È il 2017. Curt Frasca, imprenditore americano di chiare origini italiane, trova nella zona del Monferrato, più precisamente nell’area del Nizza, una sua seconda casa. Si innamora della zona, delle persone, del cibo e soprattutto del vino e della Barbera.
Ma la vera svolta nasce da un incontro, quello con Matteo Gerbi: «Sono originario proprio dell’Astigiano – spiega Gerbi – Perché faccio l’enologo? Perché quando ero bambino anziché andare all'asilo preferivo mille volte andare in vigna con mio nonno e da lui, che non aveva studiato nemmeno un’ora all’università, ho imparato molto».

Un'altra bella immagine di Matteo Gerbi e Curt Frasca
Con
Curtis "Curt" Frasca, che è stato produttore e autore nel mondo della musica, dove si contano importanti collaborazioni con artisti del calibro di
Madonna,
Avril Lavigne e
Celine Dion, la sintonia è stata immediata: «Ci siamo incontrati – spiega
Gerbi – al tempo io ero enologo in un'importante azienda di Langa, e lui mi ha parlato di creare un progetto di vino legato al mondo del Nizza per esprimere quella che è la bellezza dei nostri luoghi e la bellezza della
Barbera. Secondo me è il prodotto del futuro ci credo fortemente e vorrei costruire qualcosa insieme a un gruppo di persone affiatato pieno di passione così da poterla raccontare al mondo e poter far sì che le persone conoscano questa zona ulteriormente con i nostri vini. Io sono del Monferrato, credo nel Monferrato, ho sempre creduto nel Monferrato, tutto il gruppo che attualmente lavora a Frasca – siamo in dieci – è astigiano, del Monferrato e ha sempre creduto nelle grandissime potenzialità»
L’incontro è stato una sorta di innamoramento a prima vista: «Ci siamo immediatamente riconosciuti e nel giro di due minuti ci siamo stretti la mano e abbiamo detto “ok, si può iniziare” e quindi io nel giro di pochi giorni ho lasciato l’altra azienda e ho iniziato a lavorare con lui a quattro mani a questo progetto».

Uno scorcio dei vigneti dell'azienda
Così, nel 2017, nasce
Frasca La Guaragna. «L’obiettivo era di fare vini onesti nei confronti della varietà, che fossero estremamente riconducibili alla zona in cui vengono prodotti e che potessero piacere a molte persone su molti tavoli diversi in giro per il mondo e per l’Italia. Vini senza forzature. Abbiamo camminato su più di 250 ettari in zona per cercare di trovare quelli che sono ora i nostri 25 (di cui 15–16 a Barbera)».
«Abbiamo le vigne suddivise in quattro diverse zone – continua Gerbi – facciamo molte vinificazioni, anche micro vinificazioni, cerchiamo di tirare fuori il massimo da ogni piccola zona, ogni nostro piccolo vigneto, per cercare di spingere la qualità al massimo».
Non solo
Barbera e
Nizza, anche se il focus rimane quello. «Il
Riesling è come se fosse una varietà adottata in Piemonte – spiega
Gerbi – è una varietà molto molto elastica nell'adattarsi a diversi suoli e diverse altitudini. Il suolo per il nostro
Riesling è sabbioso, con ciotoli di fiume, il vigneto ha sette anni. Cerchiamo di evitare le ossidazioni in vinificazione, per cercare di preservare i profumi dell’uva. La 2023 è stata un’annata abbastanza calda, ma il vigneto ha un’esposizione a nord–est che quindi lo rende piuttosto fresco. Vinificazione semplice, affinamento in acciaio e poi molta bottiglia che per noi è po' la chiave di tutti i vini, viene messo in commercio 3 anni dopo la vinificazione».
Il Tardoché 2023 è un’espressione di Riesling molto interessante, dove in effetti la varietà viene rispettata, lasciando comunque una buona verticalità e profondità.

