Nati Sostenibili: Sara Porro racconta le storie di un futuro possibile per l'agroalimentare italiano

Realizzato con la collaborazione di Giorgia Cannarella, Sonia Gioia e Luca Iaccarino, il nuovo libro della giornalista milanese propone una prospettiva originale, articolata e mai semplicistica

19-12-2021
La copertina di Nati Sostenibili, Rizzoli, 240 pag

La copertina di Nati Sostenibili, Rizzoli, 240 pagine, 29,90 euro

Nati Sostenibili - Storie dalla campagna italiana tra scienza e coscienza è il nuovo libro di Sara Porro, giornalista e scrittrice di gastronomia e di viaggio; è stato pubblicato in questi giorni da Rizzoli, in collaborazione con Cortilia, azienda che offre la spesa online a filiera corta, in particolare per i prodotti agricoli. E' soprattutto una raccolta di storie e di esperienze, di agricoltori e produttori grandi e piccoli impegnati a lavorare rispettando l'ambiente, i lavoratori, gli animali.

Sostenibili, appunto. Una parola, va detto, sempre più ingombrante per quanto è usata ormai in qualsiasi contesto: così tanto, e spesso così a sproposito, da rischiare di perdere almeno un po' del proprio significato, che invece è molto importante. Il volume curato da Porro è interessante e coinvolgente proprio perché parte dalla consapevolezza che parlare di "sostenibilità" è una cosa complessa, che merita un approccio meticoloso, e perché mette in campo un taglio originale nel trattare questi temi.

«Ho cercato di unire - ci racconta l'autrice - la mia vocazione di giornalista gastronomica e di narratrice di storie di produttori con la divulgazione scientifica. Per raggiungere questo obiettivo ha collaborato in qualità di fact-checker alla realizzazione del libro il comunicatore scientifico Ruggero Rollini, che con i suoi interventi spesso ci ha dimostrato come molte delle nostre certezze su agricoltura e allevamento siano infondate». Parla al plurale Sara Porro perché non è l'unica penna coinvolta nella stesura dei testi di Nati Sostenibili, in cui ha coinvolto altri tre giornalisti gastronomici (tutti e tre da tempo, tra le altre cose, collaboratori della Guida di Identità Golose): Giorgia Cannarella, Sonia Gioia e Luca Iaccarino

«Scrivo di gastronomia da dieci anni - continua Porro - pensavo davvero di poter contare su alcune certezze...che invece mi sono resa conto non fossero suffragate dai fatti e da un approccio scientifico alla materia. Abbiamo rivendicato questo termine, sostenibilità, perché è la parola giusta per affrontare gli argomenti che si trovano nel libro, ma abbiamo voluto evitare ogni semplificazione, perché sono temi che meritano invece un approfondimento attento. Spesso quando sentiamo parlare di sostenibilità, siamo esposti a visioni semplicistiche, a slogan, soprattutto quando questi temi vengono tradotti nel linguaggio del marketing. Questo vale sia per la grande industria che si propone come sostenibile, sia per i piccoli produttori che a volte si dicono sostenibili semplicemente in quanto "piccoli"».

Un esempio delle convinzioni che si sono sciolte come neve al sole di fronte a un approccio scientifico alla materia? «Posso fare l'esempio del ruolo del trasporto nell'impatto complessivo degli alimenti che mangiamo: ho imparato che in genere è possibile che un alimento che ci arriva dall'altra parte del mondo sia più sostenibile di qualcosa che viene prodotto più localmente, se quella produzione viene fatta, ad esempio, in una serra riscaldata con combustibili fossili.  Così come ci sono alimenti che hanno un impatto talmente pesante in termini di emissioni di gas clima-alteranti, che il ruolo del loro trasporto diventa sostanzialmente insignificante: vale sicuramente per la carne, in particolare quella bovina. La quantità di strada che fa quella carne per arrivare sulle nostre tavole è alla fine secondaria rispetto al suo impatto complessivo».

Sono nove i capitoli del libro e a ciascun capitolo corrisponde una storia diversa, dall'allevamento dei bovini all'approvigionamento idrico per l'agricoltura, dalla riscoperta di antiche colture e razze dimenticate alla plastica degli imballaggi, o ancora al tema drammatico del caporalato nella coltivazione e nella raccolta di pomodori. In ognuna di queste storie si alternano effettivamente digressioni più tecniche e racconti personali, storie di donne e uomini che hanno dedicato la propria vita alla produzione agroalimentare guidata dalla stella polare della sostenibilità. 

Ed è interessante, tornando al tema della carne bovina, leggere il primo capitolo di questo libro, dedicato proprio all'allevamento di "vacche serene", sapendo che da molti anni Sara Porro abbia smesso di mangiare carne: «Nella mia attività di giornalista gastronomica sinora non avevo mai frequentato molto gli allevamenti, proprio per un certo disagio che mi provocavano. Devo dire invece che questa esperienza, per quanto non mi abbia fatto ripensare le mie scelte, mi ha reso più laica rispetto ad alcuni aspetti della questione. Ho avuto modo di parlare con allevatori che si impegnano nel proprio lavoro con grande coscienza, partendo da un pioniere del settore come Sergio Capaldo de La Granda, che mi hanno aiutato a comprendere come anche in questo caso le cose siano più complesse di quanto spesso siamo portati a pensare».

Dal primo saltiamo all'ultimo capitolo di Nati Sostenibili, affidato alla sensibilità e alla scrittura limpida di Sonia Gioia, che tocca il tema più delicato e doloroso, dovendo parlare di coltivazioni di pomodori, di sfruttamento del lavoro stagionale e di caporalato. Gioia ci porta a Rignano Garganico, che prima definisce nel libro "paese presepio che se ne sta fieramente arroccato su una delle vette del promontorio garganico", e poco dopo spiega come "a fare la fama di Rignano Garganico da una manciata d'anni è il ghetto. Anzi, il Gran ghetto. E' quello che guadagna al paesello fatato una lunta teoria di pagine di cronaca, nera". 

«Ho chiesto a Sonia di scrivere questo capitolo - spiega ancora Sara Porro - anche pensando alla sua scrittura, alla sua capacità di affrontare certi argomenti con delicatezza, rifuggendo dalla retorica. La storia che racconta è quella di un'azienda che produce broccoli d'inverno e pomodori d'estate, riuscendo a creare una filiera anti-caporalato, certificata dal bollino No Cap, coinvolgendo direttamente gli stessi braccianti nel lavoro dell'azienda».

Oltre a sottolineare il lavoro intelligente e attento di Sara Porro e degli altri autori che hanno collaborato con lei alla realizzazione di Nati Sostenibili - Storie dalla campagna italiana tra scienza e coscienza, vale la pena di menzionare la scelta di devolvere le royalties del libro alla Fondazione Umberto Veronesi, per il sostegno dei progetti di ricerca e divulgazione scientifica. 


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