Quella di Ca’ del Baio, prima di tutto, è una storia di famiglia. Per la precisione della famiglia Grasso di Treiso, che dalla fine del 1800 lavora nelle Langhe, nella zona del Barbaresco.
Ma è anche una storia di nuove generazioni, di tre sorelle che portano avanti con entusiasmo il lavoro avviato dai loro genitori e, prima ancora, dal nonno.

Uno sguardo dall'alto su vigneti e cantina
«Ed essere donne nel nostro lavoro non è semplicissimo – racconta
Paola Grasso, incontrata con la sorella
Federica in un pranzo al ristorante
Manna di Milano – La realtà di campagna è diversa, c’è ancora l’idea che i figli per prima cosa devono imparare a guidare il trattore».
«Noi siamo a Treiso, nelle Langhe, ma la nostra origine è nell’Astigiano, a Calosso D’Asti. Il nostro bisnonno Giuseppe, a fine 1800, decide di venire nelle Langhe. Ma non perché avesse avuto una particolare visione del futuro, ma semplicemente perché lui, essendo figlio di contadini, non aveva abbastanza soldi per crearsi una sua piccola realtà nell’Astigiano, mentre allora nelle Langhe, a Treiso, i prezzi erano molto bassi. Bisogna pensare alla situazione di quegli anni e non farci ingannare dalla realtà attuale. Ci sono stati dei periodi anche nel dopoguerra dove mio nonno mi diceva: "A me veniva voglia di scappare e andarmene via perché sembrava che non ci fosse neanche un futuro per tutti noi"».

La famiglia al completo: Paola, Valentina, Luciana, Giulio e Federica Grasso
In quei tempi, quindi, era difficile credere nelle potenzialità di quella che, ora, è sicuramente una delle zone vitivinicole più apprezzate. «Nel dopoguerra tra i vini più conosciuti c’erano il
Dolcetto d'Alba e il
Barbera d'Alba – prosegue Paola – Di
Barbaresco e
Barolo se ne parlava, ma non in questi termini. E quindi si lavorava tanto e si produceva poco, perché il terreno di Langa non è generoso, è un terreno fatto prevalentemente di marna, quindi di argilla, in zone collinari. E quando mio bisnonno ha comprato la cascina Vallegrande, ha comprato in realtà un grande bosco che partiva dalla cantina e andava fino attaccato alla chiesa di Treiso, mettendoci un po' di anni a disboscare. All’inizio era un’agricoltura mista, con anche frutta e campi per il bestiame».
I primi tempi era una realtà molto contadina: «Mio nonno Ernesto si era comprato un camioncino. Faceva Dolcetto e Barbera e poi andava in città, a Torino, a consegnare queste damigiane per le famiglie, con il vino che era una parte del pasto».

La cantina di affinamento
Il cambiamento è arrivato negli Anni Settanta, con l’ingresso in azienda del figlio
Giulio. «Mio nonno non ha mai viaggiato, ha sempre solo visto cielo e vigne e campagna, però è sempre stato aperto alle novità. Mio papà, arrivato in azienda, ha detto: “Io voglio per prima cosa diminuire le rese e puntare più sul
Barbaresco, abbiamo dei grandi cru, abbiamo dei bei vigneti". Mio nonno gli ha detto: "Va bene, facciamolo, ma cerchiamo di non mangiarci tutto quello che abbiamo”».
Giulio Grasso aveva 22 anni e il fatto di essere comunque sorretto dal padre in scelte che sembravano, per i tempi, visionarie (e magari anche poco reddittizie), è stato sicuramente un incentivo a fare del proprio meglio.

Un momento della vendemmia
La realtà di
Ca’ del Baio così prende forma, nel segno del Barbaresco. E diventa negli anni una delle aziende più apprezzate dell’area.
Ma la storia di famiglia non finisce certo qui. «Poi siamo arrivate noi tre sorelle – spiega Paola Grasso – Abbiamo 31 ettari di proprietà, ma al momento ne vengono vinificati 24, alcuni dei quali in Alta Langa, ma non per produrre bollicine. Le altitudini: in Alta Langa siamo sui 600 metri: a Treiso dove abbiamo l’azienda siamo tra i 300 e i 420 metri, mentre a Barbaresco, dove abbiamo due ettari del Cru Asili, siamo attorno ai 320–330 metri».
Il vitigno principale è Nebbiolo, per circa il 65%, per la produzione di Nebbiolo d’Alba e Barbaresco. Poi ancora Dolcetto e Barbera. «Negli anni Ottanta mio padre voleva piantare anche un vitigno bianco – sottolinea Paola Grasso – All’epoca, tutti puntavano su Arneis, Favorita e Cortese. Ma un giorno vede il nostro vicino di terreni, un “certo” Angelo Gaja, che piantava barbatelle di Chardonnay. E mio papà si è detto: “Se lui, che è più in gamba di noi e viaggia di più, pianta Chardonnay, allora ci provo anche io”. Ed è stata una grande scelta, che ha confermato come un grande terreno da rossi sia particolarmente adatto anche allo Chardonnay».