Il Grignolino d'Asti tra tradizione e sguardo al futuro
Un’altra importante espressione della zona è il
Grignolino. «Abbiamo il vigneto ad Agliano Terme – spiega ancora
Gerbi – Il
Grignolino è una delle varietà della nostra tradizione, con un tannino molto importante che per noi è da valorizzare. Non vogliamo nascondere il tannino, vogliamo semplicemente mostrare la sua parte bella, che sia vellutato e che possa raccontare meglio quella che è la vita anche contadina delle nostre zone. Il nostro obiettivo, in tutti i vini, è quello di non essere mai troppo invasivi in vigna, e nemmeno troppo interventisti in cantina».
La 2024 racconta di un Grignolino dalla grande bevibilità, dove il tannino è sicuramente ben presente, ma con una parte aromatica fruttata e fresca, molto invitante.
Ma arriviamo al mondo della
Barbera. E il primo assaggio è proprio
la Barbera d’Asti 2023. «Si tratta di un incontro di quattro vigne, raccolte e vinificate in momenti diversi. Il nostro obiettivo è quello di spingere al massimo la qualità della nostra
Barbera, in ogni piccolo appezzamento, e questo avviene solo separandoli già dalla vinificazione. L’annata 2023 ha una ricchezza da un punto di vista aromatico, l'idea è quella di poter sfruttare una macerazione lunga. Affinamento in acciaio e poi bottiglia: vuole essere una versione estremamente fresca, fruttata e gioiosa».
Il passo successivo è, ovviamente, il Nizza. «Il progetto enologico è simile – spiega Matteo Gerbi – Vogliamo raccontare le nostre vigne, ma nel caso del Nizza abbiamo un’intensità maggiore. La zona del Nizza è praticamente un fazzoletto di terra, visto che sono solo 18 Comuni contro gli oltre 160 della Barbera d’Asti. Tutti i nostri vigneti sono all’interno dell’area del Nizza, potenzialmente le nostre Barbera possono rientrare in questa denominazione, ma non vogliamo offrire interpretazioni diverse. Il Nizza, per noi, è la parte migliore del racconto della Barbera». L’annata 2021, che affina per sei mesi in botte grande, ha un frutto più scuro, con note terziarie accennate. Al sorso regna la freschezza e la bevibilità, nonostante una struttura già abbastanza importante.

Frasca La Guaragna punta molto sul Nizza
L’ultimo vino, il
Nizza La Veja, merita un racconto a parte. «All’inizio volevamo cercare anche una vigna vecchia – racconta l’enologo – per poter raccontare un nuovo livello della
Barbera, con piante dalle radici profonde che potessero offrirci maggiore complessità. Mi ricordo che quando stavamo comprando le vigne ad Agliano, i venditori non volevano farci vedere il centro della vigna e io mi chiedevo come mai. Poi io, da lontano, ho visto che all'interno della vigna c'era una cosa un po' strana: i filari erano molto stretti e le piante mi sembravano molto rigogliose, ma allo stesso tempo con dei tronchi importanti e allora ho forzato la situazione sono andato e ho visto che era quella la nostra vigna. Era quello che cercavamo».
L’impianto era del 1929–1930. «Aveva anche pochissime fallanze, alcune piante erano addirittura a piede franco, con un mix di cloni sconosciuti, tutti di Barbera. Per quanto riguarda il nostro lavoro si tratta semplicemente di dare più valore possibile a quella vigna e cercare di mantenerla al più possibile, di preservare il suo Dna, utilizzando i tralci di quelle viti per poter creare delle nuove piante. Per la vinificazione, facciamo sempre macerazioni lunghe, che possono arrivare anche a 45 giorni, poi un affinamento in legno e tanta bottiglia. Si producono 2.700–2.800 bottiglie».
Una piccola perla: l’annata 2021 di
La Veja è un
Nizza dall’estrema eleganza, ma anche dall’ottima complessità olfattiva, con frutti scuri che si alternano a note più delicate e che vengono impreziosite da un tocco di spezie e da una leggera balsamicità. In bocca è ben presente, ma mai aggressivo, abbastanza equilibrato ma anche molto persistente.
Frasca La Guaragna, che prende il nome da Curt Frasca e dalla tenuta da cui è partito il progetto, ha una produzione annua di circa 80mila bottiglie, con l’intenzione di crescere gradualmente, visto che il potenziale con 25 ettari è sicuramente superiore.