La luce di una posizione fatata, ma anche quella che emanano le persone quando fanno sentire parte di una famiglia, non solo di un’azienda. Una verticale di Cicinis e la presentazione di una nuova creatura, Brezich, si incontrano all’evento di Attems, la cantina friulana che appartiene al gruppo Frescobaldi. Al Baretto di Sant’Ambrogio di Milano parla il direttore tecnico Gianni Napolitano, ma il messaggio è rafforzato dagli occhi che si illuminano posandosi sulle immagini del vigneto alle spalle. È lì, che si gioca tutto, assicura Napolitano, partito dal Friuli alla scoperta del mondo e poi tornato nel suo mondo nel 2001.
Attems sembra una formula magica e in un certo senso lo è: racchiude identità, terra, storia. Risale al 1106 il primo documento che parla di terre vocate alla viticoltura in Collio da parte di questa famiglia. Ribolla Gialla e Refosco vengono menzionati nei libri mastri 600 anni dopo. È stato il conte Douglas Attems nel 1964 a fondare il Consorzio di Tutela dei Vini del Collio. «Siamo in una posizione veramente favorevole, nel Collio Goriziano, di fronte al mare – racconta Gianni – In linea d’aria i nostri vigneti distano 15 chilometri dal Golfo di Monfalcone e da Trieste. Di fronte a noi si trova il Monte di San Michele… Lì c’è una postazione dove a destra si vede il golfo, a sinistra i nostri vigneti e solo da quel punto si riesce a capire quanto le onde siano vicine».

I vigneti di Attems sul Collo goriziano
Il che significa molto, non solo dal punto di vista climatico: «La riflessione della luce, l’amplificazione sui nostri vigneti... È il motore, l’energia che dà vita alla fisiologia e al metabolismo della pianta. Ad esempio, si riescono a elaborare più precursori aromatici». Poi, certo, il mare mitiga la temperatura, alimentando quell’escursione termica che riesce ad arrivare a 13-14 gradi nel periodo della maturazione.
Dall’aria e dal suo gioco di luce alla terra: qui si affaccia un’altra parola magica, ponca. Significa sabbie e limo che derivano dalla disgregazione di antiche rocce arenarie riemerse, dunque offerte ancora una volta dal mare. «È un terreno povero, dove si sviluppano viti di qualità eccelsa – continua il direttore – Le nostre colline non mancano mai d’acqua».
La vigna è il luogo dove tutto si gioca con estrema serietà e richiede rispetto e cura: il sovescio con leguminose e graminacee arricchisce il suolo in modo naturale, il sistema di allevamento a Guyot e l’alta densità d’impianto conducono a basse rese, oltre che appunto a uve di altissima qualità. La missione possibile, doverosa, è un Sauvignon Blanc con una personalità unica: si fa una cernita dei grappoli, sfruttando anche i diversi punti con le loro diverse caratteristiche, per scolpirla.
I calici parlano di
Cicinis e si attraversano gli anni non senza stupore. «Qui nasce il sole - osserva
Gianni Napolitano indicando la collina prima di passare al tema cantina – Utilizziamo diversi serbatoi, cemento a forma d’uovo, legno nuovo e tonneaux e barriques di secondo e terzo passaggio. Questo è uno degli ultimi lavori esperienziali rimasti. Ci vuole il bagaglio scientifico, io ora lavoro con due colleghi trentenni che mi portano tante novità, però io ci metto un po’ di esperienza e il confronto è bellissimo».
A Milano si presenta la vendemmia 2024, annata che vede un inverno con precipitazioni nella norma e miti temperature, aumentate fino al momento chiave di aprile, in cui inizia il germogliamento. L’equilibrio prosegue nella primavera, l’estate alterna calore e piogge: tutto ciò consente di procedere a vendemmiare in momenti diversi, e sempre a mano, a seconda dell’esposizione delle terrazze di Sauvignon. Il risultato è una grazia olfattiva che avvince. Pompelmo, bergamotto, salvia danno il benvenuto per poi accogliere sfumature di pietra focaia e tostatura. C’è un’armonia anche nella struttura, con acidità e sapidità in equilibrio e una persistenza degna di nota. «Ho scelto tre annate differenti – spiega il direttore – perché questa è una certezza, il 2022 una conferma, la 2017 un azzardo».
Allora torniamo indietro, a due anni prima, con un inverno asciutto e non molto freddo: grazie a stagioni favorevoli, ma anche a una potatura praticata a ridosso del germogliamento che ha agito con sapienza, si sono ottenuti mosti particolarmente ricchi di aromi, con quell’equilibrio avvertito nella recente annata che qui ha particolare autorevolezza. Ma è impossibile non stupirsi, di fronte alla 2017, che di minuto in minuto offre sensazioni sempre più sorprendenti per la loro varietà, da timo e salvia alle note agrumate approdando alle spezie. Al palato l’evoluzione spiazza gradevolmente, si sente la complessità di un grande lavoro in vigna che sa attraversare il tempo.

Brezich 2021, Collio Doc Cabernet Riserva

La degustazione di Brezich
Attems parla di storia, parla anche di futuro. Altri progetti si affacciano e uno viene presentato in questa sede. È
Brezich 2021, Collio Doc Cabernet Riserva. La scintilla di questo vino che prende il nome dalla collina, scocca tra
Cabernet Franc e
Carmenère.
«L’uscita di
Brezich rappresenta un momento importante per noi - osserva
Napolitano – Il lavoro sul
Cabernet Franc è stato graduale e molto attento: un’espressione capace di coniugare struttura ed eleganza, nel rispetto dell’identità del Collio e della visione che da sempre guida la nostra azienda
». Le uve, raccolte sempre manualmente in cassetta, sono state diraspate e pigiate con delicatezza, quindi trasferite in vasche d’acciaio per la fermentazione alcolica con macerazione a temperatura controllata. Rimontaggi e follature hanno portato a un’estrazione equilibrata di colore e sostanze fenoliche, si spiega.
Terminata la fermentazione, il vino ha svolto naturalmente la malolattica, per poi passare in barrique di rovere francese di primo e secondo passaggio, per 24 mesi. In bottiglia, altri due anni, quindi eccolo pronto a sprigionare il fascino del suo rosso rubino con venature granate e una varietà olfattiva che spazia dai frutti di bosco a pepe e violetta, senza trascurare note balsamiche, graffiate di spezie e liquirizia. Un sorso caldo e pieno che si concilia con la freschezza, il piacere di assaporare un vino e un territorio.