Gioventù Lambrusco, seconda parte

Il secondo atto del Progetto Giovani: sei produttori del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro e di Modena a rapporto

08-08-2020

segue dalla prima parte (Lambrusco Reggiano e dei Colli di Scandiano e Canossa)

Un rosso che ammicca al violaceo, una struttura che si concede alla morbidezza e note fruttate che esigono un ruolo di primo piano. Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro e di Modena è il secondo attore del Progetto Giovani e si ricava quasi esclusivamente dall’omonimo vitigno, in generale. Il disciplinare prevede, a livello di impianto, un affiancamento solo in lieve percentuale di Fortana e Malbo Gentile. Non si distingue per la vigoria, ma proprio per questa ragione riesce a offrire il meglio anche in terreni poveri. Si coltiva tra l’alta pianura e la collina del Modenese, in un territorio suggestivo, sulla cui valorizzazione i giovani convogliano le loro energie, la loro ricerca. Storie differenti s'intrecciano: c’è chi è entrato nell’azienda familiare, chi l’ha fatto ma dopo un distacco che gli ha permesso di avvertire più profondamente la passione, chi è stato pioniere.

C’è chi è partito per primo in effetti, come Mattia Montanari (Opera|02). Presenta Operapura (6.595 bottiglie, prezzo allo shop della cantina 12 euro già ivato; residuo zuccherino 8g/l). La sua storia in realtà si snoda dall’azienda agricola Ca’ Montanari e dalla sua passione per l’aceto a Levizzano Rangone. È Mattia appunto ad avviare il progetto del vino. Inizia dai primi 4 ettari, poi arriva a 19, vitati principalmente a Grasparossa. Con una direzione seguita fin dalle prime battute, il metodo della produzione biologica. L’ambizione con Opera|2 è senz’altro rievocare il vino di una volta, ma offrendo pulizia e freschezza dei gusti di oggi, spiega Mattia. A Castelvetro la vendemmia arriva presto, tra fine agosto e inizio settembre e nel bicchiere arriva quell’eco di estate, tra ciliegie e frutti di bosco. 

Beatrice Salvadori (Azienda agricola La Battagliola) apre il libro appassionante di un’altra storia di famiglia, mentre presenta Dosage 15 (20.000 bottiglie, prezzo allo shop della cantina 8 euro già ivato; residuo zuccherino 14g/l; 70.000 bottiglie in totale). Il padre era imprenditore nel settore spedizioni, azienda seguita per trent’anni e oggi in mano al figlio, ma 15 anni fa un terreno ereditato “chiama”. Che cosa farne? La risposta viene da un sogno: diventiamo viticoltori. Un sogno in cui è entrata anche Beatrice, dopo un’esperienza in un’azienda di ricerca di mercato. Dosage 15 è una messa in chiaro, una dichiarazione di identità partendo dal residuo zuccherino (che crea un interessante equilibrio con la tannicità), Grasparossa in purezza. La vendemmia in questo caso è tardiva, tra fine settembre e inizio ottobre e il bosco si insinua anche in questo caso.

Tri Ré, Le Casette

Tri Ré, Le Casette

A Maranello attraversa velocemente le generazioni la storia dell’azienda agricola Pezzuoli che presenta con Alberto Pezzuoli Pietrascura (40/50.000 bottiglie; prezzo al consumatore finale 4,5 euro; 12,5g/l di residuo zuccherino; 230/240.000 bottiglie in totale). In realtà la prima sede era a Carpi, dopo la seconda guerra mondiale si è cresciuti ma non è cambiata la filosofia. Parliamo di un’azienda, che vede appunto le generazioni darsi il cambio e riuscire ad agguantare anche il mercato statunitense, almeno fino a tre mesi fa, spiega Alberto, si vedrà il post Covid. Pietrascura, oltre ai profumi del bosco, offre la vivacità delle spezie, in armonia con la sapidità e una lieve tannicità, che lo accompagnano naturalmente alle principali tradizioni culinarie del territorio.

Tommaso Chiarli (Cleto Chiarli) porta a sua volta l’esperienza di un Lambrusco che sa varcare il confine, per circa il 40%, e conduce in particolare al Vigneto Cialdini (100.000 bottiglie, prezzo allo shop della cantina 8,5 euro già ivato; 12g/l di residuo zuccherino; 1 milione di bottiglie in totale). Qui il tempo alle spalle è davvero tanto, visto che si parte nel 1860 e Tommaso rappresenta la quinta generazione: del progetto della Cleto Carli Tenute Agricole esprime l’orgoglio, sia come azienda sia come famiglia, anche per essersi fatti strada in mercati molto competitivi. Il Vigneto Cialdini viene da un singolo vigneto di 12 ettari e mezzo e si rivela elegante e con un’acidità interessante, non aggressiva.

Un’altra testimonianza di ritorno in azienda dopo aver preso apparentemente un’altra strada con Kevin Serri (Le Casette), che presenta Tri Ré (6.200 bottiglie; prezzo allo shop della cantina 6 euro già ivato, 8g/l di residuo zuccherino). Dopo un periodo dedicato alla libera professione, decide di tornare alla passione e tradizione di famiglia. Anche questo Lambrusco Grasparossa vede giocare tra di loro frutti rossi e le spezie e ha una sua pienezza piacevole in bocca, che si protrae. Qui la vinificazione passa da una diraspatura soffice, seguita dalla fermentazione sulle bucce a temperatura controllata per una decina di giorni con frequenti svuotamenti e rimontaggi. Poi la maturazione avviene in acciaio sulle fecce fini per circa 90 giorni, nell’autoclave per altri due mesi l’affinamento.

Alessio Altariva, Fattoria Moretto

Alessio Altariva, Fattoria Moretto

Ci porta lontano nel tempo e poi dritti al futuro, infine, Alessio Altariva (Fattoria Moretto) con il suo Monovitigno (11/12.000 bottiglie; 10.60 euro prezzo allo shop della cantina; 6 g/l di residuo zuccherino). Primi passi dell’attività con il bisnonno, l’azienda vera e propria nasce poi negli anni Novanta con suo padre e suo zio. Alessio, dopo gli studi di Economia, si è tuffato in quelli di Enologia. 

Per questo vino, risuona un’altra voce, quella di Luigi Veronelli, fieramente riportata: «Pressoché in chiusura ho fatto assaggio del vino Lambrusco Grasparossa Monovitigno. Ne ho avuto gioia e interesse. Ci sono finalmente produttori che hanno compreso il vantaggio di affrontare l'umanissimo vitigno con amore e rispetto». 

2. continua


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