Un'altra bella immagine dei vigneti
Non finisce qui. Nel 2008, con l’avvento delle tre sorelle
Paola,
Federica e
Valentina in azienda, inizia anche un nuovo progetto, quello del
Riesling, dove puntare molto sulle acidità.
È un lavoro che parte soprattutto dai terreni, come racconta Federica Grasso: «Per noi è fondamentale la campagna. La vendemmia di quest’anno è stata difficile per il caldo e per la gestione anche del personale. Noi abbiamo sposato il protocollo The Green Experience, che ci dà una possibilità, in caso di emergenza, di fare trattamenti in più, senza uscire dai parametri, ma che consente di velocizzare i lavori nei filari, risparmiare acqua e inquinare meno».

I vini bianchi presentati: Langhe Doc Riesling FRE 2024, Langhe Doc Chardonnay 2024 Valentine e Moscato d’Asti Docg 101 2025
Una storia, quella di
Ca’ del Baio, che poi “si legge” attraverso i bicchieri. L’assaggio mostra come, in effetti, la semplicità e la schiettezza della famiglia
Grasso si ritrovi perfettamente nei vini presentati. Il
Langhe Doc Riesling FRE 2024 è un vino da non sottovalutare: nel complesso è ancora giovane, ma dimostra un grande potenziale, con un sorso particolarmente sapido e piacevole.
Autinbej, invece, è il “Barbaresco della casa”, perché è realizzato dalle tre vigne dell’area di Treiso, a circa 340 metri: «La volontà – spiega Federica Grasso – è quella di avere la struttura del Barbaresco, ma con un naso più fresco». L’annata 2023 è un’ottima interpretazione: un vino che spicca per la sua identità territoriale, con un naso di viole e rose, un frutto rosso delicato e quasi dolce, un tocco leggero di spezia. Al sorso si evince una grande facilità di beva e, soprattutto, un’ottima capacità gastronomica di abbinamento.
Il Langhe Doc Chardonnay 2024 Valentine ha bisogno sicuramente di una spiegazione aggiuntiva: «Nostra sorella Valentina – racconta ancora Federica – per un certo periodo è andata in Borgogna e ha lavorato su Pinot Nero e Chardonnay. Quando è rientrata, ha deciso di provare anche qui a lavorare in maniera diversa lo Chardonnay, con un vino che nasce e vive in legno». Il risultato è un vino che in realtà sorprende per la sua capacità di ben reggere il legno, che diventa un complemento e non un elemento invasivo. Grande struttura, ma anche grande acidità: uno Chardonnay dalla lunga vita.

I Barbaresco: Autinbej 2023, Vallegrande 2023 e Vallegrande Riserva Viti Vecchie 2020
Due cavalli di battaglia di
Ca’ del Baio sono legati al Vigneto Vallegrande. Infatti il
Barbaresco Vallegrande 2023 e il
Vallegrande Riserva Viti Vecchie 2020 ci accompagnano in un mondo di eleganza e struttura, di complessità olfattiva, dove a una frutta viva si aggiungono anche note balsamiche, oltre che di cuoio e spezie. Al sorso il
Vallegrande 2023 mantiene una grande bevibilità e una piacevolissima profondità. La
Riserva Viti Vecchie 2020, che al naso acquisisce maggiori note terziarie, è più matura e avvolgente al sorso, con una piacevole armonia.
La chiusura del percorso viene affidata al Moscato d’Asti Docg 101, annata 2025: un vino volutamente gioioso, divertente, vivo ma mai stucchevole. Un omaggio al passato con un prodotto che, a ben vedere, è molto moderno e proiettato al futuro.
Ca’ del Baio, che viene distribuito da Compagnia del Vino, che ha un portafoglio di circa venticinque aziende tutte a conduzione familiare, dimostra come il valore del dialogo e del confronto all’interno di una famiglia possa portare a risultati di altissimo livello. Di generazione in generazione.