La prima volta che visitai Cantine Fina fu nel 2019, durante la rassegna Sicilia en Primeur. Ricordo di aver percepito immediatamente l’unicità di un luogo nel quale il vino non è semplicemente un prodotto, ma il centro di un progetto di vita.
Federica, Marco e Sergio, insieme a papà Bruno e a mamma Mariella, avevano trasformato un grande sogno in una realtà concreta. Dal 2005 a oggi, l’evoluzione dell’azienda è stata costante e ha fatto di questa cantina un luogo ormai imperdibile per gli enonauti di tutto il mondo.

Uno splendido tramonto sulle vigne di Cantine Fina
Una posizione straordinaria, nel cuore del territorio marsalese dove passione, competenza e fattore umano si incontrano dando vita a un progetto che guarda lontano, senza perdere il legame con le proprie radici.
Parlare con Bruno Fina significa, in qualche modo, attraversare una parte della storia vitivinicola di questa regione. Nei suoi racconti torna spesso l’ammirazione per il suo maestro, Giacomo Tachis, e per quelle grandi famiglie del vino siciliano che, nel tempo, lo hanno incoraggiato a credere nella forza e nelle potenzialità di questa porzione di Sicilia.
Mariella oggi continua a vivere nella memoria della famiglia e della cantina. Una malattia crudele l’ha strappata troppo presto alla vita, ma il suo ruolo resta parte integrante di questa storia. Marco, Sergio e Federica sono oggi l’anima dell’azienda, ciascuno con responsabilità e sensibilità differenti, uniti da un obiettivo comune: far crescere la cantina e valorizzare con sempre maggiore consapevolezza il territorio marsalese.
Nell’edizione 2026 della nostra guida
Bollicine del Mondo, abbiamo voluto premiare
la famiglia Fina con la menzione
Questioni di Famiglia, accompagnandola con una motivazione che racconta bene il senso di questo percorso:
“Una famiglia che custodisce qualcosa che va oltre il vino: la riscoperta dei vitigni reliquia. In un tempo che corre veloce, questa famiglia ha scelto la misura lenta delle relazioni, trasformando il gesto quotidiano del fare vino in un racconto familiare fatto di visione e autenticità. Con le loro bollicine hanno saputo narrare una Sicilia elegante, frutto di un lavoro condiviso da papà Bruno, mamma Mariella e dai loro figli Marco, Sergio e Federica.”
Ed è proprio così, anche con il resto degli altri vini che producono. Grande valorizzazione degli autoctoni, ma non solo. I Fina hanno investito sulla tecnologia, lavorato nella direzione sfidante del mercato cercando di portare in vetrina vini dirompenti come il Kikè (etichetta ispirata al nome di Federica).
Un bianco secco ottenuto con un vitigno autoctono altoatesino, il
Traminer, piantato in Sicilia. Oggi è uno dei vini più premiati della cantina, con riconoscimenti importanti ai concorsi internazionali, e attesta quanto i cliché siano da sfatare e anche quanto sia necessario, ogni giorno, investire nella comunicazione.
L’azienda produce annualmente un milione di bottiglie che si declinano in ventitré etichette. I terreni aziendali si sviluppano su 330 ettari tra le province di Trapani, Palermo e Agrigento.