli, da 18 anni alla guida produttiva dell’azienda – è un borgo medievale in provincia di Siena, ma soprattutto è un luogo dove vino, cibo, ospitalità e storia si uniscono per fare esperienze uniche ed identitarie».

L'enologa di San Felice Francesca Giuggioli
Come ricordato dall’amministratore delegato
Achille Di Carlo, il gruppo si basa sul “cuore” in Chianti Classico, con 140 ettari, a cui si aggiungono 30 ettari a Montalcino (
Campogiovanni) e 20 a Bolgheri (
Bell’Aja). «E si stanno facendo investimenti importanti, come la costruzione della nuova cantina a Bolgheri. Dall’anno scorso, poi, a
San Felice ci avvaliamo anche della collaborazione del noto enologo francese
Thomas Duclos».
Il progetto Suoli, invece, vuole entrare nelle radici più profonde del Chianti Classico. «Siamo arrivati alla conclusione della transizione biologica – racconta Francesca Giuggioli – in quanto abbiamo a cuore la salute del suolo, perché nascono piante più resilienti, in equilibrio, che ci regalano un vino sempre migliore».

Borgo San Felice a Castelnuovo Berardenga
«A
San Felice abbiamo gli ettari concentrati attorno al borgo – continua l’enologa – tutti all’interno del Comune di Castelnuovo Berardenga, con l’85% di
Sangiovese provenienti da matrici di terreno diverse, con una zonazione avviata dagli anni Ottanta per poter avere diverse sfumature nel bicchiere».
Da qui nasce Suoli, progetto che è stato raccontato durante un incontro al Ristorante Enrico Bartolini al Mudec: «Il Sangiovese racchiude proprio queste diverse sfumature e per questo vogliamo far parlare il nostro territorio». Per questo, oltre allo storico Chianti Classico Poggio Rosso, ora si affianca anche il San Vito, per dimostrare proprio come il Sangiovese, con la sua eleganza, possa dare risultati diversi.

Francesca Giuggioli racconta i Suoli durante l'incontro al ristorante Enrico Bartolini al Mudec
«Il
San Vito, annata 2021, è l’ultimo risultato – spiega
Francesca Giuggioli – Si tratta di una
Gran Selezione da singolo vigneto, che si trova in un punto dove si apre proprio la valle di San Vito e il suolo cambia drasticamente. Ci sono infatti sabbie del Pliocene, che si sono formate circa 5 milioni di anni fa quanto la zona era ricoperta dal mare. Questa conformazione permette al
Sangiovese di avere un’espressione più delicata, magari pronta nell’immediato, ma anche lunga per il futuro. È un vino che entra in punta di piedi…». Circa 3.500 sono le bottiglie prodotte, con un affinamento di due anni in tonneaux da 500 litri.
Delicatezza ed eleganza, ma anche profondità: si tratta di un vino dove le note floreali sono ben nitide, e che in bocca è delicato e piacevole, senza però dimenticarsi della natura del Sangiovese, lasciando intendere una bella longevità.

Il Chianti Classico Gran Selezione San Vito è l'ultimo nato
Il
Poggio Rosso è invece un vino storico per
San Felice, nato nel 1978. «In questo caso ci troviamo a 400 metri di altitudine, dove troviamo marne e calcare, con galestro e alberese, che conferiscono una buona intensità di profumi ma anche una netta struttura tannica in bocca; un vino di concentrazione e ricchezza». In questo caso vengono prodotte circa 9.000 bottiglie all’anno, con un affinamento analogo al
San Vito.
Anche lui annata 2021, è un Sangiovese più intenso e sfaccettato, con note anche balsamiche, di erbe e muschio, sottobosco, fino a frutta matura e spezie. Al sorso è più corposo, ma ha una grande sapidità e un tannino fine.

Un'immagine dei terreni di San Felice
Per comprendere il potenziale del
Poggio Rosso, abbiamo degustato anche il millesimo 2011, quando il vino ha ottenuto anche la classificazione di
Gran Selezione: un’annata solare e calda, che però ha portato ai giorni nostri un vino in grande forma e ancora energico e vivo, dall’ottima beva, a dimostrazione della grande longevità.
Francesca Giuggioli non ha dubbi: «Per i Suoli ho pensato a un paragone musicale. Il Sangiovese, nelle sue varie espressioni, è un’orchestra. Il San Vito suona violini melodiosi, mentre il Poggio Rosso è più vicino alle percussioni, alla batteria». Ma entrambi suonano nella splendida orchestra che si chiama Sangiovese del Chianti Classico.