Incontri rotaliani, fascino di differenze che si confrontano (e si piacciono)

Da una parte il Teroldego, dall'altra i grandi di Borgogna: in Trentino i nostri vini non hanno affatto sfigurato. Anzi...

24-05-2019

Il fascino di vini apparentemente lontani, distanze quasi inimmaginabili, ma che hanno invece legami identitari assolutamente compatibili. Radici storiche supportate dalle più innovative e autorevoli indagini genetiche. Tra dissertazioni culturali e degustazioni comparative per far incontrare tra le Dolomiti due zone di grande fascino: la Borgogna ospite d’onore del Campo Rotaliano, nell’habitat del Teroldego, vitigno per l’omonimo vino orgoglio del Trentino.

Scambi di culture, tra convegni scientifici, momenti letterari e coinvolgenti degustazioni comparative. Con il Teroldego in sintonia con il mitico Pinot Nero di Borgogna grazie a precisi legami di parentela varietale: il nonno del vitigno trentino è sicuramente proprio il vitigno simbolo della Cote d’Or.

Edizione al suo debutto, quella di Incontri Rotaliani, appena archiviati; un appuntamento decisamente innovativo quanto stimolante che ha convinto tutti. La delegazione borgognona in primis, arrivata nel triangolo teroldeghista tra Mezzocorona, Mezzolombardo e San Michele all’Adige - i comuni dei terreni atavicamente portati a valle dal Noce, tra il fiume Adige e le roccaforti verso la valle di Cembra – orgogliosa del suo secolare blasone enoico (il Pinot Nero è citato già nel 1394) quanto pienamente disponibile al confronto.

"Contaminazione viticola" tra le due zone, uno scambio scaturito anticamente, tra l’opera dei Romani, il ruolo della civiltà dei Reti, quella dei Celti, per una diffusione transalpina della cultura del vino. Trasformando ora le distanze in stimoli per elevare il vino rispettando legami territoriali assolutamente identitari. Senza badare alla banale competizione produttiva.

Così nei vari appuntamenti della due giorni di questa prima edizione d’Incontri Rotaliani sono state contemporaneamente evidenziate sia le peculiarità esclusive del Pinot Nero che quelle del poderoso Teroldego.

Degustazioni d’annate storiche, confronti sull’evoluzione d’entrambi i vitigni, il coinvolgimento della nouvelle vague dei due territori. I padroni di casa con il vino di uve coltivate nelle cosiddette clesurae, i borgognoni con la variabilità dei loro climats. Senza alcuna preclusione sensoriale, per un confronto aperto, sincero.

In prima fila tra i promotori di questo scambio enoico - che ha coinvolto cantine private, cooperative come Mezzacorona e la "sociale" Rotaliana, distillerie locali (Bertagnolli e Villa de Varda) e centri di ricerca scientifica quali la Fondazione Edmund Mach della secolare scuola enologica di San Michele all’Adige -  la pattuglia dei nove vignaioli rotaliani, riuniti nella congrega di TeroldeGO(R)evolution, che da qualche mese porta avanti progetti prioritari mirati a una qualità condivisa.

Le giovani generazioni di famiglie storiche del Teroldego, dai figli di Elisabetta Foradori alle ragazze di Luigi Togn di Gaierhof, assieme a De Vescovi Ulzbach, i due Dorigati, la famiglia Zeni, la rinnovata dinastia dei Martinelli, la grazia femminile delle Donati, poi l’emergente De Vigili e la consolidata esperienza degli Endrici della Cantina Endrizzi

Teroldego che non ha minimamente sfigurato nei confronti dei vini della Borgogna provenienti da zone superblasonate come Nuits Saint Georges, il Santenay, l’esclusivo Maranges. Pure – per esaltare la Borgogna come zona eccelsa anche di vini bianchi a base Chardonnay – qualche Morey -Saint Denis e il memorabile Puligny –Montrachet.

Incontri Rotaliani, incontri aperti, stimolanti. E già si mette in cantiere l’edizione 2020.


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